La Borraccia n.152

L’ACQUA

Tutto è vita, anche la morte. Infatti Gesù è morto per darci la vita: ecco perché la morte non ti deve spaventare.
(Gigi Zappulla, giovane morto in concetto di santità nel 1982 – Diario personale, giorno 7 gennaio 1982)

I SORSI

1

Cari pellegrini, la terra sporca, anche se non è bagnata o inumidita, toccandola, lascia sempre qualcosa tra le mani. A vederla, poi, non è certo uno spettacolo: è terra e basta.

2

Eppure la terra occorre perché nasca qualcosa di utile, per esempio l’insalata dell’orto; o qualcosa di bello, come può essere un fiore dai colori sgargianti. Senza la terra, niente insalata e niente fiore, niente utilità e niente bellezza.

3

Gigi Zappulla è stato un giovane che già era vicino a Dio quando seppe di avere una brutta malattia che non gli avrebbe dato speranza di guarigione. Ma non si disperò. Anzi. Approfittò della prova per unirsi ancora più al Signore sposando totalmente la Sua Volontà. Ha lasciato un Diario con bellissime frasi fra cui quella che abbiamo scelto come acqua di questa borraccia. Tra parentesi: vi è anche un’altra borraccia con sue parole.

4

Gigi dice che nel Cristianesimo c’è una bellezza unica: il fatto che Dio, tra tanti paradossi, sia riuscito a far sì che la vita nascesse attraverso la morte.

5

Dio non solo si è fatto veramente uomo (e già questa è una verità umanamente inimmaginabile), ma è arrivato finanche a far sì che dal male si potesse generare il bene, dalla morte si generasse la vita. Gigi scrive che Dio è riuscito a fare della morte la vita. Scrive esplicitamente così: “Tutto è vita, anche la morte.”

6

Ecco perché, cari pellegrini, abbiamo aperto con un’immagine (certamente banale, ma vera) di un fiore che sta nascendo dalla nuda e sporca terra.

7

La terra, se si tocca, impiastriccia le dita. Il fiore, se si tiene tra le dita, abbellisce la mano. Così anche la malattia che conduce alla morte: dà fastidio, indebolisce il fisico, lo rende bisognoso di cure, con essa non si riesce a fare da soli ciò che si riusciva a fare; ma, se offerta a Dio, la malattia diventa un fiore che adorna la propria vita, un dono meraviglioso da porre nel cammino di Redenzione che ha operato e che opera Gesù.

8

Cari pellegrini, quando l’annuncio cristiano era quello vero, quando non ci si vergognava della Croce, questo si chiamava “sofferenza vicaria”: offrire le proprie sofferenze per completare le sofferenza di Cristo. Come dice San Paolo: “(…) completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.” (Colossesi 1,24)

Al Signore Gesù

Signore, io ti offro tutto.
Ti offro le mie gioie.
Ti offro le mie sofferenze.
La mia vita vuole essere un fiore a Te donato.
Decidi Tu come curarlo, come farlo crescere, come strapparlo a Te.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, Tu sei il fiore più bello del Paradiso.
Anch’io voglio essere un fiore del Paradiso: certamente piccolo, insignificante, ma voglio anch’io abbellire il Giardino del Re.
Ecco perché desidero stare sempre a fianco a Te, perché solo con Te potrò riuscire in questo.
Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

Be the first to comment on "La Borraccia n.152"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*