1400 dipendenti come bruscolini… dopo la globalizzazione, la digitalizzazione

Nike punta sull’online e taglia 1.400 dipendenti. Il piano dell’ad Parker prevede di implementare l’e-commerce in 12 città. Tra cui anche Milano. Dipendenti come bruscolini… dopo la globalizzazione, la digitalizzazione. Insomma, sono sempre più evidenti i guasti di un’economia autoreferenziale e svincolata da qualsiasi giudizio morale.

Riportiamo da ilgiornale.it, a firma di Maddalena Camera

Il maggior produttore di scarpe sportive al mondo si ristruttura. Dopo una trimestrale sotto le attese l’ad Mark Parker ha deciso di ridurre la forza lavoro del 2% a livello mondiale.

Ci saranno 1.400 licenziamenti su oltre 77mila dipendenti, ma al contempo l’obiettivo è di servire meglio i suoi clienti in 12 città di 10 paesi. Può forse sembrare un paradosso ma, secondo gli osservatori, la strada era obbligata per riportare in auge l’azione. Nike infatti è sempre più pressata dai concorrenti. La tedesca Adidas, che ha rinnovato gli sforzi nel mercato Usa assoldando celebrities come Pharrell Williams e Rita Ora e i concorrenti di Under Armour. Un brand cresciuto molto a partire dal 2013 quando ha «scippato» la star della Nba Stephen Curry a Nike. Il risultato è stato un crollo delle vendite nelle scarpe da basket a favore dei rivali.

L’iniziativa è dunque pensata per focalizzarsi sui consumatori snellendo l’organizzazione ed abbassando i costi. Certo il web farà la parte del leone. La strategia contempla infatti la creazione di una struttura di e-commerce che permetta la consegna veloce dei prodotti. La società ha anche in programma di semplificare l’organizzazione passando da sei a quattro zone geografiche. Mentre le città dove Nike ha deciso di puntare tutto sono New York, Londra, Shanghai, Pechino, Los Angeles, Tokyo, Parigi, Berlino, Città del Messico, Barcellona e Seul. Ma anche l’Italia: Milano completa questa rosa che dovrebbe fornire a Nike l’80% del suo progetto di crescita al 2020. Un piano ambizioso per rilanciare le vendite. Eppure il terzo trimestre (il prossimo lo comunicherà il 29 giugno) aveva visto i ricavi crescere del 5% a 8,4 miliardi di dollari e l’utile per azione salire del 24% a 0,68 dollari. Mentre il fatturato annuo supera i 30 miliardi di dollari con un utile netto pari 3,5 miliardi. Questo permette a Nike una notevole potenza di fuoco sul fronte delle sponsorizzazioni sopratutto nel calcio con le nazionali di Brasile, Inghilterra, Francia, Olanda, Portogallo. Dalla prossima stagione anche il Chelsea sarà sponsorizzato da Nike con un contratto da 75 milioni di euro all’anno per 10 anni. Tra i supercampioni c’è Cristiano Ronaldo che incassa ben 14 milioni all’anno. Ma ciò che più conta è che gli scarpini da calcio dei supercampioni Nike sono prodotti in Italia, a Montebelluna, dove c’è una fabbrica particolare che produce manualmente pochissime paia al giorno. E anche Montebelluna potrebbe rientrare nell’ottica del nuovo corso Nike che punta tutto sull’attenzione al cliente.

Gli analisti ritengono che il piano dell’ad Parker sia molto ambizioso e anche inaspettato. Tanto che il primo impatto con il mercato non è stato favorevole con l’azione Nike scesa ieri del 2,5%.

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