19 febbraio: San Corrado Confalonieri: l’importanza di un turbamento di coscienza!

Selezionato da: santiebeati.it – Autore: Gaetano Malandrino

Nato nel 1290; morto tra il 1351 ed il 1354; il suo culto fu approvato con il titolo di Santo dal Papa Paolo III. Di nobile origine, Corrado amò i divertimenti e la vita di corte.

Un giorno su ordine di Corrado, i servi appiccarono il fuoco al sottobosco per stanare una preda che il loro signore desiderava uccidere. Il fuoco divampò e ben presto investì l’intera zona danneggiando anche diverse case. Incapaci di arginare il fuoco, Corrado e i servi tornarono a casa e non proferirono parola su ciò che era accaduto. Un pover’uomo che si trovava in quelle zone a fare legna, fu accusato ingiustamente di aver appiccato il fuoco e fu condannato a morte. La coscienza di Corrado si turbò e, preso dal rimorso, confessò di essere il responsabile di ciò che era accaduto. Dovette pagare ingenti danni e, quindi, lui e la moglie s’impoverirono.

Eppure ciò che era accaduto era stato provvidenziale. Corrado e la moglie capirono che Dio li stava chiamando ad un’altra vita. La coppia vendette quel poco ch’era rimasto donando il ricavato ai poveri e i due sposi abbracciarono l’ideale francescano e divennero religiosi.

Corrado si ritirò in eremitaggio, vivendo con grande austerità il resto della sua vita.

Vagò per tanto tempo in solitudine e si trasferì in varie località, finché approdò nell’isola di Malta, dove ancora esiste la grotta chiamata “di San Corrado”. Dall’isola di Malta, ripreso il mare, giunse al porto di Palazzolo e da qui a Noto Antica. Fino a quando arrivò nel Val di Noto, dove passò trent’anni della propria vita. Qui gran parte della sua attività la trascorse al servizio dei malati presso l’Ospedale di San Martino a Noto Antica, ma poi, vista la crescente fama di santità ed il continuo numero di visitatori, decise di allontanarsi dalla città; passando gli anni restanti in eremitaggio insieme ad un altro monaco anacoreta oggi santo: Guglielmo Buccheri (nobile del luogo).

Quì le sue preghiere rivolte a salvare gli uomini perduti, ad implorare grazie per i disastri, a soccorrere gli ammalati furono ascoltate da Dio ed a migliaia giungevano a lui,da tutto il Vallo. Numerosi furono i miracoli attribuiti alla sua intercessione. Uno dei più i importanti fu quello che toccò al Vescovo di Siracusa. Durante i suoi viaggi per la Diocesi, il prelato decise di fare visita all’eremitaggio (siamo alla fine della vita terrena di Corrado), gli attendenti del Vescovo stavano preparando le provvigioni per il ritorno, quando il Vescovo, sorridendo, chiese a Corrado se avesse avuto qualcosa da offrire ai suoi ospiti. Corrado replicò che sarebbe andato a vedere nella sua cella; tornò portando due pani appena sfornati, che il prelato accettò come miracolo! Corrado ricambiò la visita del vescovo, confessandolo, ed al ritorno lungo la strada fu circondato da uccelli cinguettanti che lo scortarono fino a Noto. Corrado morì mentre era in preghiera, il 19 Febbraio 1351, ed alla sua morte tutte le campane delle chiese netine per miracolo suonarono a festa.

Fu seppellito nella chiesa normanna di San Nicolò, dove la sua tomba fu contesa tra le popolazioni di Noto e di Avola. Quasi immediatamente fu avviato il processo canonico di beatificazione, che si concluse molto tempo dopo con il Breve di Papa Leone X (12 luglio 1515), istituendone ufficialmente il culto, già presente da secoli.

 Nei secoli le sue virtù taumaturgiche furono implorate ed invocate contro l’ernia.

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