23 aprile – San Giorgio (Martire)

Il Martire

San Giorgio ci viene presentato oggi come il valoroso campione di Cristo risorto. La Chiesa Orientale, che lo chiama il grande Martire, di buon’ora ne trasmise il culto a quella Occidentale, ed i Cavalieri cristiani lo venerarono quale uno dei più amati Patroni.

La Chiesa non legge, nell’Officio del Mattutino, la Leggenda su san Giorgio, ma semplicemente un brano di san Cipriano sulle lotte dei Martiri. E infatti, il decreto sui libri apocrifi attribuito al Papa san Gelasio menziona tra i non accolti gli Atti di san Giorgio, redatti da un autore eretico. Più recentemente si sono trovati altri Atti scritti in greco, ai quali in principio si era creduto di poter dare maggiore credito, ma che poi sono stati ugualmente riconosciuti come privi di qualsiasi attendibilità.

Nondimeno si può affermare che san Giorgio soffrì per la sua fede prima dell’avvento di Costantino, a Lidda, in Palestina, verso l’anno 303. Il suo martirio ci viene attestato dal culto che gli fu reso almeno fin dal secolo V.

Il culto

Cominciò in Oriente. La piccola città, dove egli patì, venne chiamata la città di san Giorgio ed una Basilica vi fu innalzata in onore suo. Musulmani e cristiani credono che le sue reliquie siano ancora nella cripta sotto l’altare. L’Egitto gli dedicò quaranta Chiese e tre monasteri. Nella Gallia, il re Clodoveo, morto nel 512, costruì un convento, dedicandolo a san Giorgio; e san Germano di Parigi (+576) propagò molto il suo culto nella Francia.

Santa Clotilde aveva una devozione speciale per il Martire, e gli dedicò la Chiesa della sua amata abbadia di Chelles. La devozione divenne anche più forte all’epoca delle Crociate, quando i nostri cavalieri furono testimoni della venerazione che gli Orientali avevano verso san Giorgio, e intesero raccontare cose meravigliose e proposito della sua protezione durante i combattimenti. Gli storici bizantini ne riportano notevoli episodi, ed i crociati, a loro volta, non tardarono a constatare gli effetti della fiducia che avevano posto nel soccorso di questo potente condottiero delle armate cristiane. La repubblica di Genova si mise sotto il suo patrocinio e quella di Venezia lo venerò, dopo san Marco, come suo speciale protettore. Ma nessuna provincia del mondo cattolico sorpassò l’Inghilterra nell’ossequio reso a questo santo. Non solo un concilio nazionale, tenuto ad Oxford nel 1222, ordinò che la festa del grande Martire fosse di precetto in tutta l’Inghilterra; non solo il culto del valoroso soldato di Cristo fu professato nella grande isola britannica dai primi re Normanni; ma si è in grado di assicurare, attenendosi ai monumenti anteriori all’invasione di Guglielmo il Conquistatore, che la venerazione particolare degli Inglesi verso san Giorgio, quale loro speciale protettore, gli era tributata fin dal IX e X secolo. Edoardo III non fece che esprimere il sentimento della nazione verso questo celeste guerriero, quando pose sotto il suo patronato l’Ordine insigne della Giarrettiera che istituì nel 1330. Dobbiamo anche menzionare l’Ordine militare di san Giorgio che Federico III, nel 1408, stabilì in Germania.

Iconografia

Si rappresenta san Giorgio nell’atto di atterrare un drago, mentre libera, con questo gesto di coraggio, una principessa che il mostro stava per divorare. Questa scena, da cui l’arte cattolica ha saputo trarre gran partito, è semplicemente simbolica, ispirata dai monumenti dell’iconografia bizantina. Significa la vittoria che san Giorgio riportò sul demonio, confessando generosamente la fede; e la principessa raffigura Alessandra, che la costanza del Martire avrebbe conquistato alla religione cristiana. Ne gli atti di san Giorgio ne gli inni della liturgia greca fanno menzione del drago, che avrebbe combattuto il martire, né della principessa che sarebbe stata da lui liberata da tale pericolo temporale. Questa storia fantastica non si è divulgata che nell’Occidente a cominciare dal XIV secolo, ed ha la sua origine di una interpretazione troppo materiale dei tipi che i Greci consacrarono a san Giorgio e che si introdussero nelle nostre Chiese quando incominciarono le Crociate.

Preghiera per la milizia temporale

O Giorgio! tu sei l’onore della milizia cristiana. Il servizio di un principe della terra non ti ha fatto dimenticare ciò che dovevi al re del cielo. Tu hai versato il sangue per la fede di Cristo, ed a sua volta Cristo ti ha fatto capo e condottiero delle armate cristiane. Sii il loro sostegno di fronte alle schiere nemiche, e assicura la vittoria ai difensori della giusta causa. Proteggili sotto le pieghe del tuo stendardo, ricoprili col tuo scudo, e spargi il terrore davanti a loro. Il Signore è il Dio degli eserciti, e la guerra entra spesso nei piani della Provvidenza, ora per un fine di giustizia, ora per quello di misericordia. Comandanti e soldati hanno bisogno dell’aiuto celeste. Muovendo guerra, sembrano spesso compiere un’opera umana, mentre, in realtà, eseguono quella di Dio. È per questo motivo ch’essi sono più disposti degli altri uomini a sentimenti di generosità, e che il loro cuore è più religioso. Il sacrificio, il pericolo, li elevano al di sopra di loro stessi: infatti i soldati occupano una gran parte nelle gloriose liste dei Martiri.

… per la milizia spirituale

Ma la milizia della terra non è sola a lottare quaggiù: ve ne è un’altra, nella quale sono arruolati tutti i fedeli di Cristo. San Paolo, parlando di essi, ha detto: “Anche il lottatore non ottiene la corona se non ha lottato secondo le regole” (2Tm 2,5). Ascoltando le esortazioni che ci rivolge il medesimo Apostolo, dovremo dunque ben prepararci alle lotte di questo mondo. Egli ci dice: “Prendete l’armatura di Dio onde possiate tenere fronte nel giorno cattivo, e, dopo avere riportato una piena vittoria, restare saldi in piedi. State quindi pronti, cinti i fianchi con la verità, rivestiti della corazza della giustizia, e calzati i piedi con la alacrità, che dà il Vangelo di Pace. Di più, impugnate lo scudo della fede, col quale potrete estinguere i dardi infuocati del maligno; prendete l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Ef 6,13-17).

Noi perciò siamo guerrieri come te! Il nostro divin Capo risuscitato, vuole passare in rivista il suo esercito prima di salire al cielo: presentaci a Lui! Ci ha ammesso tra i ranghi della sua guardia, nonostante le nostre passate infedeltà: sta a noi, adesso, di renderci degni di un tale onore. Possediamo il pegno della vittoria nella santa Eucaristia: come potremmo allora lasciarci vincere? Veglia su noi, coraggioso guerriero! Che le tue preghiere ci aiutino, mentre i tuoi esempi c’incoraggeranno a marciare contro Satana, come tu hai fatto. Per lui è temibile ogni parte della nostra armatura, preparata per noi dallo stesso Gesù che l’ha bagnata del suo sangue: fortifica il nostro coraggio, affinché possiamo, come te, presentargliela intatta nel giorno in cui c’inviterà al riposo eterno.

… per tutta la cristianità

Tutta la cristianità ha bisogno che ti ricordi dell’ossequio che essa ti prodigò per il passato. L’antica devozione verso di te si è purtroppo indebolita, e per molti cristiani la tua festa passa inosservata. Non te ne irritare, o Martire santo; imita il tuo Maestro che fa sorgere il sole per i buoni e per i cattivi; abbi pietà del mondo, in seno al quale è stato seminato l’errore, e che in questo momento si agita in convulsioni così terribili. Considera con un sentimento di compassione l’Inghilterra che il drago infernale ha sedotto; riscatta finalmente “l’Isola dei Santi” dal suo giogo ignominioso. I suoi antenati te lo domandano dal cielo, potente guerriero! I loro figliuoli te ne supplicano dalla terra. È in nome di Gesù risorto, che tutti ti scongiuriamo di aiutare la redenzione di un popolo che fu tuo.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 558-562

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