23 gennaio – San Raimondo di Pegnafort

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  364-366

 Dopo Ilario, Paolo, Mauro e Antonio, risplende oggi Raimondo di Pegnafort, una delle glorie dell’Ordine di san Domenico e della Chiesa nel XIII secolo.

Secondo le parole dei profeti, il Messia è venuto per essere il nostro Legislatore; è egli stesso la Legge. Le sue parole saranno la regola degli uomini, e lascerà alla sua Chiesa il potere della legislazione, affinché possa guidare gli uomini nella santità e nella giustizia, fino all’eternità. La sapienza dell’Emmanuele presiede alla disciplina canonica, come la sua verità all’insegnamento della fede. Ma la Chiesa, nella disposizione delle sue leggi, chiede l’aiuto degli uomini che le sembrano unire nel più alto grado la scienza del Diritto e l’integrità della morale.

San Raimondo di Pegnafort ha l’onore di aver usato la penna per la redazione del codice canonico. Fu lui che nel 1234 compilò, per ordine di Gregorio IX, i cinque libri delle Decretali [1].

Discepolo di Colui che è disceso dal cielo nel seno d’una Vergine per salvare i peccatori, chiamandoli al perdono, Raimondo ha meritato di essere chiamato dalla Chiesa l’insigne Ministro del Sacramento della Penitenza. È il primo che abbia raccolto in un corpo di dottrine i precetti della morale cristiana, che servono a determinare i doveri del confessore nei riguardi dei peccatori che vengono a manifestargli i loro peccati. La Somma dei Casi Penitenziali ha aperto la serie di quelle importanti opere nelle quali sottili e virtuosi dottori hanno cercato di precisare i diritti della legge e gli obblighi dell’uomo, per istruire il sacerdote nell’arte di discernere – come dice la Sacra Scrittura – la lebbra di tra la lebbra (Dt 17,8).

Infine, quando la gloriosa Madre di Dio, che è anche la Madre degli uomini, suscitò per mettere in atto la Redenzione degli schiavi il generoso Pier Nolasco che vedremo giungere fra qualche giorno alla culla del Redentore, Raimondo fu il valido strumento di quella grande opera di misericordia, e non invano l’Ordine della Mercede lo considera come uno dei suoi fondatori e tante migliaia di prigionieri, liberati dalla servitù musulmana, l’hanno onorato come uno dei principali fautori della loro libertà.

VITA

San Raimondo nacque a Barcellona, dalla nobile famiglia di Pegnafort. Insegnò lettere a Barcellona, e quindi andò a studiare diritto a Bologna. Tornò alla città natale dove risplendette per le sue eminenti virtù, e soprattutto per il suo culto verso la Santissima Vergine Maria.

A 45 anni fece la professione nell’ordine di san Domenico. Insieme con san Pier Nolasco fondò l’ordine della Madonna della Mercede per la Redenzione degli schiavi.

Chiamato a Roma da Gregorio IX, divenne il suo Cappellano e confessore, e redasse le Decretali. Fu celebre per i suoi miracoli e morì, quasi centenario, il 7 gennaio 1275. La sua tomba si trova a Barcellona. Clemente VIII lo iscrisse nel numero dei Santi.

Fedele dispensatore del Mistero della riconciliazione, tu hai attinto nel seno del Dio incarnato la carità che ha fatto del tuo cuore l’asilo dei peccatori. Hai amato gli uomini; e le necessità del loro corpo, come quelle delle loro anime, sono state l’oggetto della tua sollecitudine. Illuminato dai raggi del Sole di giustizia, ci hai aiutati a distinguere il bene dal male, ci hai date le norme per riconoscere le piaghe delle anime nostre, mentre Roma ammira la tua scienza nelle leggi, e si vanta di aver ricevuto dalle tue mani il sacro Codice che per lungo tempo ha governato le Chiese.

Ridesta nei nostri cuori, o Raimondo, quella sincera compunzione che è la condizione del perdono nel Sacramento della Penitenza. Facci comprendere la gravità del peccato mortale che ci separa da Dio per l’eternità e i pericoli del peccato veniale che dispone l’anima tiepida al peccato mortale. Ottienici uomini pieni di carità e di scienza, atti ad esercitare il sublime ministero che opera la guarigione delle anime. Difendili dal duplice pericolo d’un rigorismo senza speranza e d’un lassismo perverso. Rianima presso di noi la vera scienza del Diritto ecclesiastico, senza la quale la casa del Signore diventerebbe presto il regno del disordine e dell’anarchia. Tu che avesti un cuore così tenero per i prigionieri, consola tutti coloro che languiscono nelle catene o nell’esilio; affretta la loro liberazione; e riscatta noi tutti dai legami del peccato, che trattengono troppo spesso le anime di quelli stessi che sono liberi nel corpo.

O Raimondo, tu fosti il confidente del cuore della nostra misericordiosa Regina Maria, che ti associò alla sua opera per la liberazione degli schiavi. Tu sei potente su quel cuore che forma la nostra speranza presso quello di Gesù. Presentagli i nostri omaggi. Chiedi per noi all’incomparabile Madre di Dio la grazia che possiamo amare sempre il celeste Bambino che essa tiene fra le braccia. Che si degni anche, per le tue preghiere, di essere la nostra stella nel mare di questo mondo, ancora più burrascoso di quello di cui tu hai sfidato le onde sul tuo miracoloso mantello.

Ricordati anche della Spagna, che fu la tua patria, e in seno alla quale hai compiuto tante opere sante. Proteggi l’ordine dei frati Predicatori, di cui hai onorato l’abito e la regola. Tu l’hai governato con sapienza sulla terra; amalo sempre paternamente nel cielo. Che esso rifiorisca in tutta la Chiesa, e produca, come negli antichi giorni, quei frutti di santità e di scienza che ne hanno fatto una delle prime glorie della Chiesa di Gesù Cristo.

* * *

Non sono ancora passati tre giorni dal martirio di sant’Agnese e la Liturgia, fedele nell’accogliere tutte le tradizioni, ci richiama alla sua tomba. Ecco che la Vergine Emerenziana, amica e sorella di latte della nostra tredicenne eroina, va a pregare e a piangere sul luogo dove riposa colei che le è stata così presto e così crudelmente rapita. Emerenziana non è ancora rigenerata nelle acque del Battesimo, segue ancora le istruzioni del catecumenato, ma il suo cuore appartiene già a Cristo per la fede e il desidero.

Mentre la giovinetta effonde il suo cordoglio e la sua ammirazione sulla tomba d’Agnese, giungono alcuni pagani. Deridono il suo dolore, e intendono impedire gli omaggi resi alla loro vittima. È allora che Emerenziana, bruciante per il desiderio di unirsi a Cristo e di essere presto fra le braccia della sua dolce sorella, si volge verso di essi e confessando Gesù Cristo e maledicendo gli idoli, li apostrofa per la loro atroce crudeltà di cui è stata vittima l’innocente Agnese.

La ferocia pagana si scatena allora nei cuori di quegli uomini asserviti al culto di Satana, e la giovinetta ha appena finito di parlare che cade sul sepolcro dell’amica, abbattuta dalle pietre mortali di coloro che ha osato sfidare. Battezzata nel proprio sangue, Emerenziana lascia sulla terra le sue sanguinanti spoglie, e la sua anima vola al seno dell’Emmanuele, nel gaudio eterno dei divini abbracci e nella dolce presenza di Agnese.


[1] Il nome di san Raimondo è associato per sempre alla gloria di quell’opera che ha costituito la base della disciplina fino alla promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico fatta da Benedetto XV nel 1918.

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