24 gennaio – San Timoteo, vescovo e martire

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  369-370

Nella vigilia del giorno in cui renderemo grazie a Dio per la conversione dell’Apostolo delle Genti, celebriamo la festa del suo più caro discepolo. Timoteo, il compagno di Paolo, l’amico a cui grande Apostolo scrisse la sua ultima lettera, poco tempo prima di versare il proprio sangue per Gesù Cristo, viene ad attendere il maestro alla culla dell’Emmanuele. Vi trova già Giovanni il Preletto, col quale condivise le sollecitudini per la Chiesa di Efeso, si compiace con Stefano e gli altri Martiri che ve l’hanno preceduto, infine, porge alla Vergine Maria gli omaggi della Cristianità d’Efeso, che essa ha santificato con la sua presenza. Questa città divide con Gerusalemme la gloria di aver posseduto colei che non fu soltanto, come gli Apostoli, il testimone della salvezza umana, ma nella sua qualità di Madre di Dio, lo strumento stesso.

Leggiamo ora negli Uffici della Chiesa il breve racconto dei suoi atti.

VITA

Timoteo, nato a Listri, in Licaonia, da padre Gentile e da madre Giudea, praticava già la religione cristiana quando san Paolo venne in quelle regioni. Questi, colpito dalla fama che spargeva la santità di Timoteo, lo prese come compagno dei suoi viaggi; ma, a causa dei Giudei convertiti, i quali sapevano come il padre di Timoteo fosse pagano, lo fece circoncidere. Giunti entrambi ad Efeso, l’Apostolo lo ordinò Vescovo, perché governasse quella Chiesa. Paolo gli scrisse due Epistole, una da Laodicea e l’altra Roma, per dirigerlo nell’esercizio del suo compito pastorale. Timoteo non poteva sopportare che si offrisse agli idoli il sacrificio che è dovuto a Dio solo. Un giorno che gli abitanti di Efeso immolavano vittime a Diana in una delle sue feste, cercò di stornarli da quella empietà, ma essi lo lapidarono. I cristiani lo raccolsero quasi morto, e lo portarono su una montagna vicina alla città, dove spirò nel Signore il nove delle calende di febbraio [1].

Noi onoriamo in te, o santo Vescovo, uno dei primi anelli che ci legano a Cristo; tu ci appari tutto illuminato dai colloqui del tuo maestro. Inondato ora dalla luce eterna, contempli senza nube il Sole di giustizia. Sii propizio a noi che ci limitiamo a intravvederlo attraverso i veli della sua umiltà; ottienici almeno di amarlo affinché possiamo meritare di vederlo un giorno nella sua gloria. Per alleviare il peso del tuo corpo, tu sottomettevi i sensi a una penitenza rigorosa che Paolo ti esortava ad addolcire: aiutaci a sottomettere la carne allo Spirito. La Chiesa rilegge senza posa i consigli che l’Apostolo diede a te, e in te a tutti i pastori, per la scelta e la direzione dei membri del clero; dacci dei Vescovi, dei Sacerdoti e dei Diaconi adorni di tutte le qualità che egli esige nei dispensatori dei Misteri di Dio. Infine, tu che sei salito al cielo con l’aureola del martirio, porgi una mano soccorritrice a noi, oscuri combattenti, affinché possiamo elevarci fino alla dimora in cui l’Emmanuele riceve e incorona i suoi eletti per l’eternità.


[1] Gli Atti di san Timoteo, scritti dallo pseudo-Policarpo, dicono che egli sarebbe stato lapidato in Efeso nell’anno 95 o 96. La sua tomba è venerata nella chiesa degli Apostoli a Costantinopoli.

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