24 ottobre – Mese del Rosario …il Rosario: un brillante in mano

da Il santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli

Che cosa ci vuole per recitare bene il Santo Rosario? Buona volontà e amore.

Questo basta e supplisce a qualsiasi altra dote. Dove c’è buona volontà e amore, il Rosario è ben detto, nonostante l’eventuale difetto di cultura o di dottrina, di fervore o di progresso spirituale.

Il beato Giordano di Sassonia un giorno sentì chiedersi da un povero analfabeta: “Sai dirmi, padre, se il ‘Padre nostro’ ha lo stesso valore sulle labbra di un sacerdote e sulle nostre, considerando che il sacerdote intende il valore delle parole che pronuncia, mentre noi comprendiamo molto poco?”

Il beato Giordano rispose: “E che? Forse un brillante non ha lo stesso valore, qualunque sia la mano che lo porta?”

Questa sapiente risposta del beato Giordano vale anche per il Rosario. Avvertiti o meno, la bellezza e il valore del Rosario rimangono intatti a lode di Maria Santissima e a beneficio dell’anima che piamente lo recita. Il contadino illetterato o il dotto teologo, la mamma di famiglia o il sacerdote nulla vi aggiungono se non il loro impegno d’amore alla Madonna.

Purché ci sia buona volontà e amore, il Rosario resta sempre “l’orazione più cara a Maria.” (Bartolo Longo)Non si richiedono né il trasporto sensibile né il gusto della recita. E’ necessario solo disporsi a recitarlo bene, come un atto di amore che non perde, ma aumenta di valore, se compiuto con sforzo e sacrificio.

Ora parliamo con la Madonna buona“: così diceva il Servo di Dio padre Anselmo Treves ai presenti, prima di iniziare il Rosario. Così dobbiamo disporre la nostra anima alla recita del Rosario.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 

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