25 dicembre – Messa di Natale della mezzanotte (liturgia della festa)

È tempo, ora, di offrire il grande Sacrificio, e di chiamare l’Emmanuele: egli solo può soddisfare degnamente verso il Padre suo il debito di riconoscenza del genere umano. Sul nostro altare, come nel Presepio, egli intercederà per noi; ci avvicineremo a lui con amore, ed egli si donerà a noi.

Ma tale è la grandezza del Mistero di questo giorno, che la Chiesa non si limiterà ad offrire un solo Sacrificio. L’arrivo di un dono così prezioso e così lungamente atteso merita di essere riconosciuto con nuovi omaggi. Dio Padre da il proprio Figlio alla terra; lo Spirito d’amore opera questa meraviglia. È giusto che la terra ricambi alla gloriosa Trinità l’omaggio d’un tale Sacrificio [1].

Inoltre, Colui che nasce oggi non si è forse manifestato in tre Nascite? Egli nasce, questa notte, dalla Vergine benedetta; nascerà, con la sua grazia, nei cuori dei pastori che sono le primizie di tutta la cristianità; nascerà eternamente dal seno del Padre suo, nello splendore dei Santi: questa triplice nascita deve essere onorata con un triplice omaggio.

La prima Messa onora la Nascita secondo la carne. Le tre Nascite sono altrettante effusioni della luce divina; orbene, ecco l’ora in cui il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce, e in cui il giorno si è levato su quelli che abitavano nelle tenebre e nell’ombra di morte. Fuori del sacro tempio che ci raccoglie, la notte è profonda: notte materiale per la mancanza del sole; notte spirituale, a causa dei peccati degli uomini che dormono nella lontananza di Dio, o vegliano per il peccato. A Betlemme, attorno alla stalla e nella città, è buio; e gli uomini che non hanno trovato posto per l’ospite divino, riposano in una vile pace; ma non saranno risvegliati affatto dal concerto degli Angeli.

Ed ecco che a mezzanotte, la Vergine ha sentito che è giunto il momento supremo. Il suo cuore materno è d’un tratto inondato da delizie mai fino allora conosciute; si fonde nell’estasi dell’amore. D’improvviso, varcando con la sua onnipotenza le barriere del seno materno, come penetrerà un giorno la pietra del sepolcro, il Figlio di Dio, Figlio di Maria, appare disteso sul suolo sotto gli occhi della madre, verso la quale tende le braccia. Il raggio del sole non traversa più velocemente il puro cristallo che non potrebbe fermarlo. La Vergine Madre adora il Figlio divino che le sorride, non osa stringerselo al cuore, lo avvolge nelle fasce che ha preparate, lo pone nella mangiatoia. Il fedele Giuseppe adora insieme con lei; i santi Angeli, secondo la profezie di Davide, rendono i loro profondi omaggi al Creatore, in quel momento del suo ingresso sulla terra. Il cielo è aperto sopra la stalla, e i primi voti del Dio neonato salgono verso il Padre dei secoli; le sue prime grida, i suoi dolci vagiti giungono all’orecchio di Dio offeso, e preparano già la salvezza del mondo.

Nello stesso istante la bellezza del Sacrificio attira tutti gli sguardi dei fedeli verso l’altare. Il coro canta il cantico di entrata, l’Introito. È Dio stesso che parla; parla al suo Figliuolo che ha generato oggi. Invano le genti fremeranno nell’impazienza del suo giogo; questo bambino le domerà e regnerà perché è il Figlio di Dio.

Il Signore m’ha detto : Tu sei il mio Figliuolo ; oggi ti ho generato.

Il canto del Kyrie eleison fa da preludio all’Inno Angelico, che risuona presto con le sublimi parole: Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis! Uniamo le nostre voci e i nostri cuori all’ineffabile concerto della milizia celeste. Gloria a Dio, pace agli uomini! Gli Angeli, fratelli nostri, hanno intonato questo cantico; sono qui attorno all’altare, come attorno alla mangiatoia, e cantano la nostra felicità. Adorano la giustizia che non ha dato un redentore ai loro fratelli decaduti, e che ci manda per Liberatore il Figlio stesso di Dio. Glorificano l’abbassamento così pieno d’amore di colui che ha fatto l’Angelo e l’uomo, e che si china verso ciò che vi è di più debole. Ci prestano le loro voci per rendere grazie a Colui che, mediante un così dolce e così potente mistero, chiama noi, umili creature, a occupare un giorno nei cori angelici i posti lasciati vuoti dalla caduta degli spiriti ribelli. Angeli e mortali, Chiesa del cielo e Chiesa della terra, cantiamo la gloria di Dio, la pace data agli uomini; e più il Figlio dell’Eterno si umilia per recarci beni così celesti, più ardentemente dobbiamo cantare in una sola voce: Solus Sanctus, solus Dominus, solus Altissimus, Iesu Christe! – Solo Santo, solo Signore, solo Altissimo, Gesù Cristo!

EPISTOLA (Tt 2,11-15)

Apparve la grazia di Dio nostro Salvatore a tutti gli uomini, e ci ha insegnato a rinunziare all’empietà ed ai mondani desideri, per vivere con temperanza e giustizia e pietà in questo mondo, attendendo la beata speranza, la manifestazione gloriosa del gran Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, il quale diede se stesso per noi, affine di riscattare da ogni iniquità e purificarsi un popolo tutto suo, zelatore di opere buone. Così parla ed esorta in Gesù Cristo Signor nostro.

È dunque finalmente apparso, nella sua grazia e nella sua misericordia, il Dio Salvatore, il solo che potesse sottrarci alle opere della morte, e ridarci la vita. Egli si mostra a tutti gli uomini, in questo stesso istante, nell’angusto sito della mangiatoia, e sotto le fasce dell’infanzia. Eccola, la beatitudine che aspettavamo dalla visita di un Dio sulla terra. Purifichiamo i nostri cuori, rendiamoli accetti agli occhi suoi: perché se è un bambino, l’Apostolo ci ha detto or ora che è anche il gran Dio, il Signore la cui nascita eterna è prima di ogni tempo. Cantiamo la sua gloria con i santi Angeli e con la santa Chiesa.

VANGELO (Lc 2,1-14)

In quel tempo uscì un editto di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Cirino era preside della Siria. E andavano tutti a farsi scrivere, ciascuno alla sua città. Anche Giuseppe andò da Nazaret di Galilea alla città di David, chiamata Betlem, in Giudea, essendo della casa e della famiglia di David, a dare il nome con Maria sua sposa che era incinta. E avvenne che mentre quivi si trovavano, per lei si compì il tempo del parto; e partorì il Figlio suo primogenito, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. Or nelle vicinanze v’erano dei pastori che stavano desti a far la guardia notturna al loro gregge. Ed ecco presentarsi ad essi un Angelo del Signore, e la luce di Dio rifulse su di loro, e sbigottirono dal gran timore. Ma l’Angelo disse loro: Non temete, ecco vi reco l’annunzio di una grande allegrezza che sarà per tutto il popolo: Oggi, nella città di David, vi è nato il Salvatore, che è Cristo, il Signore. E lo riconoscerete da questo: troverete un bambino avvolto in fasce, a giacere in una mangiatoia. E subito si raccolse intorno all’Angelo una schiera della milizia celeste che lodava Dio, dicendo: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Anche noi, o divino Bambino, uniamo le nostre voci a quelle degli Angeli, e cantiamo: Gloria a Dio, pace agli uomini. L’ineffabile racconto della tua nascita ci intenerisce il cuore e ci strappa le lacrime. Ti abbiamo accompagnato nel viaggio da Nazareth a Betlemme, abbiamo seguito tutti i passi di Maria e Giuseppe, durante la strada che hanno percorsa; abbiamo vegliato in questa santa notte, aspettando l’istante beato che ti mostra ai nostri sguardi. Sii lodato, o Gesù, per tanta misericordia; sii amato, per tanto amore! I nostri occhi non possono distaccarsi dalla mangiatoia beata che racchiude la nostra salvezza. Ti ci abbiamo riconosciuto quale ti hanno descritto alle nostre speranze i santi Profeti, di cui la tua Chiesa ci ha posto nuovamente sotto gli occhi, questa notte stessa, i divini oracoli. Tu sei il gran Dio, il Re pacifico, lo Sposo celeste delle anime nostre; sei la nostra Pace, il nostro Salvatore, il nostro Pane di vita. Che cosa ti offriremo in quest’ora, se non quella buona volontà che ci raccomandano i tuoi santi Angeli? Formala dunque in noi; nutrila, affinché meritiamo di diventare tuoi fratelli per la grazia, come lo siamo ormai per la natura umana. Ma tu fai ancora di più in questo mistero, o Verbo incarnato! Ci rendi in esso – come dice il Tuo Apostolo – partecipi di quella natura divina che il tuo abbassamento non ti ha fatto perdere. Nell’ordine della creazione, ci hai posti al disotto degli Angeli; nella tua incarnazione, ci fai eredi di Dio, e coeredi tuoi. Che i nostri peccati e le nostre debolezze non ci facciano dunque scendere dalle altezze alle quali ci elevi oggi.

Dopo il Vangelo, la Chiesa canta piena di esultanza il glorioso Simbolo della fede, nel quale sono narrati tutti i misteri dell’Uomo-Dio. Alle parole: Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine ET HOMO FACTUS EST, adorate profondamente il gran Dio che ha assunto la forma della sua creatura, e rendetegli con i vostri umili omaggi quella gloria di cui egli si è privato per voi. Nelle tre Messe di oggi, quando il coro è giunto a queste parole nel canto del Credo, il Sacerdote si alza dal seggio, e viene a render gloria, in ginocchio, ai piedi dell’altare. Unite in quell’istante le vostre adorazioni a quelle di tutta la Chiesa, rappresentata da colui che offre il Sacrificio.

PREGHIAMO

(Messa prima a mezzanotte). O Dio, che hai rischiarato questa sacratissima notte con gli splendori di Colui che è la vera luce, concedici di godere pienamente in cielo la luce che ora è velata nell’umanità di Cristo.


[1] Il Sacramentario gelasiano e quello gregoriano fanno menzione delle tre messe di Natale. Ma all’inizio del V secolo, non vi era che una sola messa, quella del giorno, che si celebrava a S. Pietro. L’istituzione della messa di mezzanotte data dalla fine del V secolo.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 125-128

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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