25 ottobre: Mese del Rosario …impariamo dai Santi

da Il Santo Rosario e i Santi di padre Stefano Maria Manelli

San Francesco di Sales raccomandava ai suoi numerosi figli spirituali il Rosario con grande affetto “in compagnia dell’Angelo Custode“.

San Paolo della Croce recitava il Rosario con tanta devozione che sembrava parlasse con la Madonna; e raccomandava con trasporto a tutti: “il Rosario si deve recitare con grande devozione perché si parla con la Santissima Vergine“.

Dell’angelico giocane san Stanislao Kostka è stato scritto che quando recitava il Rosario “in ginocchio dinanzi alla madre sua, commuoveva di meraviglia, con quel suo modo soave e pieno di fede con cui la invocava, si sarebbe detto che l’aveva realmente davanti a sé e la vedeva”.

San Vincenzo Pallotti voleva che il Rosario fosse recitato sempre con decoro, sia nelle Chiese che nella case, negli ospedali, per le strade. Una volta, un sacerdote recitava il Rosario troppo in fretta, il santo si avvicinò e gli disse con grazia: “Ma se qualcuno avesse un po’ d’appetito (spirituale), lei con la sua fretta gli impedirebbe di soddisfarlo.”

Santa Caterina Labouré colpiva chi la osservava recitare il Rosario, per l’intenso sguardo d’amore con cui fissava l’immagine della Madonna e per l’accento pacato e dolce con cui pronunciava le parole dell’Ave Maria.

Sant’Antonio Maria Claret fin da ragazzo recitava il Santo Rosario con trasporto vivissimo. Invogliava i suoi compagni di scuola, dirigeva lui la recita e “si avvicinava quanto più poteva alla balaustra dell’altare della Vergine, assumendo l’atteggiamento di un cherubino“.

Quando santa Bernadetta recitava il Rosario, i suoi “occhi neri, profondi e brillanti, diventavano celestiali. Contemplava la Vergine in spirito; sembrava ancora in estasi”. Lo stesso, dell’angelica martire Santa Maria Goretti è stato scritto che recitava il Rosario “con volto assorto quasi in visione di cielo“.

Anche san Pio X recitava il Rosario “meditandone i misteri, assorto e come assente alle cose della terra, pronunciando le Ave con tale accento che qualcuno ebbe a pensare se egli non vedesse in spirito la Purissima che invocava con sì infuocato amore“.

E chi non ricorda come recitava il Rosario alla Radio vaticana il papa Pio XII? Enunciava il mistero, qualche attimo di silenzio contemplativo, poi la recita scandita e amorosa del Padre nostro e dell’Ave Maria.

Infine, ricordiamo il beato Giuseppe Tovini, avvocato, sociologo, scrittore, padre di dieci figli, che recitava ogni sera il Rosario con la famiglia, in modo veramente edificante. La figlia carmelitana ci attesta che “pregava con le ginocchia piegate, appoggiate al sedile della sedia, con le mani giunte sopra il petto, la testa leggermente bassa oppure rivolta con amore e gran fervore verso l’immagine della Madonna.

Ma, in definitiva, chi potrà dire con qual trasporto d’amore e con quanta partecipazione interiore i Santi recitavano il Rosario? Beati loro!

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