Zingaretti e le donne… e perché non per tutti i generi possibili?

di Corrado Gnerre

Adesso il Partito Democratico corre ai ripari. Zingaretti sarebbe disposto a farsi affiancare da un vicesegretario donna. D’altronde l’imbarazzo che corre ai vertici del PD lo si può capire. Non lo si può giustificare, ma lo si può capire.

Diciamo prima di tutto perché non lo si può giustificare. Le quote rosa sono un’emerita idiozia. Un’idiozia peraltro offensiva nei confronti delle donne stesse. I posti si meritano, non certo si devono guadagnare grazie ad una sorta di polizza assicurativa. Ci saranno, infatti, motivi per cui alle donne riesca più difficile una certa scalata gerarchica.

Il primo motivo è il fatto che la donna, pur avendo ovviamente i talenti necessari, è meno portata al governo e alla dirigenza. Ciò perché il suo temperamento è meno predisposto a conservare la freddezza necessaria per decisioni immediate. A riguardo è interessante un documentario sul fallimento dell’ideologia di genere in Norvegia che pubblicammo tempo fa (clicca qui).

Il secondo motivo riguarda il fatto che il più grande ostacolo alle donne sono di solito le donne stesse. In consessi accade di frequente che le donne siano più portate al litigio tra loro. Nel genere femminile c’è molta più competizione che tra gli uomini. Se ricordo bene, all’indomani della sfida per le presidenziali francesi (si era nel 2007)  e della conseguente vittoria di Sarkozy su Segolen Royal, un intellettuale francese scrisse sulle colonne del Corriere della Sera che la Francia ancora non era matura per un Presidente donna. Il giorno dopo, sulle colonne dello stesso quotidiano, un altro intellettuale francese corresse e scrisse che, studiando l’andamento del voto, si capiva quanto fosse stato soprattutto l’elettorato femminile a non votare la Royal. E chi scrisse così non si limitò a questo. Aggiunse che molte donne francesi, anche di buona cultura, dovendo esprimere in un intervista-sondaggio un parere sulla Royal, avevano dato risposte del tipo: “Si crede bella, ma è brutta.”

Dicevamo: l’imbarazzo di Zinga e sodali si può capire. Si può capire perché il politicamente corretto è una brutta bestia. Una bestia ingorda che non smette mai di divorare. Ha sempre fame. Più mangia e più ha fame. Una volta che si riconosce che tutte le categorie avrebbero il diritto alle loro protezioni, è inevitabile che il limite a questa protezione diventa paradossalmente, ma logicamente, illimitato. Domani accadrà che la cosiddetta parità di genere non potrà essere più appannaggio esclusivo della distinzione binaria (come oggi si ama dire) tra uomo-donna. Con i trans come ci si regolerà? Perché non assicurare dei posti anche a loro? Ma non solo i trans… anche gli altri generi possibili, che, una volta fatta saltare la logica naturale, possono essere potenzialmente infiniti.

Povero Zinga… ma soprattutto: poveri noi.

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