27 febbraio – San Gabriele dell’Addolorata (Confessore)

Un devoto di Maria

 Io sono una piccolissima anima, che solo può offrire a Dio piccolissime cose”. Queste parole di santa Teresa del Bambin Gesù le avrebbe potute ridire anche lui, il giovane religioso passionista, che oggi la Chiesa presenta alla nostra devozione. Nessun’opera esteriore, nessun miracolo, nessuno scritto lo ha segnalato ai suoi contemporanei. Ma, come santa Teresa o san Luigi Gonzaga, egli si santificò nel silenzio e nell’oscurità della vita religiosa e “consumato in breve tempo percorse un lungo cammino”.

Le sue doti naturali lo avrebbero fatto brillare nel mondo; un bell’avvenire si apriva davanti a lui; ma uno sguardo lo arrestò proprio sulle soglie dell’adolescenza. Non fu, come per il giovanotto ricco del Vangelo, lo sguardo del Signore, ma quello della Madonna.

Un giorno, a Spoleto, la Vergine posò di lui i suoi occhi pieni di tenerezza e gli disse: “Il mondo non è per te, devi entrare in religione”. Ed egli, ben sapendo che “il mondo e Dio non possono stare insieme”, abbandonò senza rimpianti ” questo mondo che passa… per fare la volontà di Dio e vivere eternamente” (1Gv 2,17).

L’amore per la Madonna dei Sette Dolori gli fece scegliere naturalmente l’Istituto che si consacra a commemorare la Passione di Nostro Signore e la spada che trapassò il cuore della Madre. “La devozione verso la santa Vergine, scrisse il suo direttore, è il punto saliente della sua vita, la sorgente principale da cui scaturisce tutto ciò che vi è di eccezionale e di ammirevole in essa”; e la Chiesa aggiunge “ch’egli fu suscitato da Dio per dare, col suo esempio, un grande, incremento al culto della Vergine dei Dolori”.

Durante i sei anni che dimorò nella vita religiosa, non ebbe altra preoccupazione che questa: diventare l’ultimo di tutti e passare inosservato. L’umiltà, la povertà, l’obbedienza, il sacrificio nascosto erano per lui il segreto per rassomigliare a Gesù-Ostia e corrispondere al suo amore. Era arrivato a domandare di morire tisico “per sentirsi morire a poco a poco, e fare sino all’ultimo respiro, atti di amor di Dio”. Così, quando il Signore “bussò alla porta e fece intendere la sua voce” (Ap 3,20), egli rispose allegramente e s’addormentò il 27 febbraio 1862, “riponendo la sua speranza nella misericordia divina e nell’intercessione della sua cara Mamma”.

Il Papa lo ha proclamato patrono e modello della gioventù.

VITA

San Gabriele nacque ad Assisi il i marzo 1838. Studente a Spoleto, se per breve tempo parve sedotto dai piaceri del mondo, non vi attaccò mai il cuore e, ferito dallo sguardo della Vergine, il 22 agosto 1854, decise di abbandonare tutto e d’entrare nell’Istituto dei Chierici della Passione di Gesù. Vi fu ammesso l’8 settembre 1856 e ricevette l’abito il 21 dello stesso mese, nella festa della Madonna dei Sette Dolori, prendendo il nome di Gabriele dell’Addolorata, perché doveva ricordargli continuamente le gioie e i dolori della santissima Vergine. Pronunciò i primi voti il 27 settembre 1857 e morì il 27 febbraio 1862, dopo aver praticato nell’oscurità della vita religiosa e della perfetta semplicità le più sublimi virtù: una grande mortificazione, il più tenero amore verso la Passione del Signore, verso il santissimo Sacramento dell’Eucaristia e specialmente verso i dolori della Madonna. Avendo Dio manifestato i suoi meriti con chiari miracoli, fu canonizzato da Benedetto XV nel 1920, e Pio XI ne estese l’Ufficio e la Messa alla Chiesa universale.

Ai piedi della Vergine Addolorata

Noi ci rallegriamo di celebrare la tua festa, o san Gabriele, a principio del grande ritiro annuale che va dalla Settuagesima alla Pasqua. Tu vieni ad unire la tua voce a quella della Chiesa per indurci a romperla finalmente con le nostre perverse abitudini. Non tutti possono, come te, chiudersi nella solitudine; ma a tutti intendi mostrare come, in mezzo al mondo, si può custodire puro il proprio cuore e restare fedeli a Dio.

E ce ne indichi un mezzo: guardare Gesù e Maria nel corso della Passione. Sappiamo dall’autore dell’Imitazione che “colui che si dedica a meditare attentamente e devotamente la vita santa e la Passione del Signore, vi troverà in abbondanza tutto ciò che gli è utile e necessario”. Concedici d’avere “così profondamente impressa nel nostro cuore la Passione, ch’essa sia a noi sempre presente”. Tu che da Dio apprendesti “a meditare i dolori della dolcissima Madre, e che, per mezzo suo, fosti elevato nella gloria per la grazia della santità, fa’ che, per tua intercessione e col tuo esempio, siamo uniti al pianto di Maria e salvati dalla sua materna protezione” (Colletta della Messa).

“Io non faccio che benedire la mano misericordiosa della Vergine che mi ha appartato dal mondo”. Così tu ti esprimevi e amavi parlare con lei come un bambino con la madre; e quando i demoni ti spaventavano, gridavi: “Mamma cara, cacciateli e allontanateli”. Nel momento del pericolo, insegnaci a ricorrere a Maria e ripeti per noi l’ultima tua preghiera: “O Maria, Madre di grazia e di misericordia, proteggeteci dal nemico e nell’ora della morte accoglieteci”.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  827-829

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