27 gennaio – San Giovanni Crisostomo, Vescovo e Dottore della Chiesa

Il dovere dei Pastori

Prima della venuta dell’Emmanuele, gli uomini erano come pecore senza pastore: qual gregge disperso il genere umano andava verso la rovina. Gesù non si è dunque contentato di essere l’Agnello destinato all’immolazione per i nostri peccati; ha voluto rivestire il carattere di Pastore, per ricondurci tutti nel divino ovile. Ma, siccome doveva risalire al cielo, ha provveduto alle necessità delle sue pecore costituendo una linea ininterrotta di pastori che pascono in nome suo il gregge fino alla consumazione dei secoli. Poiché le pecore del Signore hanno soprattutto bisogno della dottrina, che è la luce di vita, l’Emmanuele ha voluto che i Pastori fossero anche dottori. La Parola divina e i Sacramenti, ecco il debito dei pastori verso il gregge. Essi debbono essere gli immediati instancabili dispensatori di questo duplice cibo alle loro pecore, e dar la propria vita, se occorre, per l’adempimento d’un dovere sul quale è basata l’intera opera della salvezza del mondo.

Ma, siccome il discepolo non è da più del Maestro, i Pastori e i Dottori del popolo cristiano, se sono fedeli, son fatti segno all’odio dei nemici di Dio, non essendo possibile estendere il regno di Gesù Cristo senza detrimento del dominio di Satana. Cosicché la storia della Chiesa non è altro, ad ogni pagina, che il racconto delle persecuzioni che hanno sopportato coloro che hanno voluto continuare il ministero di zelo e di carità inaugurato da Cristo sulla terra. Tre specie di combattimenti dovettero sempre sostenere, nei secoli, tre combattimenti che hanno provocato tre meravigliose vittorie.

Lotta contro il paganesimo

Essi hanno dovuto lottare contro l’errore pagano, che si opponeva con la strage alla predicazione della legge di Cristo. Questa persecuzione ha incoronato e riunito attorno alla culla dell’Emmanuele, nei quaranta giorni consacrati alla sua Nascita, Policarpo, Ignazio, Fabiano e Telesforo.

Resistenza al potere temporale

Dopo l’era delle persecuzioni, una nuova arena, non meno gloriosa, si è aperta per i capi del popolo cristiano. I principi, diventati dapprima figli della Chiesa, hanno voluto presto asservirla. Hanno ritenuto opportuno per la loro politica asservire la parola che percorre liberamente il mondo in tutti i sensi, come la luce visibile che ne è l’immagine. Hanno voluto essere sacerdoti e pontefici, come nei giorni del paganesimo, e chiudere le sorgenti di vita che s’inaridiscono appena una mano profana le abbia toccate. Una lotta senza quartiere si è aperta fra i due poteri, lo spirituale e il temporale, e questo lungo periodo ha prodotto i suoi campioni e i suoi martiri. In ogni secolo, Dio ha glorificato la sua Chiesa mediante le battaglie e i trionfi di molti valorosi campioni della parola e del ministero. Tommaso di Cantorbery, Ilario di Poitiers, rappresentano degnamente questi cavalieri alla Corte del neonato Re.

Lotta contro il mondo

Ma vi è un’altra arena di combattimenti per i Pastori e i Dottori del popolo fedele: è la lotta contro il mondo e i suoi vizi; lotta che si è accesa dagli inizi del Cristianesimo, e impegnerà le forze della Chiesa fino all’ultimo giorno. Appunto perché l’hanno sostenuta con coraggio, tanti santi prelati sono stati odiati per il nome di Gesù Cristo. Ne la carità, ne le dedizioni d’ogni genere, ne l’umiltà, ne la mansuetudine, li hanno salvati dall’ingratitudine, dall’odio, dalla calunnia, dalle persecuzioni, poiché erano fedeli nel proclamare la dottrina del loro Maestro, nel rivendicare la virtù, nell’opporsi ai peccatori. Francesco di Sales non è stato esente dai morsi della malizia degli uomini, cosi come Giovanni Crisostomo che allieta oggi la Chiesa col suo trionfo e si presenta alla culla dell’Emmanuele come il più illustre fra i martiri del dovere pastorale.

Il vescovo perseguitato

Discepolo del Salvatore degli uomini fin nella pratica dei suoi consigli mediante la professione monastica, questo predicatore dalla bocca d’oro ha usato il dono della sua splendida eloquenza solo per raccomandare le virtù recate da Cristo sulla terra, e per riprendere i peccatori. Un’imperatrice di cui aveva accusato le vanità pagane; uomini potenti, di cui aveva segnalato le malvage azioni; donne influenti alle cui orecchie la sua voce importuna tuonava troppo spesso; un vescovo d’Alessandria, e alcuni prelati della corte, più gelosi della propria reputazione che della propria virtù: ecco le forze che l’inferno raduna contro Giovanni. Ne l’amore del suo popolo ne la santità della sua vita varranno a difenderlo. Si vedrà allora il santo vescovo, che aveva rapito col fascino della sua parola gli abitanti d’Antiochia e attorno al quale l’intera Costantinopoli si raccoglieva con un entusiasmo che non scemò un sol giorno, deposto da un indegno conciliabolo [1], il proprio nome cancellato dai dittici dell’altare, malgrado l’energica protesta del Pontefice romano, e andare a morire di stenti, in balia dei soldati, sulla via dell’esilio.

Coraggio del vescovo

Ma quel Pastore, quel Dottore non era vinto. Ripeteva con san Paolo: “Guai a me se non predico il Vangelo!” (1Cor 9,16). E ancora: “La parola di Dio non può essere legata” (2Tm 2,9). La Chiesa trionfava in lui, più glorificata e più consolidata dalla costanza di Crisostomo tratto in prigionia per aver predicato la dottrina di Gesù Cristo che non dai successi dell’eloquenza che Libanio aveva ambita per il paganesimo. Ascoltiamo le forti parole che egli dice alla vigilia di partire per l’ultimo esilio. Era già stato portato via una volta; ma un terremoto, presagio dell’ira del cielo, ha costretto la stessa Eudossia a chiedere piangendo all’Imperatore di richiamarlo.

Nuove tempeste si addensano contro Giovanni; ma egli sente che tutta la forza della Chiesa è in lui, e sfida la tempesta. Impariamo che cosa sia un Vescovo formato alla scuola di Gesù Cristo, il Pastore e il Vescovo delle anime nostre (1Pt 2,25), come dice san Pietro.

“I marosi e la tormenta avanzano contro di noi ; tuttavia noi non temiamo di esserne sommersi, poiché siamo fondati sulla pietra. Si scagli il mare con tutta la sua furia: non distruggerà la pietra ; si alzino i marosi: non sommergeranno la barca di Gesù. Ditemi dunque, chi dovremo temere? La morte? Ma Cristo è la mia vita, e per me morire è un guadagno (Fil 1,21). L’esilio, mi direte? Ma del Signore è la terra, con tutto ciò che essa racchiude (Sal 33,1). La confisca dei beni? Ma non abbiamo portato nulla venendo in questo mondo, e nulla possiamo asportarne (1Tm 6,7). Io disprezzo i terrori di questo mondo, e i suoi beni non mi provocano che il riso. Non temo la povertà, non bramo le ricchezze, e non temo la morte; e se desidero vivere, è unicamente per vostro vantaggio. Il vostro interesse è anche il solo motivo che mi porta a fare allusione alle circostanze attuali.

Ecco la preghiera che io rivolgo alla vostra carità: Abbiate fiducia. Nulla potrà separarci; ciò che Dio ha unito, l’uomo non può disgiungere. Dio l’ha detto a proposito dell’unione dell’uomo e della donna. Tu non puoi, o uomo, spezzare il legame d’un solo matrimonio; come potresti separare la Chiesa da Dio? Perciò tu attacchi essa, dato che non puoi raggiungere colui che perseguiti. Il modo di rendere più risplendente la mia gloria, e di esaurire ancora più sicuramente le tue forze, è quello di combattermi; perché ti sarà duro recalcitrare contro il pungolo (At 9,5). Non riuscirai a scalfirne la punta, e i tuoi piedi ne resteranno insanguinati. Le onde non scalfiscono nemmeno la roccia, ma ricadono su se stesse, schiuma impotente.

O uomo, nulla si può paragonare alla forza della Chiesa. Cessa la guerra, se non vuoi sentir esaurire le tue forze; non far la guerra al ciclo. Se dichiari guerra all’uomo, puoi vincere o soccombere; ma se attacchi la Chiesa, la speranza di vincere ti è negata, perché Dio è più forte di tutto. Saremmo dunque gelosi del Signore? Saremmo forse più potenti di lui? Dio ha fondato ed ha consolidato; chi tenterà i di scuotere? Non conosci dunque la sua forza? Egli guarda la terra, e la fa tremare; comanda, e ciò che era vacillante diviene solido. Se poco fa ha riconsolidato la vostra città scossa da un terremoto, quanto più potrà riassestare la Chiesa! Ma essa è più solida ancora del cielo. Il cielo e la terra passeranno – dice il Signore – ma le mieparole non passeranno. E quali parole? Tu sei Pietro, e su questa pietra che appartiene a me io fonderò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa.

Se non credi a queste parole, credi almeno ai fatti. Quanti tiranni hanno tentato di distruggere la Chiesa ? Quanti roghi, quante bestie feroci, quante, spade ! E tutto questo senza alcun effetto. Dove sono ora quei terribili nemici ? Il silenzio e l’oblio hanno fatto giu­stizia. E la Chiesa, dov’è? Sotto i nostri occhi, più splendente del sole. Ma se, quando i cristiani erano ancora in piccolo numero, non sono stati vinti, oggi che l’universo intero è pieno di questa santa religione, come potresti vincerli? Il cielo e la terra passeranno – disse Cristo – ma le mie parole non passeranno. E così deve essere, poiché la Chiesa è più cara a Dio del cielo stesso. Non già dal cielo egli ha preso un corpo; la carne che ha assunta appartiene alla Chiesa. Il cielo è per la Chiesa, e non già la Chiesa per il cielo.

Non turbatevi per quanto è accaduto. Fatemi questo favore, di essere irremovibili nella fede. Non avete forse visto Pietro, quando camminava sulle acque, per aver dubitato un solo istante, correre il rischio di andare a fondo, non per l’impeto dei flutti, ma a causa della debolezza della sua fede? Sono forse salito su questa sede per calcoli umani? Mi ha forse innalzato l’uomo, perché l’uomo stesso possa rovesciarmi? Non lo dico già per arroganza, ne per vana iattanza: Dio non voglia ! Voglio solo rafforzare ciò che in voi potrebbe vacillare.

La città era solida sulle sue basi; il diavolo ha voluto scuo­tere la Chiesa. O spirito scellerato e infame! Non sei stato capace di rovesciare le mura di cinta e speri di sconvolgere la Chiesa! È formata forse di muraglie la Chiesa? No. La Chiesa è la moltitudine dei fedeli; essi sono le sue solide colonne non legate con ferro, ma unite dalla fede. Non dico soltanto che questa moltitudine ha una forza maggiore del fuoco; la tua rabbia non potrebbe vincere nemmeno un solo cristiano. Ricorda quali colpi hai incassato dai martiri. Spesso trattavasi di una delicata giovanetta, condotta davanti al giudice, prima dell’età nubile! Era più molle della cera, e tuttavia più ferma della pietra. Tu laceravi i suoi fianchi, ma non riuscivi a strapparle la fede. La carne cedeva sotto lo strumento di tortura, ma la costanza nella fede non veniva meno. Non hai potuto vincere nemmeno una donna, e speri di sopraffare tutto un popolo? Non hai dunque sentito il Signore che diceva: Dove due sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20)? E non sarebbe presente in mezzo a un popolo numeroso, unito dai legami della carità!?

Io ho nelle mani il pegno, possiedo la sua promessa scritta: è questo il mio appoggio, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Si agiti pure tutto l’universo; a me basta rileggere quelle sante parole; esse formano il mio muro e la mia fortezza. Ma quali parole ? Queste: Io sono con voi ogni giorno, fino alla consumazione, dei secoli. Cristo è con me! Che ho da temere? Quand’anche si alzeranno contro di me i marosi, o gli oceani, o il furore dei principi, per me tutto questo sarebbe ancor meno di una tela di ragno. Se non m’avesse trattenuto la vostra carità sarei stato pronto a partire per l’esilio fin da oggi. Ecco la mia preghiera: Signore, sia fatta la tua volontà; non questa o quella volontà, ma la tua. Avvenga ciò che Dio vorrà; se egli vuole che io resti, lo ringrazio; in qualunque luogo egli vuole che io sia portato, gli sono riconoscente” (PG 51-52, c. 437-430).

Questo è il cuore del ministro di Gesù Cristo, umile e invitto. Dio suscita uomini di tal tempra in tutti i tempi; e quando diventano rari, tutto languisce e si spegne. Quattro Dottori di questa tempra sono stati dati alla Chiesa Orientale: Atanasio, Gregorio Nazianzeno, Basilio e Crisostomo; e il secolo che li vide nascere conservò la fede, malgrado i più gravi pericoli. I primi due si incontrano nel periodo in cui la Chiesa è tutta radiosa per lo splendore del suo Sposo risorto; il terzo mette in luce il tempo in cui i doni dello Spirito d’amore hanno fecondato la Chiesa; Crisostomo ci allieta con la sua pre­senza in questo tempo in cui il Verbo di Dio ci appare sotto le vesti dell’infermità e dell’infanzia. Noi, fortunati figli della Chiesa latina, la sola che ha avuto la fortuna di conservare la fede primitiva, perché ha con sé Pietro, onoriamo queste quattro incrollabili colonne dell’edificio della tradizione; ma rendiamo oggi i nostri omaggi a Crisostomo, il Dottore di tutte le Chiese, il vincitore del mondo, il Pastore irremovibile, il successore dei Martiri, il predicatore per eccellenza, l’ammiratore di Paolo, l’imitatore di Cristo.

VITA

San Giovanni Crisostomo nacque ad Antiochia fra il 344 e il 347 e vi fu ordinato prete nel 386. Eletto vescovo di Costantinopoli nel 398, si oppose energicamente alla corruzione dei costumi, ciò che gli attirò l’ira dell’imperatrice Eudossia che lo fece mandare in esilio. Il popolo richiese il suo ritorno, ma dovette ben presto ripartire per rimanervi dal 404 al 407. U ebbe a soffrire molto, ma convertì numerose anime a Cristo.

Papa Innocenzo I impose che fosse ripristinato nella sede di Costantinopoli, ma i soldati lo maltrattarono tanto sulla via del ritorno che morì a Comano, nel Ponto, il 14 settembre del 407. Pio X lo ha dichiarato Patrono degli oratori sacri e Dottore della Chiesa universale 1’8 luglio 1908.

Quante corone adornano la tua fronte, o Crisostomo, e come è glorioso il tuo nome nella Chiesa della terra e in quella del cielo! Tu hai insegnato con verità, hai combattuto con costanza, hai sofferto per la giustizia, sei morto per la libertà della parola di Dio. Gli applausi degli uomini non ti hanno sedotto; il dono dell’eloquenza evangelica, di cui lo Spirito Santo ti aveva arricchito, non era che una debole immagine dello splendore e della forza degli ardori di cui il Verbo divino ti riempiva il cuore. Tu hai amato questo Verbo, questo Gesù, più della tua gloria, più del tuo riposo, più della tua vita. La tua memoria è stata perseguita dagli uomini; mani perfide hanno cancellato il tuo nome dalle tavole dell’altare; indegne passioni hanno dettato una sentenza nella quale, sull’esempio del tuo Maestro, sei stato messo nel numero dei criminali, e sei stato rovesciato dai gradini della sacra cattedra. Ma non è in potere degli uomini spegnere la luce ne cancellare la memoria di Crisostomo. Roma ti è stata fedele; essa ha custodito con onore il tuo nome, e ancor oggi custodisce il tuo santo corpo, vicino a quello del Principe degli Apostoli. Il mondo cristiano ti proclama uno dei più fedeli dispensatori della Verità divina.

In cambio dei nostri omaggi, o Crisostomo, guardaci dall’alto del cielo come le tue pecorelle; ammaestraci, riformaci, rendici cristiani. Fedele discepolo di san Paolo, tu non conoscevi che Gesù Cristo in cui sono nascosti tutti i tesori di scienza e di sapienza. Rivelaci questo Salvatore venuto a noi con tante attrattive e tanta dolcezza; facci conoscere la sua mente; insegnaci il modo di piacergli e i mezzi per imitarlo; fagli gradire il nostro amore. Anche noi siamo esiliati, ma amiamo troppo il luogo del nostro esilio; spesso siamo perfino tentati di prenderlo per una patria. Distaccaci da questo soggiorno terreno e dalle sue illusioni. Che desideriamo di essere uniti a tè, per essere con Gesù Cristo, nel quale ci ritroveremo per sempre!

Pastore fedele, prega per i nostri Pastori; ottieni ad essi il tuo spirito, e rendi docili i loro greggi. Benedici i predicatori della santa parola, affinché non predichino se stessi, ma Gesù Cristo. Dacci quell’eloquenza cristiana che si ispira ai Libri sacri e alla preghiera, affinché i popoli, attratti da un linguaggio che viene dal cielo, si convertano e rendano gloria a Dio. Proteggi il Pontefice romano il cui pre­decessore fu l’unico che ardisse difenderti; il suo cuore sia sempre l’asilo dei Vescovi perseguitati per la giustizia. Ridona la vita alla tua Chiesa di Costantinopoli, che ha dimenticato i tuoi esempi e la tua fede; risollevala dall’avvilimento in cui languisce da tanto tempo. Mosso infine dalle tue preghiere, Cristo, Sapienza eterna, si ricordi della sua Chiesa di Santa Sofia; si degni di purificarla e di ristabilirvi l’altare sul quale si immolò per tanti secoli. Ama sempre le Chiese dell’Occidente, alle quali è tanto cara la tua gloria. Affretta la scomparsa delle eresie che hanno desolato parecchie delle nostre cristianità, dissipa le tenebre dell’incredulità, rianima la fede in mezzo a noi e fa’ rifiorire le virtù.


[1]Il Conciliabolo della Quercia, nell’agosto del 403.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  378-385

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