30 gennaio – Santa Martina, Vergine e Martire

Una terza Vergine romana, con la fronte cinta della corona del martirio, viene a condividere gli onori di Agnese e di Emerenziana. È Martina, il cui nome ricorda il dio pagano che presiedeva alle battaglie, e il cui corpo riposa ai piedi del colle Capitolino, in un antico tempio di Marte, divenuto oggi la Chiesa di S. Martina. Il desiderio di esser trovata degna dello Sposo divino scelto dal suo cuore, l’ha resa forte contro i tormenti e la morte, e la sua bianca veste è stata anche lavata nel sangue. L’Emmanuele è il Dio forte, potente nelle battaglie (Sal 33,8); ma non ha bisogno, come il falso dio Marte, del ferro per vincere. La dolcezza, la pazienza, l’innocenza d’una vergine gli bastano per abbattere i suoi nemici; e Martina ha vinto d’una vittoria più duratura di quelle che riportavano i grandi condottieri di Roma.

VITA

Non conosciamo alcun documento antico che attesti l’esistenza di santa Martina. Si fa menzione di essa solo nel VII secolo, e appunto a quell’epoca si trova il suo culto praticato in una basilica del Foro. I suoi Atti completamente leggendari dicono che sarebbe stata martirizzata sotto l’imperatore Alessandro, nel 226, a colpi di verga. È raffigurata abitualmente con gli strumenti del suo martirio; le tenaglie e la spada.

O Vergine magnanima, Roma cristiana continua a porre nelle tue mani l’incarico della sua difesa. Se tu la proteggi, essa riprenderà possesso di se stessa e riposerà nella sicurezza. Ascolta le tue preghiere, e respingi lontano dalla città santa i nemici che la opprimono. Ma ricordati che essa non ha soltanto da temere i battaglioni che l’assalgono col ferro e che rovesciano le fortezze; anche nella pace non hanno mai cessato di essere diretti attacchi tenebrosi contro la sua libertà. Sventa, o Martina, quei perfidi progetti; e ricordati che fosti la figlia della Chiesa romana, prima di esserne la protettrice.

Chiedi per noi all’Agnello la forza per togliere dal nostro cuore i falsi dèi ai quali potrebbe essere ancora tentato di sacrificare. Negli attacchi che i nemici della nostra salvezza dirigono contro di noi, prestaci l’appoggio del tuo braccio, che ha rovesciato gli idoli nel seno stesso della Roma pagana e non sarà meno potente contro il mondo che cerca di invaderci. In premio delle tue vittorie, tu brilli presso la culla del nostro Redentore; se, al pari di te, sapremo combattere e vincere, questo Dio forte si degnerà di accogliere anche noi. Egli è venuto per sottomettere i nostri nemici, ma esige che anche noi prendiamo parte alla lotta. Fortificaci, o Martina, affinché non abbiamo mai ad indietreggiare, e la nostra fiducia in Dio sia sempre accompagnata dal timore di noi stessi.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  395-396

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