31 luglio – Festa di Sant’Ignazio di Loyola… ecco in sintesi le sue preziosissime regole per il discernimento degli spiriti

La vita è un combattimento 

Da tempo ormai ci fanno credere che la nostra vita sia tutta qui, che ogni cosa che accade è per puro caso, che ognuno di noi è solo nell’avventura della propria esistenza.

E invece non è così.

La nostra vita terrena è nella dimensione dell’eternità ed è collegata alla realtà soprannaturale (Dio) e a quella preternaturale (angeli).

Ciò che accade può dipendere da noi, ma può dipendere anche da altre forze. Può dipendere anche dal diavolo che avversa ogni uomo per invidia e per odio nei confronti di Dio. San Paolo, nell’ultimo capitolo della Lettera agli Efesini, scrive: “Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo: perché non dobbiamo combattere contro forze puramente umane, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell’aria. Rivestitevi dunque dell’armatura di Dio per poter resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.”(6, 11-13) 

L’astuzia del diavolo

C’è chi ha detto che il diavolo è il più grande psicologo. Ci conosce come nessuno. Ci osserva continuamente e coglie tutti i nostri punti deboli. Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) giustamente lo paragona ad un condottiero che deve conquistare un castello. Il bravo condottiero non dirà mai ai suoi soldati: attacchiamo a testa bassa! Perché un attacco di questo tipo finirebbe con l’essere facilmente respinto. Il bravo condottiero farà un’altra cosa: di nascosto, con pochi uomini girerà intorno al castello per visionarlo bene e cercherà di scorgere i punti dove l’edificio si presenta più debole. Lì poi deciderà di sferrare l’attacco. Allo stesso modo, il diavolo fa con noi: non ci attaccherà mai dove siamo più forti, ma sempre dove siamo più deboli.

Questo non significa vedere il diavolo dappertutto, che sarebbe sbagliato. Ma non si deve nemmeno fare il contrario, ovvero non “vederlo” mai, che sarebbe sbagliato ugualmente. Piuttosto bisogna fare una distinzione tra causa prossima e remota. Se abbiamo il mal di testa, non significa necessariamente che è il diavolo a causarcelo (potrebbe anche essere, ma è raro), però il diavolo ne potrà approfittare per tentarci con più successo. Ci farà più facilmente innervosire, perdere la pazienza, ecc…  

Mai indietreggiare, ma sempre contrattaccare 

Tutto ciò significa che dobbiamo puntare prima di tutto a lavorare sui nostri punti deboli (poi vedremo come), ma anche saper agire durante gli attacchi del diavolo.

Sarà capitato a molti passeggiare in campagna e vedersi all’improvviso un cane abbaiare e minacciare. Ebbene, in questi casi, se si fugge, si possono correre seri rischi; ma, se si ha il coraggio di fermarsi ed eventualmente fare un gesto di aggressione o lanciare una pietra, le cose cambiano: si vedrà il cane scappare. Allo stesso modo per il demonio. Se gli mostriamo debolezza, è finita; ma se resistiamo, finirà col lasciarci.

Facciamo un esempio. Abbiamo deciso di pregare per dieci minuti la mattina. La giornata è bella, ci siamo svegliati contenti, sappiamo che in quel giorno ci capiterà qualcosa di bello, quei dieci minuti diventano bellissimi. Ma se un giorno ci svegliamo tristi, stanchi, quei dieci minuti ci sembreranno pesantissimi. Ebbene, in questo caso guai se si cede e si decide: beh! invece di dieci minuti ne farò cinque… Se cediamo il diavolo diventerà ancora più feroce. Piuttosto si deve fare un’altra cosa. Proprio perché non se ne ha voglia, non solo deve essere rispettato l’impegno dei dieci minuti, ma invece di dieci se ne deve fare uno in più: undici!

Bisogna reagire e passare al contrattacco, anche se costa…e costa moltissimo. In questo caso il diavolo si arrenderà perché capirà che non solo non riesce nel suo intento, ma addirittura fa aumentare i meriti di chi sta subendo la tentazione.    

Ad ognuno le sue tentazioni 

Quando sant’Ignazio di Loyola si trovava nella grotta di Manresa, la Madonna gli ispirò (c’è chi dice che glieli dettò) gli Esercizi spirituali e, con questi, le regole per il discernimento degli spiriti.

Come si può sapere se un movimento interiore viene da Dio o dal diavolo?

Ci sono appunto delle regole, che però non sono uguali, secondo che si tratti di anime che vivono in peccato o di anime che progrediscono nella virtù.

Scrive sant’Ignazio: “Nelle persone che vanno di peccato mortale in peccato mortale, il nemico suole comunemente proporre loro piaceri apparenti, occupando la loro immaginazione con diletti e piaceri sensuali, per meglio ritenerle e immergerle nei loro vizi e peccati; in tali persone lo spirito buono usa un modo contrario, pungendole e rimordendo loro la coscienza con i rimproveri della ragione.”

Dunque, con chi vive in peccato mortale, il cattivo spirito rassicura e spinge il peccatore sempre più nel suo peccato: Ma no! Non t’inquietare, Dio è buono! Fanno tutti così. Goditi la vita, ti pentirai in punto di morte…

L’angelo buono, invece, in questi casi procura rimorsi di coscienza e dice al peccatore come stanno davvero le cose. Scrive sant’Ignazio: “Nelle persone che lavorano coraggiosamente a purificarsi dei loro peccati, e crescono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore, avviene il contrario di quello che s’è detto nella prima regola; perché allora è proprio del cattivo spirito di causare in loro della tristezza e dei tormenti di coscienza, di alzare ostacoli, di inquietare con false ragioni, al fine di arrestare i loro progressi nel cammino della virtù…”

Ci sono alcune caratteristiche, quasi degli “odori” che tradiscono lo spirito cattivo:

La tristezza. Un santo triste è un triste santo, diceva san Francesco di Sales. Il demonio è l’eternamente triste. Non può sbarazzarsi della sua tristezza. Dal momento in cui si avvicina, comunica la sua tristezza.

I tormenti di coscienza. Un celebre gesuita, padre Louis Lallemant, amava dire: Ogni proposizione condizionale che turba, viene dal demonio. Chissà se…chissà se…e tutte le paure che conseguono a queste incertezze. Il buon angelo no, lui parla chiaro!

Gli ostacoli. Il diavolo è molto bravo nel presentare difficilissimo, se non impossibile, il rispetto della Legge di Dio: Chi può davvero rispettare i Comandamenti? I preti dicono così, ma sono i primi a non farlo…Avere un altro figlio? Ma no! E come si fa a crescerlo? E che penseranno i parenti, gli amici?..

Il turbamento. San Giovanni Berchmans diceva: Ogni turbamento viene dal demonio. I vari tipi di panico, di paura del futuro, le agitazioni, le ansie…

Lo scoraggiamento. Ogni scoraggiamento viene dal demonio. Avete cominciato bene …poi improvvisamente manca il coraggio e la voglia, siate sicuri: il demonio si è fatto vivo! E il buon angelo? Il buon angelo dà coraggio, pace, gioia, rende tutto facile. Infatti la seconda regola continua così:…al contrario è proprio dello spirito buono dare loro del coraggio e delle forze, consolazioni e lacrime, buone ispirazioni e pace, facilitando e allontanando ogni ostacolo, affinché esse procedano sempre più nel bene.” 

Consolazione e desolazione 

Il demonio spesso vince le anime generose grazie ad una falsa definizione della consolazione o della desolazione dello spirito.

Molti cristiani confondono consolazione con progresso nella santità, e desolazione con regresso; ma non sono la stessa cosa.

Non bisogna credere di essere più santi perché si provano consolazioni spirituali, né si deve mollare quando si crede di regredire perché si subiscono delle tentazioni, anche brutte.

Dice sant’Ignazio: “Chiamo consolazione quando nell’anima si produce qualche movimento interiore, con il quale l’anima viene ad infiammarsi nell’amore del suo Creatore e Signore, e ne segue che nessuna cosa creata sopra la faccia della terra può amare in sé, ma solo nel Creatore di tutte. E’ ancora la consolazione che fa versare lacrime che muovono l’anima all’amore del suo Signore, sia che avvenga per dolore dei suoi peccati, o della passione di Cristo nostro Signore, o per altre cose direttamente ordinate al suo servizio e lode; infine chiamo consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità e ogni letizia interna che chiama a attrae l’anima alle cose celesti e alla cura della sua salvezza, quietandola e pacificandola nel suo Creatore e Signore. Chiamo, invece, desolazione tutto il contrario della consolazione; come le tenebre dell’anima, il suo turbamento, l’inclinazione verso cose basse e terrene, l’inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, che portano l’anima a sfiducia, lasciandola senza speranza, senza amore, tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Perché come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che nascono dalla consolazione sono necessariamente contrari ai pensieri che nascono dalla desolazione.”

Il Signore può toglierci la consolazione per vedere se amiamo davvero Lui o le sue consolazioni. La desolazione è una grande occasione per crescere nella santità. Tutti i santi sono passati attraverso prove e desolazioni durissime. Gesù disse a san Pio da Pietrelcina: “Quante volte mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la Croce s’impara ad amare ed io la Croce non la do a tutti ma solo a quelle anime che mi sono più care.” E un giorno san Francesco d’Assisi confidò ad un amico intimo: “Se sapessero quante e gravi tribolazioni e afflizioni mi danno i demoni, non ci sarebbe alcuno che non si muoverebbe a compassione e pietà di me.” La Sacra Scrittura sentenzia: “Il paziente vale più di un eroe.” (Proverbi 16,32) 

Cosa fare nella desolazione? 

Dice sant’Ignazio: “Ne segue che nel tempo della desolazione non si deve mai fare alcun mutamento, ma rimanere fermi e costanti nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel tempo precedente a quella desolazione o nella determinazione in cui si stava nella precedente consolazione. Perché come nella consolazione ordinariamente ci guida e consiglia più lo spirito buono, così nella desolazione è il cattivo spirito, con i consigli del quale non possiamo trovare la strada che conduce a un buon fine.”

Dunque, nella desolazione è il demonio che ci influenza.

“Dato che –continua sant’Ignazio- nella desolazione non dobbiamo mai mutare i nostri propositi è molto utile mutare coraggiosamente se stessi, cioé il nostro modo di agire, e dirigerlo interamente contro l’attacco della desolazione, come per esempio, dando più tempo alla preghiera, meditando con più attenzione, esaminando con più serietà la propria coscienza, dandoci a qualche pratica conveniente di penitenza.”

Pertanto, mai rimanere passivi …ma sempre contrattaccare! Rimanere fedeli ai propri impegni, aumentare la preghiera e aumentare la penitenza. Gesù l’ha detto: il demonio lo si caccia con la preghiera e con il digiuno. Se proprio non si può digiunare nel cibo, almeno ci si può astenere da qualche piacere lecito.

Ancora sant’Ignazio: “Colui che si trova nella desolazione, consideri come il Signore, per provarlo, lo abbia lasciato alle sue forze naturali, perché resista come se fosse solo di fronte alle agitazioni e tentazioni del nemico; poiché lo può fare con l’aiuto divino che sempre gli resta, quantunque non lo senta, perché il Signore gli ha sottratto il fervore sensibile, il grande amore e la grazia intensa, lasciandogli tuttavia la grazia sufficiente per la salvezza eterna.”

Bisogna essere sicuri, malgrado il demonio (che è bugiardo!) dica il contrario, il Signore non lascerà mai nessuno senza una grazia sufficiente, che vuol dire proprio: sufficiente! Massima fiducia in Dio. San Paolo scrive: “Dio è fedele; Egli non permetterà che siate tentati al di sopra delle vostre forze, ma insieme alla tentazione vi darà pure la forza di poterla superare.” (1 Corinzi 10,13)   

Con la Grazia tutto è possibile 

Dunque, con la Grazia tutto è possibile. Con Dio, l’uomo può sconfiggere anche chi gli è enormemente più forte.

La modernità si era illusa di poter rendere l’uomo autosufficiente, non più bisognoso di Dio; ebbene, non solo non ha raggiunto questo “sogno”, ma si è ritrovato un uomo ancora più piccolo, schiavo di tutto: del potere, del denaro, dell’ideologia, dei suoi pensieri, delle sue mozioni irrazionali, delle sue angosce, delle sue ansie …di tutto.

E invece, una volta, l’uomo, obbediente alla Legge di Dio, era molto più libero. Sì, molto più libero. Riconoscendo nella sua vita la meraviglia della Verità (Gesù, persona, vivo e vero), trovava proprio in Gesù la sua libertà: “ (…) conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” (Giovanni 8,32)

La Vergine Maria, attraverso sant’Ignazio, ha voluto insegnarci questo: se l’uomo non si sottomette a Dio, finirà con il sottomettersi ad ogni menzogna e soprattutto a colui che è menzognero fin dall’inizio!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri  

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