7 Febbraio – San Romualdo (Abate)

Un eroe della penitenza

Festeggiamo oggi un eroe della penitenza: san Romualdo. È un figlio del grande patriarca san Benedetto, padre, dopo di lui, di una lunga posterità. La famiglia benedettina procede sempre diritta lungo i secoli; ma dal tronco di questo possente albero nascono in linea collaterale quattro rami sempre aderenti, ai quali lo spirito Santo diede vita e fecondità per lunghi secoli; e cioè: Camaldoli per opera di Romualdo, Cluny per opera di Oddone, Vallombrosa per opera di Giovanni Gualberto e Citeaux per opera di Roberto di Molesfnes.

Oggi è Romualdo che reclama i nostri omaggi; e se i Martiri che incontriamo nel corso dell’espiazione quaresimale ci offrono un prezioso insegnamento col disprezzo della vita, i santi penitenti, come il grande Abate di Camaldoli, ci danno una lezione ancora più pratica. Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne con i vizi e le concupiscenze, dice l’Apostolo (Gal 5,24); essendo dunque tale la comune condizione d’ogni cristiano, qual potente incoraggiamento ci offrono questi generosi asceti, che santificarono i deserti con opere eroiche di penitenza, distruggendo ogni scusa della nostra viltà, che si spaventa delle piccole soddisfazioni che Dio vuole da noi per offrirci i suoi favori! Impariamo la lezione ed offriamo di cuore al Signore il tributo del nostro pentimento, mediante le opere che purificano le anime.

VITA

Romualdo nacque a Ravenna nel 957. A 20 anni si ritirò per 4 giorni nel monastero di S. Apollinare in Classe (Ravenna), per ivi espiare una colpa del padre. Due apparizioni di sant’Apollinare gli fecero prendere la risoluzione di farsi monaco. Tre anni dopo, sotto la direzione d’un santo anacoreta, Marino, si addestrò alla vita eremitica. S’impegnò a favorire il rinnovamento del fervore religioso riunendo gli eremiti nei monasteri, senza però farne dei cenobiti. Divenne cosi a Camaldoli, il padre d’una nuova famiglia religiosa; Fu celebre in tutta la Chiesa per la contemplazione, l’austerità e il dono della profezia e dei miracoli. Morì nel 1207. Cinque anni dopo i suoi discepoli poterono festeggiarlo come Santo, e nel 1595, il Papa Cle­mente vili ne estese il culto alla Chiesa universale.

Il pensiero di Dio

Amico di Dio, Romualdo, quanto la tua vita fu differente dalla nostra! Noi amiamo il mondo e i suoi inganni; il pensiero di Dio ci passa qualche volta per la mente, durante il giorno e molto più raramente diventa il movente delle nostre azioni! Intanto però, ogni ora che passa ci avvicina al momento in cui ci troveremo in faccia a Dio, accompagnati dalle nostre opere buone e cattive, nell’impossibilità di modificare la sentenza che ci saremo preparata. Non così tu, Romualdo, hai intesa la vita! A te parve che un unico pensiero dovesse assorbirla interamente, un solo interesse dovesse preoccuparla; e hai camminato costantemente alla presenza di Dio. E per non distoglierti da un oggetto così caro ed importante, fuggisti nel deserto, dove, sotto la regola del Patriarca dei monaci, lottasti contro il mondo e la carne; con le tue lacrime lavasti i peccati, così leggeri in confronto dei nostri; rigenerato nella penitenza, il tuo cuore prese il volo verso il Salvatore dell’umanità, nel desiderio di offrirgli anche il tuo sangue. Noi, oggi, possiamo partecipare dei tuoi meriti, per quella consolante comunione che il Signore si degnò stabilire fra le anime più sante e noi peccatori. Soccorrici dunque nel tempo di penitenza che presto comincerà, perché abbiamo bisogno di nascondere, rivestiti della pienezza delle tue opere, l’esiguità delle nostre. Nel cuore della vostra solitudine, all’ombra di Camaldoli, hai amato gli uomini tuoi fratelli, i quali mai si avvicinarono a te, senza essere conquistati dalla amabile e dolce carità: mostra loro che sempre li ami. Ricordati pure dell’Ordine dei Camaldolesi da te fondato, e fa’ che, per le anime ivi chiamate dal Signore, sia sempre la scala sicura per salire fino a lui.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  790-791

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