A proposito dei “dubia”: come è possibile che Kasper avesse torto ieri e abbia ragione oggi?

VATICAN CITY, VATICAN - MARCH 11: German cardinal Walter Kasper leaves the final congregation before cardinals enter the conclave to vote for a new pope, on March 11, 2013 in Vatican City, Vatican. Cardinals are set to enter the papal conclave to elect a successor to Pope Benedict XVI after he became the first pope in 600 years to resign from the role. The conclave is scheduled to start on March 12 inside the Sistine Chapel and will be attended by 115 cardinals as they vote to select the 266th Pope of the Catholic Church. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

da libertaepersona.org – Autore: Redazione

Nel novembre 2016 divengono pubblici i cosiddetti Dubia, firmati da 4 cardinali (Caffara, Burke, Meisner e Brandmuller, più uno che non ha voluto apparire), ma poi condivisi e appoggiati in vario modo, attraverso interviste, scritti ecc., da molti altri.

Lo stesso vaticanista che ogni giorno si sforza con molta buona volontà di spiegare che nella Chiesa non sta succedendo nulla di nuovo, e che se qualcosa accade è nella continuità, può aiutarci a comprendere, purtroppo, come le cose non stiano affatto così.

Il vaticanista in questione è Andrea Tornielli, e il libro da rileggere è il suo Benedetto XVI. Il custode della fede, edito da Piemme nel 2005, cioè appena Ratzinger fu eletto papa.

Rileggendolo si può capire perchè oggi sembra che Kasper abbia vinto contro Ratzinger.

Nel paragrafo intitolato “No alla comunione per i divorziati“, a pagina 163 e seguenti, Tornielli scrive:

“Un’altra vicenda controversa è quella che riguarda la possibilità per i divorziati risposati di accedere alla comunione eucaristica. Sia negli Stati Uniti che in Germania è invalsa infatti la prassi pastorale di ammetterli. I vescovi di Stoccarda, Magonza e Friburgo, Walter Kasper, Karl Lehmann e Oskar Saier, il 10 luglio 1993 avevano firmato una lettera pastorale con dichiarazione molto possibilista su questo punto specifico: i tre vescovi sostenevano che, quando un divorziato risposato, anche in un dialogo pastorale con un sacerdote, arrivasse alla conclusione che il suo predecedente matrimonio fosse ormai irreparabilmente naufragato e che la sua nuova unione fosse sinceramente intrapresa per rimanere forte e stabile, aveva il diritto di coscienza di decidere -decisione rispettata dal sacerdote- di accostarsi alla comunione. I tre vescovi vengono convocati in Vaticano e dovranno fare una parziale marcia indietro.

La Congregazione di Ratzinger interviene direttamente e il 14 ottobre 1994 pubblica un breve documento(che porta la data di un mese prima), sotto forma di Lettera ai vescovi della Chiesa, nella quale ribadisce, in sette cartelle di testo, il totale divieto per i divorziati risposati e più in generale per tutti coloro che vivono more uxorio di accostarsi alla Comunione. La Lettera proibisce ai vescovi di poter adottare in questa materia “soluzioni pastorali tolleranti e benevole”. Il divieto, scrive Ratzinger, “non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati” e invita vescovi, sacerdoti e religiosi a un atteggiamento di “sollecita carità” per fortificare ” nell’amore di Cristo e della Chiesa i fedeli che si trovano in situazione matrimoniale irregolare”. Carità sì, sottolinea il porporato, ma nella verità della fede cattolica. “Il fedele che convive abitualmente more uxorio con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può -spiega il documento vaticano- accedere alla comunione eucaristica. “Qualora egli lo giudicasse possibile, i pastori e i confessori, date la gravità della materia e le esigenze del bene spirituale della persona e del bene comune della Chiesa, hanno il grave dovere di ammonirlo che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa”. L’unica possibilità di accostarsi alla comunione, per un divorziato risposato, è quella di accettare “una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio… “Qualcuno ha suggerito- ricorda la Lettera, riferendosi qui al testo dei tre vescovi tedeschi- che “per esaminare oggettivamente la loro situazione effettiva, i divorziati risposati dovrebbero avere un colloquio con un sacerdote prudente ed esperto”. Ma di fronte a tutte queste proposte “la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio” “.

Sin qui Tornielli, il quale ricorda dunque come la posizione di Kasper fosse ritenuta da Ratzinger e, di comune accordo, da Giovanni Paolo II, “inammissibile” ed “errata“. Possiamo aggiungere che divenuto papa, Ratzinger non ha mutato punto il suo pensiero.

Cosa è accaduto, invece, dopo la sua abdicazione? La palla è passata a Kasper, chiamato prima ad indirizzare il Sinodo sulla famiglia con un ormai celebre discorso, poi a veder riconosciuta dall’interpretazione di Amoris laetitiadi varie conferenze episcopali la sua posizione di oltre 20 anni orsono, precedentemente condannata.

Il fedele che crede nel fecondo rapporto tra fede e ragione, che è stato educato nell’idea che Dio non è un sovrano capriccioso che muta di continuo idea, e che la Chiesa può comprendere sempre meglio alcune verità di fede, ma non contraddirsi platealmente in materia dottrinale, ha dunque il diritto a mantenere i suoi Dubia, finchè non gli verrà chiarito come è possibile che Kasper avesse torto ieri e abbia ragione oggi. Ha anche tutto il diritto ad un dibattito vero, ad un chiarimento serio, e non ad affermazioni apodittiche e lapidarie, tipo la presunta essenza tomista della interpretazione kasperiana. Sia perchè non risulta a nessuno che Tommaso fosse infallibile, sia perchè non è neppure molto chiaro come mai dovremmo aver capito Tommaso, su questo punto, con otto secoli di ritardo.

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