A proposito del peccato… solo l’Infinito può compensare l’infinito

di Pierfrancesco Nardini


“Il peccato offende l’infinita giustizia di Dio ed ha una malizia in certo modo infinita” (San Tommaso d’Aquino).

Questa frase del Dottore Angelico deve far pensare. Come tante citazioni di altri santi, deve diventare monito per evitare tenacemente il peccato mortale.

Come già spiegato in un commento al Catechismo (http://itresentieri.it/il-catechismo-di-san-pio-x-commentato-per-voi-n-75/), questa frase del Dottore Angelico significa che l’uomo che commette un peccato grave offende un Soggetto infinito, Dio, mettendo tra l’altro se stesso nell’impossibilità di riparare senza l’aiuto divino (la Confessione).

Si rimanda al citato commento, qui ci si vuol soffermare su un altro aspetto.

Dio è Bontà infinita, oltre che Giustizia altrettanto infinita: oltre alla Redenzione donata all’uomo, un’altra dimostrazione, tra le tante, ne è proprio la Confessione.

Questa dipende direttamente dalla Redenzione, ne è uno dei frutti. Se quest’ultima, infatti, permette all’uomo, unitamente al Battesimo, di tornare alla salvezza, la Confessione permette di tornare in stato di grazia (e quindi alla salvezza) dopo il peccato grave.

Sono ambedue aiuti enormi, infiniti, appunto, donati da Dio agli uomini. È quel che si dice “togliere le castagne dal fuoco”. L’uomo era nella condizione di farle bruciare le castagne. Fuor di metafora non avrebbe potuto riparare il peccato originale, ma neanche quello grave e attuale.

Non è un caso che il Battesimo e la Confessione vengano chiamati anche sacramenti dei morti, “perché
donano la vita della grazia alle anime morte per il peccato” (Catechismo di San Pio X, n. 274).

Sant’Alfonso Maria De Liguori insegnava che “hai da credere che Gesù Cristo ha istituiti i ss. sacramenti, per mezzo de’ quali ci perdona i peccati, e ci santifica le anime: applicandoci i suoi meriti, e l’efficacia del suo prezioso sangue” (“Avvertimenti necessari per salvarsi”).

E così l’uomo deve fare opera di umiltà, scrollarsi di dosso l’orgoglio di sentirsi pari a Dio e prendere atto delle conseguenze del peccato grave. E, soprattutto, ringraziare ogni giorno il Signore dei doni infiniti che ci permetteranno una vita infinita.


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