A proposito delle sanzioni ad Orban, conoscere chi finanzia Soros può essere utile…

Vi offriamo questo articolo (ci scusiamo per la lunghezza), molto utile per capire. L’autore è Francesco Galofaro (docente al Politecnico di Milano). Precisiamo che l’utilità dell’articolo e il nostro proporlo non significa che qualsiasi giudizio dell’autore sia da noi condiviso. 

Nelle ultime due uscite della nostra inchiesta abbiamo ricostruito il sistema integrato delle comunicazioni messo in piedi dalla Open Society Foundation allo scopo di influenzare il risultato delle scorse elezioni europee del 2014. E’ possibile leggere le due parti ai seguenti indirizzi:

La tornata elettorale ha portato all’elezione di oltre 226 europarlamentari considerati “affidabili” dalla fondazione, tra i quali una pattuglia di 14 italiani, come abbiamo visto nelle prime due parti dell’inchiesta, che possono essere reperite agli indirizzi:

Quel che andiamo ad approfondire con il numero di oggi sono i progetti italiani finanziati in occasione della campagna elettorale del 2014, con alcune considerazioni sulla sovranità dello stato nel senso tradizionale del termine e della sua nuova versione algoritmica.

Progetti in Italia

Alcuni tra i progetti finanziati riguardano tutti i Paesi europei, mentre altri legano le elezioni europee a elezioni locali e a temi specifici. Di seguito approfondiremo i progetti che riguardano specificamente l’Italia.

Arcigay

Primo fra tutti il progetto dell’Arcigay “LGBT Mob-Watch Italy-Europe 2014”, finanziato con 99.690 dollari, destinato a costituire (traduciamo) “uno strumento permanente per monitorare, lanciare, campagne, monitorare e costituire in lobby” la comunità gay e i simpatizzanti. Se l’obiettivo di ridurre la distanza tra gli standard italiani ed europei di protezione può essere condivisibile, molte più perplessità suscita lo strumento prescelto, ovvero la costituzione in lobby. A parere di chi scrive, il fenomeno delle lobby costituisce una pericolosa degenerazione della democrazia. A parte ciò, “Lobby gay” è un’espressione usata fin qui dai cattolici conservatori per squalificare quanti lottano per i diritti LGBT. Che Arcigay si dia da fare per dimostrare i teoremi dei complottisti sembra quantomeno un autogol clamoroso [1]. Infine, ci si può chiedere cosa dia ad Arcigay la presunzione che le sue iniziative legislative rappresentino le istanze, le idee e i valori dell’universo non-eterosessuale. La domanda non sembra affatto peregrina: è alla luce del sole il conflitto tra articolazioni di Arcigay e Arcilesbica sul tema controverso dell’utero in affitto [2] fino allo sfratto [3].

Minoranze Rom

Per continuare con i progetti, 26.100 dollari sono stati stanziati per l’Associazione Upre Roma, per stimolare il voto della minoranza Rom. 25.000 dollari sono andati per scopi analoghi alla Fondazione Romani Italia.

Associazione 21 Luglio

L’ONLUS Associazione 21 Luglio ha ricevuto 49.782 dollari per un progetto intitolato “Per i diritti, contro la xenofobia”. L’associazione ha lo scopo di raccogliere donazioni in favore dei diritti dei bambini [4], ma il progetto finanziato dalla Fondazione ha per scopo il monitoraggio dei media per quel che riguarda discriminazioni nei confronti di Rom, Sinti e Migranti e l’apertura di contenziosi strategici, ove possibile.

Centro Studi ed Iniziative Europeo

Una cifra relativamente modesta (8.910 dollari) è andata a finanziare il progetto “Platform for voice”, che ha lo scopo di sviluppare contenuti e statistiche da mettere a disposizione delle organizzazioni che lottano per i diritti delle persone marginalizzate. Si tratta quindi di una delle attività che abbiamo classificato come “produzione di contenuti” per la rete di comunicazioni nella scorsa puntata della nostra inchiesta.

COSPE

L’organizzazione Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi emergenti ha ricevuto 46.090 dollari con l’obiettivo di stimolare l’impegno attivo dei cittadini europei residenti in Italia nella vita politica e pubblica mobilitandoli a registrarsi e votare; di mobilitarli a partecipare attraverso una campagna di informazione multimediale; di amplificarne la voce e le richieste attraverso le loro associazioni rappresentative partner del progetto. E’ uno dei tanti progetti per mobilitare i cittadini europei immigrati in altri Paesi: tra i gruppi rappresentati, troviamo anche Polacchi, Rumeni, Cechi residenti in Inghilterra. E’ facile presentare la UE come l’unica difesa (forse più auspicata che reale) da quelle istituzioni nazionali e locali che discriminano gli immigrati dai Paesi appartenenti alla comunità (razzismo istituzionale).

European Alternatives – Italian branch

49.500 dollari sono stati stanziati per un progetto di ampiezza europea ma gestito da questa organizzazione italiana. Nel nome dei diritti dei più deboli (immigrati, giovani) l’organizzazione si propone di organizzare iniziative di campagna elettorale in senso tradizionale: sei tour in roulotte transnazionali, feste elettorali, un sito dedicato, videointerviste ecc. in collaborazione con ONG locali, stakeholders, attivisti, volontari. La stessa organizzazione ha ricevuto ulteriori 24.950 dollari per l’organizzazione di un campus autunnale, dal titolo “aggiustare l’Europa” per meglio valutare le iniziative itineranti e comprendere “come migliori organizzazioni di base e della società civile transnazionali potrebbero utilizzare l’attuale Legislatura europea per creare piattaforme europee trasversali e iniziative comuni attorno ad obiettivi condivisi”.

Media Diversity Institute

Tra le iniziative più inquietanti abbiamo questo progetto, intitolato “Our Elections”, che si propone di realizzare una campagna mediatica di tre mesi. Il giovani sono il “bersaglio” preso di mira, e lo scopo, oltre alla mobilitazione elettorale, è “rivelare atteggiamenti, travisamenti e manipolazioni dei politici xenofobi attraverso l’umorismo e il dramma”. L’organizzazione, la cui referente è una certa “signorina Naomi Love”, non è italiana, non rende conto ad alcuna autorità di controllo italiana e si propone di intervenire, oltre che in Italia, anche in Grecia, Regno Unito e Ungheria, mobilitando i giovani attraverso messaggi che suscitino reazioni in primo luogo emotive. Il budget per l’iniziativa ammonta a 49.663 dollari.

Altri interventi di organizzazioni non italiane

Molti interventi prevedono una lista di Paesi, tra i quali l’Italia, e hanno per bersaglio forze politiche definite genericamente “euroreject” o “anti-EU”; tra queste, l’ungherese Political Capital Institute, il cui progetto ha dichiaratamente “una forte focalizzazione sull’Italia” (finanziamento: 95.228 dollari). Transparency International è stata finanziata per denunciare i conflitti di interessi dei candidati (122.000 dollari) coinvolgendo i social network per incoraggiare la vigilanza collettiva. L’elenco di tutti i progetti di organizzazioni straniere che operano l’Italia sarebbe molto lungo, essendo coinvolta in 39 progetti su 90.

Il programma fiscale

Tra le iniziative più interessanti, troviamo quella di SOMO (Stichting Onderzoek Multinationale Ondernemingen) che ha per bersagli l’Olanda e l’Italia. Il progetto, intitolato “Perdite pubbliche, guadagni privati”, è volto a far pressione per i seguenti obiettivi:

1) più rigorosi obblighi di rendicontazione fiscale e trasparenza per le società transnazionali, tra cui la titolarità effettiva e la rendicontazione dei pagamenti delle imposte paese per paese;
2) rafforzare la lotta contro i flussi di capitale illecito;
3) riforme del settore finanziario che impediscono che i costi dell’eccessiva assunzione di rischio siano a carico dei contribuenti e delle società;
4) meccanismi rafforzati di applicazione della responsabilità aziendale in generale.

Si tratta davvero di un ottimo programma, da un punto di vista liberal-liberista, volto a combattere chiari abusi a danno di piccoli azionisti, Stati e popoli europei, senza discutere, ahimè, quell’assurda concentrazione di capitali nelle mani di pochi attori che ne è causa prima e motore immobile. Per realizzarlo sono stati spesi 150.000 dollari.

Italiani di successo

49.270 dollari sono stati devoluti all’associazione Young European Federalists per realizzare il progetto MovEurope2014, una campagna transnazionale avente lo scopo di sensibilizzare i giovani e incoraggiarne il dialogo con i policy-makers europei su un certo numero di temi selezionati.

Il referente è il sig. Federico Guerrieri, che di mestiere fa il “coordinatore di campagne” – a giudicare dalla sua pagina LinkedIn [5]. E’ molto interessante notare come si tratti di una persona su cui la Open Society Foundation ha in seguito investito molto: nel suo curriculum troviamo infatti un periodo di un anno alla Open University, dal 2014 al 2015.

Lobby Vs Partito

Prima di passare a un nuovo capitolo dell’inchiesta, vorremmo fare alcuni approfondimenti sul problema rappresentato dall’intervento massiccio della fondazione di Soros sul territorio italiano. Non contando infatti i progetti che hanno per estensione l’Europa intera, quelli di cui ci siamo occupati fin qui ammontano a un investimento di circa 750 mila dollari. Per dare un’ordine di grandezza, si tratta di una cifra superiore a quella dichiarata dal Movimento 5 Stelle in occasione della stessa campagna elettorale del 2014, ovvero cpoco meno di 500.000 euro [6].

Ci troviamo quindi di fronte a un’insieme di associazioni, non tutte italiane ma operanti sul suolo italiano, che hanno la forza di un piccolo partito (com’erano allora i 5 stelle) e che rendono conto a un singolo finanziatore residente negli Stati Uniti, dal quale ricevono fondi in dollari. Le loro azioni rispecchiano i valori di una persona sola, le loro azioni politiche riflettono il disegno di un’unica mente. Si tratta infine di una organizzazione che non è un Partito. A differenza della lobby delle multinazionali del farmaco, un Partito non si specializza su un tema selezionato, perché mira, una volta al potere, a esercitare la sovranità. A proposito di quest’ultima, infatti, Foucault scrive che essa non è isotopica [7]. Scomoda così una nozione cara ai semiotici, ovvero quella di isotopia, che indica la distribuzione coerente di un certo tema, ovvero un certo livello di significato, che dà luogo a una data lettura della società (nel nostro caso).

Al contrario, l’azione politica della la lobby di Soros si esercita in Italia attorno a pochi e selezionati temi: diritti delle minoranze, conflitto di interessi e regole per la concorrenza, anti-razzismo. Come ogni lobby, non promuove una sintesi tra le diverse contraddizioni che attraversano la società, ma prende parte in causa, oltre a essere del tutto assente su alcuni temi – per citarne tre, stato sociale; diritti dei lavoratori; ambiente. In questo modo, finisce per porsi in conflitto con la sovranità dello Stato.

Sovranità: una nozione in crisi

Non è facile individuare fenomeni reali che corrispondano al concetto, arbitrario, di “sovranità”. Tutta la recente produzione delle Relazioni Internazionali parte dal presupposto che l’ottica dello Stato sia insufficiente a comprendere le dinamiche della politica internazionale, intesa come sistema [8]. Accanto agli Stati le teorie prendono in considerazione attori intergovernativi (ad es. l’ONU) transnazionali(multinazionali, banche) e ONG (Croce rossa, Amnesty International), le quali, sia detto, nella maggior parte dei casi agiscono comunque in conformità con le linee di politica estera dei rispettivi governi [9]. Nelle visioni sistemiche, l’idea centrale delle relazioni internazionali classiche, la finzione per la quale ogni Stato è un attore unitario, è criticata in quanto ideologica e controfattuale. Lo sviluppo diseguale dei centri e delle periferie economiche mondiali è un effetto sistemico del capitalismo, e non il frutto di un qualche “ritardo”. Dunque, non tutti gli Stati sono uguali, non tutti sono in grado di esercitare una sovranità effettiva [10].

Lo svuotamento dello Stato

Secondo Maynz [11], tra le principali funzioni di uno Stato, troviamo:

– la regolazione dei rapporti tra territorio e ambiente esterno (difesa dei confini, imperialismo, politica di potenza ecc.);
– Regolazione dei rapporti interni (tra individui, tra classi ecc.);
– Garanzia di funzionamento della Pubblica amministrazione;

Se pensiamo all’azione della Open Society di Soros come a un attore non governativo in grado di influenzare dall’interno le scelte politiche di un determinato Stato, notiamo come questa definizione di Stato non possieda che una validità formale: mentre gli Stati continuano nominalmente a esistere, da un punto di vista funzionale, i principi in base ai quali il loro interesse è individuato vengono decisi altrove, all’esterno dello Stato stesso.

La sovranità algoritmica

Come si vede, solo una parte delle azioni della Open Society Foundation ha effetto a partire dalle sue articolazioni presenti nel territorio italiano. Un’altra parte ha efficacia perché, attraverso Internet e più in genere tramite il sistema delle comunicazioni, il territorio dello Stato confina con ogni altro territorio. Internet ha una funzione analoga a quella del mare, che fa sì che Genova confini con Shanghai, con la differenza che per giungervi non occorrono mesi e mesi di traversate. E’ ciò che Foucault chiamerebbe un’eterotopia, la quale non solo connette spazi ritenuti incompatibili, ma li rende penetrabili [12]. Attraverso le connessioni eterotopiche provviste dai nuovi media si rivela una nuova minaccia per la sovranità algoritmica di uno Stato. Infatti, pur nelle tante possibili definizioni e articolazioni della nozione di sovranità, la sua effettività semiotica può essere rivelata dalle sue violazioni. In modo simile, per esempio, la presenza del sacro, comunque lo definiamo, si rivela dalla possibilità della profanazione.

La nuova questione della sovranità

La questione della sovranità è variamente articolata in versioni nazionaliste, comunitariste, oppure patriottiche: queste ultime la legano alla questione sociale. E’ inutile farsi illusioni: tutte queste opzioni politiche sono nel mirino di Soros, e considerate a vario titolo estremiste, euroscettiche, populiste. Per intenderci, in Italia il problema non riguarda solo la Lega o il M5s, ma anche PaP e i vari partiti comunisti. Per tutti i motivi che abbiamo visto fin qui, sarebbe un errore considerare una lobby “progressista” solo perché alcuni dei valori che ci propone ci persuadono. Si tratta solo di una leva per far passare un più generale attacco allo Stato condotto da diversi attori transnazionali come le multinazionali, non governativi come la stessa Open Society Foundation, o intergovernativi come l’Unione Europea. Paradossalmente, il così detto sovranismo si alimenta della crisi della sovranità. E’ venuta meno la finzione per cui tutti gli Stati sono uguali: pochi sono gli stati sovrani superstiti: la Cina, la Russia – altro avversario storico di Soros. La limitazione programmatica delle leve di intervento dello Stato non fa che ridurre la forza dei popoli a vantaggio del potere delle grandi organizzazioni private tanto su un piano economico quanto su quello politico. Organizzazioni come la Open Society Foundation hanno in primo luogo il dovere, per poter agire efficacemente, di discutere la sovranità dello Stato, di ridurlo all’esercizio puramente formale delle proprie funzioni, di azzerarne il potere. Il tutto per stabilire quale sia il vero interesse del popolo nonostante quel che crede il popolo.

NOTE

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Lobby_gay
[2] http://www.arcilesbica.it/comunicati-stampa/arcilesbica-risponde-al-circolo-mario-mieli/
[3] https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/18_maggio_15/arcigay-sfrattaarcilesbica-casseroe-scontro-9d475890-580e-11e8-ac60-60db95e74eb3.shtml
[4] http://www.21luglio.org/21luglio/cosa-facciamo/
[5] https://www.linkedin.com/in/federico-guerrieri-9639a727/?locale=en_US
[6]http://www.ilblogdellestelle.it/2014/12/rendicontazione_delle_spese_del_m5s_per_le_elezioni_europee.html
[7] Foucault, M. Il potere psichiatrico: corso al collège de France (1973-1974), Milano: Feltrinelli, 2004, p. 51.
[8] Cfr. Falk – Kim, “World Order Studies and the World System”, in Thompson (ed.) Contending Approaches to World System Analysis, Beverly Hills, Sage, 1983.
[9] https://www.anarcopedia.org/index.php/Organizzazione_Non_Governativa
[10] Cfr. Amin, S. Lo sviluppo ineguale, Torino: Einaudi 1977.
[11] Mayntz, R. Sociologia dell’amministrazione pubblica, Bologna: il Mulino, 1982, pp. 62-63.
[12] Foucault, M. Spazi altri: i luoghi delle eterotopie, Udine: Mimesis, 2008.

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