Acqua alta a Venezia. Mose certamente! Ma anche un po’ di penitenza non farebbe male.

Siamo nuovamente ad affrontare un’emergenza climatica: Venezia è sotto l’acqua con tutte le conseguenze che questo -ahinoi!- comporta riguardo alle bellezze che possiede questa straordinaria città.

Giustamente i dibattiti di questi giorni si sono incentrati sul Mose. Giustamente, perché è giusto che ciò che si era progettato e iniziato a costruire vada nel suo giusto compimento. D’altronde è dovere (sottolineiamo: dovere!) dell’uomo proteggersi dalla natura e dalle sue intemperanze.

A riguardo, visto che trattiamo di apologetica, vi è un motivo ben preciso. Prima di tutto, come dice bene il Libro del Genesi, la natura è stata creata per metterla a servizio della signoria dell’uomo: “…che l’uomo domini sugli uccelli del cielo e sui peci del mare” (Genesi 1). Secondo, perché dopo il peccato originale la natura si è “guastata” e facilmente può ritorcersi contro l’uomo, per cui è più che giusto che l’uomo stesso cerchi di arginare ciò che la natura negativamente gli può causare.

Simili riflessioni sono importanti, perché fanno ben capire come il Cristianesimo non rifiuti lo sviluppo tecnologico, ma addirittura lo incentivi e lo legittimi moralmente rendendolo un dovere improcrastinabile nei momenti in cui l’uomo può salvare se stesso e gli altri; ovviamente sempre non trasgredendo le leggi morali fondamentali. A riguardo ci permettiamo di rimandare ad un’altra sosta dove si parla della differenza tra tecnica lecita e tecnica illecita (clicca qui).

Detto ciò, però, non bisogna cattolicamente (sottolineiamo cattolicamente) dimenticare una cosa. Meglio: un principio su cui chi vuol dirsi cattolico non può non convenire, e cioè che se tutto ciò che capita non necessariamente è voluto da Dio, è pur vero che tutto ciò che capita è sempre permesso da Dio. Detto in soldoni: ciò che avviene non può mai essere per una “distrazione” di Dio, ma sempre per una sua permissione.

Da qui la grande sapienza di una volta, che stoltamente abbiamo voluto rimuovere, ovvero la capacità di leggere i fatti, buoni o cattivi che fossero, anche alla luce della dimensione soprannaturale, cioè del volere di Dio. Da qui il pregare perché la natura non si scatenasse contro l’uomo, perché non vi fossero catastrofi, alluvioni, terremoti, ecc. Indipendentemente se ciò possano costituire dei castighi (potrebbero anche esserlo), resta sempre la convinzione che Dio può tutto e che quindi Dio può anche evitare che certe cose succedano, così come può far sì che tutto si risolva

Ora, che questi discorsi li disprezzino coloro che sono lontani dalla fede, non fa notizia; che questi discorsi vengano derisi da chi non crede, è nella logica delle cose; ma che ormai a questo non credano nemmeno più i cattolici, un bel po’ di notizia la dovrebbe fare, eccome. Meglio: non si tratta tanto dei cattolici, inteso come popolo, il quale tutto sommato a certe cose crede ancora, quanto dell gerarchia della Chiesa. Non ci sembra, per esempio, che in questi casi le Curie invitino i fedeli a fare processioni penitenziali  per riparare e per pregare affinché ci si liberi dai flagelli.

Ma d’altronde -lo abbiamo detto più volte- questa Chiesa sta guadagnando il “mondo”, ma sta perdendo il popolo.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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2 Comments on "Acqua alta a Venezia. Mose certamente! Ma anche un po’ di penitenza non farebbe male."

  1. Egregio professore lei ha pienamente ragione.

  2. …e cercano l’obolo per la città!!!nn ci posso credere! e lo Sato finora cosa ha fatto?!
    io la beneficenza la faccio per una “persona” che si trova in vere difficoltà…nn per salvare le “pietre”!

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