Anche il Corriere della Sera deve riconoscerlo: la politica sui migranti del nuovo governo ha scompaginato gli interessi degli scafisti

Sul corriere.it del 14 luglio è stato pubblicato un articolo di Lorenzo Cremonesi dal titolo “Meno arrivi e nuove milizie, i trafficanti libici si spostano”.  Vista la fonte, ciò che si dice è molto interessante. Ve ne offriamo una sintesi.

In poche settimane il numero di migranti che dalla Libia cerca di attraversare il Mediterraneo verso le coste italiane con la speranza di lavorare in Europa si è più che dimezzato. Nessuno azzarda a fornire numeri precisi in Libia. Ma se è vero che ancora a febbraio l’agenzia affiliata all’Onu per le migrazioni (Oim, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) segnalava la presenza di oltre 704 mila migranti concentrati quasi esclusivamente in Tripolitania, oggi il numero ufficioso rilanciato tra le autorità e i media libici si aggira sulle 200 mila persone, forse anche meno. «La cruda verità è che la politica del nuovo governo italiano ha cambiato la situazione sul campo. La quasi sparizione delle navi delle organizzazioni non governative (Ong), oltre alla nuova strategia dei respingimenti e dei porti chiusi voluta da Roma ha di fatto ridotto i flussi al lumicino», sostengono i giornalisti libici. Nessuno vuole essere citato direttamente. Il tema resta tabù. (…) il dato della drastica diminuzione di chi parte sui battelli dei trafficanti è confermato anche dai responsabili della guardia costiera di Tripoli. «Dai primi mesi del 2018 abbiamo salvato in mare e riportato sulle nostre coste oltre 10 mila persone (secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sono quasi 7 mila). Il nuovo governo italiano ha fatto bene a fermare le Ong, che nei fatti erano funzionali alla tratta. Per i trafficanti e le organizzazioni criminali che prosperano sulla vendita di esseri umani è crisi nera. Una crisi tanto grave che stanno spostando le loro attività in Tunisia e Marocco», sostiene Massud Abdel Samat, che ha il compito di dirigere i guardiacoste dal comando della capitale con un’attenzione particolare per le navi fornite dagli italiani. Sabratha, una volta il porto a Ovest di Tripoli dove più frequenti erano le partenze e l’ex ministro degli interni Marco Minniti aveva stretto accordi con il clan Dabbashi, è oggi quasi fermo. Gli scafisti ricorrono ai barconi in legno da sostituire ai gommoni in vista di un viaggio più lungo, ma più facilmente individuabili dai radar. (…).

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