Borraccia n.212

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

212

L’ACQUA

“La vetta della perfezione sta nel volerci come Dio vuole che siamo.”

(Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal)

I SORSI

1

Cari pellegrini, la scena da cui partiamo è di una banalità estrema. Un uomo, con una pompa, sta innaffiando delle aiuole. Dell’acqua scorre per strada e ci soffermiamo a vedere come essa tenda verso il basso e sfrutti la pendenza.

2

Ci sono due modi di intendere la perfezione. Uno, in senso assoluto. L’altro, in senso relativo.

3

La perfezione assoluta è solo Di Dio, ovvero di Colui che è assoluto in sé, cioè che basta a se stesso. L’altra perfezione, quella relativa, è della creatura, che, a differenza di Dio, non è autosufficiente ma trova in Dio la sua origine e il suo continuare ad esistere.

4

La perfezione assoluta non rimanda a nulla se non a se stessi. Dio, infatti, non si deve conformare a nulla. Già “è” in quanto “è”. Perché Dio possa essere perfetto, gli basta essere se stesso. Né può essere altrimenti: Dio non può che essere se stesso!

5

La perfezione relativa, invece, rimanda ad una conformazione. L’uomo, se vuole essere perfetto in quanto uomo, deve pienamente e perfettamente conformarsi all’unico fine che è Dio.

6

Mentre Dio non deve conformarsi al fine, perché Lui è il fine; l’uomo deve conformarsi a Dio come fine, perché l’uomo non è il fine di se stesso.

7

Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal (1572-1641), con le parole che fanno da acqua di questa borraccia, “gioca” su un concetto che è tra il paradossale e il pleonastico: …bisogna che noi ci vogliamo come Dio vuole che siamo.

8

Ovvero, noi dobbiamo impegnarci ad essere davvero ciò che siamo, perché Dio vuole che siamo ciò che dobbiamo essere secondo la nostra natura.

9

Se ci si riflette, ciò che dice santa Giovanna non è un giocare cripticamente con le parole, bensì è la verità dell’esistere dell’uomo.

10

L’uomo, infatti, deve tendere al fine che è Dio, ma perché? Perché questo è il suo naturale essere.

11

Il poeta Thomas Stearns Eliot (1888-1965) si chiede: “La fine? E’ la onde partiamo…” Infatti è proprio così. Dov’è l’evidenza che l’uomo abbia bisogno di un fine, cioè che non può essere se stesso l’obiettivo da raggiungere? E’ nel fatto che l’uomo è “partito”, cioè che la vita dell’uomo è un cammino e che l’uomo, quindi, aneli a raggiungere qualcosa. Insomma, l’evidenza del fine sta nella stessa “partenza” dell’esistere umano.

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Pertanto, non c’è perfezione possibile se non nel conformarsi alla volontà di Dio; il Quale -a sua volta- vuole che noi siamo veramente noi stessi… perché senza di Lui noi non siamo noi stessi.

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Cari pellegrini, è come l’acqua che scorre. Se l’acqua è acqua, non può non scorrere dove la legge fisica la spinge ad andare…

14

…la nostra legge fisica e scorrere verso Dio!

Al Signore Gesù

Signore, la mia vita deve essere uno scorrere verso di Te, che sei l’unica vera méta.

Non permettere che devii da essa.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, perché non perda il vero orientamento del mio cammino, mi stringo a Te.

Tu sei la vera Stella Polare (Stella Matutina).

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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