Borraccia n.228

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

228

L’ACQUA

“Lo spirito d’infanzia raggiunge il suo vertice nella Croce”

(Lettera di dom Gérard Calvet a fr. Marie-Albert)

I SORSI

1

Cari pellegrini, l’immagine da cui vogliamo partire è quella dell’affabulazione. Un nonno, oppure una mamma o un papà, sta raccontando una favola ad un bambino. E questi che fa? Sta in silenzio. Non parla. E’ tutto preso dall’incanto della storia. Ma il suo silenzio non è passività: è delizia dell’ascolto e desiderio di conoscere come andrà a finire il racconto.

2

L’acqua di questa borraccia è fatta di alcune parole che il famoso abate Gérard Calvet (1927-2008), noto liturgista, scrisse ad un confratello. Esse proseguono dicendo: “Tale spirito consiste nello svolgere il ruolo dell’Amato a consentire di non rispondere nulla, di non dire nulla, di non potere nulla, ma di volere con tutte le proprie forze ciò che Dio vuole, fosse pure il nostro nulla, e consentirvi con gioia.”

3

Dunque, lo spirito dell’infanzia è abbandonarsi. Ovviamente si tratta di un abbandonarsi “intelligente”, nel senso che si capisce che è giusto abbandonarsi perché l’uomo è uomo e Dio e Dio.

4

Non ci si abbandona a chi ci vuole male, bensì a chi ci vuole bene.

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Si tratta però di un abbandono che riguarda tutto. Ovvero riguarda tutto ciò che Dio vuole da noi. Anche e soprattutto ciò che è difficile e doloroso.

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Ci sono pertanto due concetti da tener presente. Un conto è sapere che Dio ci vuole bene; altro è pretendere che Dio voglia ciò che vogliamo noi.

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Prima abbiamo detto che l’abbandono implica il riconoscere che colui a cui ci si abbandona ci voglia bene, altrimenti sarebbe da stolti. L’abbandono a Dio è quanto di più ragionevole ed intelligente possa esistere. E’ qualcosa che conviene!

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L’inganno è credere che Colui a cui bisogna abbandonarsi la pensi come noi. Addirittura debba conformare il suo pensiero sul nostro. Ma ciò non sarebbe più un abbandono, bensì il contrario.

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Ed ecco le parole di dom Calvet: “…esso consiste nello svolgere il ruolo dell’Amato, a consentire di non potere nulla, di non dire nulla, ma di volere con tutte le proprie forze ciò che Dio vuole, fosse pure il nostro nulla…”

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E, in questo caso, il nulla che siamo disposti ad essere diviene la nostra vera speranza e la nostra vera pienezza.

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Questo ci chiede il Signore: fiducia e abbandono a Lui!

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Santa Teresa di Lieseux (1873-1897) lo dice chiaramente: “Gesù non chiede grandi azioni, bensì soltanto l’abbandono e la riconoscenza.”

Cari pellegrini, noi siamo dei bambini, che, dinanzi alla meraviglia di Dio, devono rimanere nel silenzio dell’incanto. Devono seguire le sue parole, così come fa un bambino tutto preso ed incantato dal racconto del suo narratore.

Al Signore Gesù

Signore, io voglio essere un bambino che ti segue.

Fa che rifiuti qualsiasi tentazione di “adultismo” della fede.

Mi interessa solo ascoltarti e seguirti fin sulla Croce.

Mi interessa solo “incantarti” di Te.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, aiutami a seguire in silenzio il tuo Divin Figlio.

Che accetti da Lui qualsiasi cosa voglia e desideri per me.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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