Borraccia n.253

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

253

L’ACQUA

“Allontaniamo da noi le opere delle tenebre e rivestiamoci delle armi della luce.”

(Romani 13)

I SORSI

1

Cari pellegrini, vi immaginate se in un concorso di scalatori, vi fosse un gareggiante che dicesse: “Io voglio partecipare, ma non voglio scalare un bel nulla!” Una scena di questo tipo sarebbe letteralmente da manicomio.

2

San Paolo nell’acqua che abbiamo scelto per questa borraccia dice che dobbiamo allontanarci dalle tenebre per scegliere la luce.

3

E’ un’affermazione chiara e facilmente comprensibile: è nostro dovere scegliere il Bene piuttosto che il Male, Dio e non il Maligno.

4

Ma nella frase ci sono due parole la cui presenza va approfondita. San Paolo a proposito delle tenebre parla di opere (allontaniamo da noi le opere delle tenebre) e a proposito della luce parla di armi (rivestiamoci delle armi della luce).

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Perché l’uso di queste parole? E’ evidente che anche quelle del Bene sono opere, infatti sono scelte, azioni, decisioni; ma sono opere, scelte, azioni e decisioni che si realizzano nella lotta.

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E qui c’è un punto che non possiamo mai dimenticare: senza la lotta non si vive. Meglio: senza la lotta, non si vive la Vera Vita.

7

Celebri sono queste parole di Leopardi: “Noi veniamo rapiti dalla bellezza di un fiore o dal silenzio di un bosco, e non ci rendiamo conto che dietro quel fiore e quel bosco c’è sempre una lotta per la vita.” 

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E infatti è così: la bellezza vien fuori dalla lotta. Ovviamente, qui non si tratta di “sposare” una concezione gnostica o filosoficamente hegeliana dell’esistere, per cui il bene c’è nel momento in cui si contrappone al male, e quindi anche il male diventa in un certo qual modo necessario. No, non è questo. Piuttosto è la constatazione che nella nostra vita post-peccatum (dopo il peccato originale), la virtù si esercita nella prova, nel dolore, nella sofferenza. E il nostro destino è il Calvario.

9

Su quel monte, quel Venerdì, c’erano tre croci. Al centro vi era la Croce del Signore, a fianco quella dei due ladroni. Questi soffrirono allo stesso modo. I chiodi trapassarono le carni di entrambi, ma per l’uno la croce divenne grazia di santificazione (il buon ladrone) “Oggi sarai con me in Paradiso (Luca 23)”, per l’altro la croce fu causa di dannazione.

10

Ebbene, cari pellegrini, noi dobbiamo decidere quale “ladrone” vogliamo essere, ma il calvario e la croce non li possiamo evitare.

11

Così, non possiamo evitare la lotta, come uno scalatore di montagna che non può certo evitare la fatica di doversi inerpicare fino alla cima.

Al Signore Gesù

Signore, scelgo la tua luce.

Lo so che questo mi costerà la lotta, il sacrificio, la durezza della battaglia, ma non mi importa.

Ti chiedo solo di darmi la forza, perché da solo non potrei mai farcela.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, unito a Te decido di lottare.

Saperti a fianco, mi consola.

Contemplo Te, e trovo la forza per combattere.

Fa che possa sempre stare a fianco a Te, così nella tua tenerezza troverò il mio riposo e il mio ristoro.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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