La Borraccia per il 29 dicembre

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

(281)

L’ACQUA

“Mentre la terra era immersa nel più profondo silenzio e la notte era a metà del suo corso, il Tuo Verbo onnipotente, o Signore, scese dal Cielo”

(Introito della Messa nell’Ottava di Natale)

I SORSI

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Cari pellegrini, vi ricordate quando si era alle scuole elementari? Ma anche più in là: alle scuole medie e forse anche in quelle superiori. Gli ultimi minuti della giorno scolastico non passavano mai. Soprattutto se vi era un’ora di materia pesante. Si attendeva la campanella di chiusura e, quando questa finalmente squillava, sembrava la melodia più bella, altro che Nona Sinfonia di Beethoven! Come molle si scattava dai banchi e giù a correre verso l’uscita della scuola.

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L’acqua di questa borraccia ci dice che la nascita di Gesù avvenne quando tutto era silenzio e di notte, al centro della notte: …mentre la terra era immersa nel più profondo silenzio e la notte era a metà del suo corso… 

3

E’ cosa questa risaputa. Eppure -forse- non ci si sofferma sul significato.

4

Quando pensiamo al mondo pagano siamo naturalmente portati a credere (sempre che non siamo stati contaminati da certo relativismo storico) che questo mondo fosse immerso nella menzogna. Il che è vero.

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Così siamo portati a credere che questo mondo fosse dominato dalla violenza, dalle ingiustizie, dal non rispetto per la dignità di ogni persona umana. E questo è altrettanto vero.

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Ma c’è un punto che forse ci sfugge. Ed è quello più critico del mondo precristiano. In questo mondo dominava il “silenzio”: “…mentre la terra era immersa nel più profondo silenzio”.

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Se ci si riflette, tale “silenzio” costituiva la menzogna e la violenza più gravi di quel mondo.

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In tal caso cosa significa “silenzio”? Come lo si deve intendere?

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E’ il silenzio della solitudine. Meglio: del ritrovarsi nella vita senza la possibilità di chiedere aiuto.

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Infatti, nel mondo precristiano non c’era un Dio con cui parlare.

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Non c’era un Dio da invocare… nel senso letterale del termine: “invocare”, cioè “chiamare dentro” la propria vita.

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Non c’era un Dio “padre” a cui rivolgersi e chiedere.

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Il divino era quello che era. Questi o aveva “creato” per sbaglio (la gnosi), oppure aveva creato per servirsi dell’uomo e farne suo “schiavo”.

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Questo divino poteva anche parlare attraverso i suoi falsi dei, ma sempre permaneva impietosamente il “silenzio”. Appunto: il “silenzio” di ritrovarsi soli con i propri problemi.

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Nelle tragedie greche il tema di questa “solitudine” dell’uomo è centrale. L’uomo è costretto a far da sé. A cercare un’illusoria giustizia da sé. A lottare da sé. A scoprire le proprie contraddizioni da sé.  Edipo, ad esempio, dà fino alla fine la caccia al colpevole della morte di Laio, suo padre, per poi dover scoprire impietosamente che l’omicida è proprio lui.

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Ma proprio quando la terra era immersa in questo angosciante silenzio, ecco il suono dolcissimo della gioia… e il silenzio svanisce!

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…come finalmente svaniva la tensione di quando si era piccoli e si attendeva finalmente lo squillo della campanella della scuola che apriva alla gioia spensierata dei giochi fra compagni.

Al Signore Gesù

Signore, Ti ringrazio che ci sei.

Ti ringrazio che sei accanto a me. E vuoi che io ti parli.

Anzi, ti addolori se io non mi rivolgo a te e ponga nel suo dolcissimo Cuore le mie ansie e le mie angosce.

Alla Regina dello Splendore

Madre, grazie che hai fatto sì che nella mia vita vi fosse la voce di Dio.

Il tuo “fiat” lo ha reso possibile.

Perciò voglio essere sempre con Te, perché solo con Te, potrò udire e parlare con il Tuo Divin Figlio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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