Borraccia n.295

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

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L’ACQUA

Gesù a santa Caterina da Siena : “Tu dunque e gli altri miei servi, traete dalla fontana della mia carità le vostre lacrime e i vostri sudori; prendeteli e lavate con essi la faccia della mia Sposa (la Chiesa), poiché io ti prometto che le sarà resa la sua bellezza con questo mezzo, non con coltello, né con guerra, né con crudeltà, ma con la pace, con umili e continue orazioni, con sudori e lacrime, sparse dai miei servi con infuocato desiderio. E così adempirò il tuo desiderio, unito alle molte sofferenze, poiché il vostro patire getterà luce nelle tenebre degli uomini iniqui, che sono nel mondo. E non temete se il mondo vi perseguita, perché io sarò con voi, e giammai vi mancherà la mia provvidenza.”

(Santa Caterina da Siena , Il dialogo della divina Provvidenza, capitolo 15)

I SORSI

1

Cari pellegrini, partiamo con un esempio da massaie. I detersivi servono per pulire (scusate la banalità dell’affermazione). Più lo sporco è resistente, e più occorre un detersivo di qualità. Dunque, la qualità del detersivo si prova dall’intensità dello sporco…

2

L’acqua di questa borraccia è fatta da alcune parole che Gesù disse a santa Caterina da Siena. Ella soffriva per le sorti della Chiesa. Era in atto una situazione complessa: il Papa non risiedeva a Roma ma ad Avignone. Con tutto ciò che questo comportava in merito alla libertà della Chiesa.

3

Certo, era una situazione meno grave di quella attuale. Era una situazione che riguardava prevalentemente questioni canoniche, e non come ora -purtroppo- che la crisi invece riguarda questioni dottrinali. Ma Caterina, nella sua grandissima sensibilità di santa, ci soffriva molto. E infatti si adoperò perché il Papa tornasse a Roma.

4

E così Gesù dice a santa Caterina -e attraverso lei a tutti noi- che se si ama la Chiesa e si vuole il suo trionfo, prima ancora di lottare fisicamente in sua difesa (alle volte può servire anche questo), bisogna sacrificarsi per essa. Gesù dice precisamente: “…poiché io ti prometto che le sarà resa la sua bellezza con questo mezzo, non con coltello, né con guerra, né con crudeltà, ma con la pace, con umili e continue orazioni, con sudori e lacrime, sparse dai miei servi con infuocato desiderio.”

5

Dunque, occorre la preghiera, ed occorrono anche i sudori e le lacrime.

6

Sulla preghiera non diciamo nulla, perché il discorso è fin troppo chiaro. Diciamo piuttosto qualcosa sui sudori e sulle lacrime.

7

I sudori sono la fatica. Dunque, perché il Regno di Dio trionfi su questa terra, occorre lavorare per esso. Occorre spendersi per esso. Occorre “faticare” per esso. Occorre “sudare” per esso.

8

E qui viene spontaneo chiederci fino a che punto adempiamo alle opere di misericordia, soprattutto spirituali. Lavoriamo per l’apostolato? Cerchiamo di testimoniare anche con la parola la bellezza della Verità Cattolica?

9

Poi ci sono le lacrime. E qui entra in gioco la sofferenza. Offriamo tutti i nostri disagi, le nostre prove, i nostri dolori non solo per chi la Provvidenza ci ha messo primariamente accanto (i nostri cari), ma anche per tutti i peccatori e quindi anche per la Chiesa intera?

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Gesù poi conclude che tutto questo (preghiera, sudori e lacrime) sono capaci di gettare luce nelle tenebre: “…il vostro patire getterà luce nelle tenebre degli uomini iniqui…”.

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Si tratta dunque di “compensare”. Se il mondo è tenebra, al cristiano spetta “gettare la luce”. Inondare di luce per dissipare le tenebre.

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Il poeta americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) in Diventa chi sei esprime delle idee sull’uomo che non si possono condividere, ma nei suoi scritti c’è un’espressione bella che dice così: “Commetti un delitto e la terra diventa un cristallo”.

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Possiamo parafrasare in questo modo: quando il Signore permette il male, è perché vuole che dal male si generi il bene, vuole che alla notte succeda la luce, la nostra luce.

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Più la notte è intensa, più la nostra luce deve essere intensa.

15

Perché è sull’intensità dello sporco che si prova la qualità del detersivo.

Al Signore Gesù

Signore, io non sono santa Caterina. Non valgo nulla.

Ma dammi la forza perché anch’io possa spendermi nella preghiera, nella fatica e con le mie sofferenze perché la Tua Chiesa possa brillare.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, Tu sei la Madre della Chiesa.

Tu vuoi che essa splenda e sia linda da ogni sozzura.

Madre, accanto a Te, inondato dal tuo lindore, troverò la forza per lavorare indegnamente per la Chiesa del Tuo Divin Figlio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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