La Borraccia per il 23 settembre

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

(309)

L’ACQUA

Mi trovo nelle mani del demonio, che si sforza di strapparmi dalle braccia di Gesù. Quanta guerra, mio Dio, mi muove costui! In certi momenti poco mi manca che non mi vada via la testa per la continua violenza che debbo farmi. Quante lacrime, quanti sospiri indirizzo al Cielo per esserne liberato. Ma non importa. Io non mi stancherò di pregare Gesù.

(San Pio da Pietrelcina – Epistolario – Lettera del 20.12.1910)

I SORSI

1

Cari pellegrini, molti di voi ricorderanno per reminiscenze scolastiche la famosa battaglia delle Termopili (anno 480 a.C.) allorquando solo 300 Spartani, comandati da Leonida, riuscirono a sconfiggere il numerosissimo esercito persiano salvando la Grecia.

2

Nell’acqua di questa borraccia, san Pio da Pietrelcina presenta una vera e propria battaglia. E’ una descrizione durissima. Addirittura dice che in questa lotta sembra che perda se stesso, che non riesca a controllarsi. Sensazione tipica di chi si fa prendere da una grande emozione, ma sensazione che testimonia, più di tante altre, quanto gli affanni siano tutti sotto il controllo della propria ragione.

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San Paolo lo dice chiaramente in una sua lettera (Efesini 6): il cristiano deve dotarsi delle armi giuste per combattere; e i suoi nemici non sono tanto visibili (ci sono ovviamente anche quelli, san Paolo non era ingenuo!), ma sono soprattutto quelli invisibili, ovvero gli angeli ribelli, cioè il demonio.

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Anche su questo si mostra un’originalità della vita cristiana. Ogni storia personale è come se fosse una teologia della storia. Più chiaramente: come la storia universale è una sorta di campo di battaglia tra il bene e il male (lo dice bene sant’Agostino nel De Civitate Dei), così la storia individuale si presenta nella stessa prospettiva. Anche se sarebbe più corretto dire il contrario: è la storia universale che si modella su quella individuale.

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Dunque, dalla lotta non ci si può esimere. Sant’Ignazio di Antiochia soleva dire che ogni giorno, destandosi e scendendo dal letto, si entra nell’arena, cioè si entra in un campo dove si è costretti a combattere contro belve feroci.

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In questo poi non manca un altro tipo di lotta. Forse ancora più dura: quella contro se stessi.

7

San Pio da Pietrelcina parla del demonio in maniera chiara, ma dalle sue parole si evince chiaramente una preoccupazione, che è quella di dover lottare contro se stesso, perché nella lotta sarebbe potuto cadere in due possibili peccati: perdere la pazienza oppure cedere.

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E’ proprio come avviene in una guerra importante. L’esercito deve organizzarsi non solo per fronteggiare i nemici, ma anche per evitare diserzioni e cedimenti tra le sue fila.

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Ma in tutto questo, realismo esige che ci si ponga una domanda: Come è possibile che io, che sono quello che sono, possa venir fuori vincitore in una lotta contro chi è senz’altro più forte di me?

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Infatti, non solo il demonio è più forte di ogni uomo, ma paradossalmente anche le nostre fragilità possono essere più forti di noi stessi.

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La risposta è molto semplice: con la grazia di Dio non solo tutto diventa possibile, ma è certamente assicurata la vittoria.

12

Torniamo alla Battaglia delle Termopili. Lo storico Valerio Massimo (I secolo a.C.) racconta, nei suoi Fatti e Detti memorabili, che quando Leonida, capo dei trecento Spartani, ascoltò i nemici vantarsi di essere così numerosi da poter oscurare il sole con le loro frecce, rispose: “Meglio, combatteremo all’ombra!” E vinse.

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Cari pellegrini, per noi c’è un’altra “ombra” sotto cui combattere: la presenza di Dio con la sua infallibile grazia!

Al Signore Gesù

Signore, Tu non mi risparmi la durezza della vita con i suoi duri combattimenti.

Non mi risparmi l’assalto dell’Avversario.

Ma vuoi che ti invochi, che ti chiami ad essermi accanto.

Mi rendi duro il cammino perché vuoi che io mi affidi solo a Te.

Alla Regina dello Splendore

Madre, non c’è lotta impari con l’affidamento al Tuo Divin Figlio.

Un affidamento che è unito al sostegno della tua dolcissima compagnia.

Nei combattimenti della vita vengo da Te, Madre, perché tu mi possa reggere e confortare.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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