Borraccia n.60

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi ogni tanto. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione, che si sorseggia ogni tanto. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

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L’ACQUA

“Agabo, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: ‘Questo dice lo Spirito Santo: l’uomo a cui appartiene questa cintura sarà legato così dai Giudei a Gerusalemme e verrà consegnato quindi nelle mani dei pagani. All’udire questo, noi e quelli del luogo pregammo Paolo di non andare più a Gerusalemme. Ma Paolo replicò: Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a essere legato, ma a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù”.
(Atti 21,11-13)

I SORSI

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Cari pellegrini, nel nostro cammino incontriamo un pantano: tanta acqua che ristagna. Un piccolo rio si è bloccato e non scorre più dove deve scorrere. Il luogo è inospitale. L’aria è pesante e anche in un certo qual modo ammorbata. Il tutto ci spinge ad allontanarci. Delle acque che avrebbero dovuto scorrere, confluire in un fiume più grande e poi nel mare, si sono impantanate. E’ questa un’immagine del tempo dell’uomo quando non scorre dove deve scorrere, quando non scorre verso l’eternità.

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Cari pellegrini, san Agabo visse nel I secolo. Si tratta di un personaggio presente negli Atti degli Apostoli il quale diventa famoso per due profezie (viene infatti anche detto “profeta”). La prima riguarda una carestia che sarebbe avvenuta durante l’impero di Claudio, carestia che realmente avvenne; l’altra riguardante una prigionia che sarebbe toccata all’apostolo Paolo, come ben fanno capire le parole che abbiamo scelto come acqua della borraccia di questo giorno.

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La meditazione di oggi, pertanto, verte sul carisma della profezia. Diciamo subito che essa è una “gratia gratis data”, cioè un carisma straordinario che è dato non a beneficio di chi lo possiede, ma degli altri. Pertanto con essa non si misura la santità personale.

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Detto questo, va capito che la Provvidenza dona questo carisma a chi Essa vuole per insegnare che, colui che sceglie Dio, governa e vince il tempo e, perché governa e vince il tempo, orienta anche la storia. Approfondiamo.

5

Cosa fa paura del tempo? Il sapere che ciò che accadrà potrebbe non essere governabile da noi. Si tratta di quel fattore di imponderabilità con il quale l’uomo sperimenta la sua precarietà e fragilità.

6

La soluzione dove sta? Sta nel far sì che il tempo diventi “immagine” e “prezzo” dell’eternità, laddove nulla sarà ignoto e imprevedibile.

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Diogene Laerzio (180-240), nel suo Vite dei filosofi, ci ricorda che Platone (428-348 a.C.) affermava che “…il tempo è l’immagine dell’eternità”. Platone certamente non utilizzava parole a caso ed è proprio la parola “immagine” ad essere significativa. L’immagine è una rappresentazione statica che descrive in un momento e in un particolare ciò che è di per sé al di là del singolo momento e dei singoli particolari. Platone utilizza un linguaggio paradossale ma vero. Il tempo è dinamico, l’eternità no, ma egli cambia il rapporto: è il tempo a divenire un frammento statico rispetto alla definitività e alla continua novità dell’eternità.

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Ma se il tempo è immagine dell’eternità, esso è anche prezzo dell’eternità, nel senso che il tempo può aver senso solo come esito dell’eternità, solo l’eternità può dargli un significato e una “ragione”. Il predicatore gesuita Louis Bourdaloue (1632-1704) scrive nei suoi Retraites spirituelles: “Non c’è nulla di più prezioso del tempo, perché è il prezzo dell’eternità.

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Veniamo a conclusione. Cari pellegrini, la capacità profetica di san Agabo e con lui di non poche anime scelte di volta in volta da Dio, vuole significare che vivere con Dio apre a scenari straordinari. L’uomo da vittima del tempo, ne diventa in un certo qual mondo “signore”, partecipando, cioè, alla regalità suprema di Dio su tutto.

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Con Dio, solo con Dio, il tempo diventa “immagine” e “prezzo” dell’eternità… e l’acqua del proprio esistere non s’impantana, ma trova il suo sbocco naturale.

Al Signore Gesù

Signore, io sono quello che sono.

Cosa occorre per stroncarmi? Molto poco.

Cosa occorre per abbattermi? Molto poco.

Cosa occorre per vincermi? Molto poco.

Ma con Te la mia debolezza diventa forza.

Partecipando della tua Signoria, anch’io godrò di una potenza che altrimenti non potrei avere.

Ecco perché è verissimo che chi ha Te, ha tutto!

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, Tu, dicendo “sì” all’Angelo, hai fatto in modo che nel tempo s’introducesse l’Eterno.

Anzi, hai fatto sin modo che il tempo stesso si trasformasse in eternità.

Senza il tuo “sì” il tempo sarebbe stato assurdamente un fiume senza sbocco… e la vita si sarebbe risolta in un fetido pantano.

E’ grazie al tuo “sì” che le acque del “fiume del tempo” rimarranno limpide per trovare la loro naturale condizione nell’immensità del “mare dell’eternità”.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

 

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