La Borraccia del 3 giugno

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi ogni tanto. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione, che si sorseggia ogni tanto. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

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L’ACQUA

      C’è un’umiltà che viene dal timore di Dio, e c’è un’umiltà che viene da Dio stesso. C’è chi è umile perché teme Dio, e c’è chi è umile perché conosce la gioia.

(Isacco di Siria)

I SORSI

1

Cari pellegrini, diciamolo francamente, molte volte ci ritroviamo ad avere soddisfazione per ciò che facciamo. Di per sé questo non è un peccato, ma è indubbio che può toglierci dei meriti, nel senso che alla fine possiamo essere tentati a pensare che ciò che facciamo sia per nostro merito.

2

I bambini non fanno così. La loro soddisfazione la misurano non in base a ciò che fanno, ma a ciò che ricevono. Può essere l’affetto dei genitori, oppure la proposta di fare un gioco che li diverta, o ancora un giocattolo che viene loro donato.

3

I bambini, insomma, gioiscono non per ciò che sanno fare, bensì per il dono che gli viene posto dinanzi. Provate  a vedere che occhioni fanno quando gli si regala un bel giocattolo.

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Isacco di Siria è stato un monaco della regione di Mossul, vissuto nel VII secolo. Le parole che fanno da acqua di questa borraccia sono riprese dai suoi Discorsi ascetici e ci dicono che ci sono due tipi di umiltà che l’uomo può vivere, quella che scaturisce dal timore di Dio e quella che scaturisce quando si è sperimenta la gioia. Vediamo di capire cosa intendono dire queste parole.

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Prima di tutto vogliono dire che l’uomo, per essere uomo, deve vivere nella dimensione dell’umiltà. Da qui non si scappa. Un uomo che non è umile vive secondo menzogna, non secondo verità.

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Ma c’è umiltà e umiltà. C’è l’umiltà che scaturisce dalla constatazione della grandezza di Dio, e quindi dal temere il suo giudizio: non devo essere io a dover giudicare le mie azioni, ma Dio. E ciò costringe inevitabilmente ad “abbassarsi”.

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Ma c’è un’altra umiltà, un’umiltà che va oltre, che è più perfetta, che non esclude la prima, ma la completa, ed è quella secondo la quale non si può essere causa della propria gioia, che la risposta al proprio vivere non è se stessi, ma Colui che ci ha donato l’essere.

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E’ l’umiltà dei bambini che non si soddisfano, né gioiscono per ciò che fanno, ma solo quando viene donato loro qualcosa. Solo quando ricevono.

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Ha ragione Victor Hugo (1882-1885) quando dice: La più grande gioia della vita è la convinzione di essere amati.

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Aggiungiamo noi: amati soprattutto da Colui a cui tutto dobbiamo: Dio!

Al Signore Gesù

Signore, io senza di Te non posso vivere la gioia.

La gioia vera, che spesso non s’identifica con la spensieratezza e la tranquillità, ma con la soddisfazione del proprio esistere. La gioia come risposta ad ogni affanno.

Solo Tu, Signore, sei questa gioia.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, la tua gioia era ed è solo nell’essere con Gesù.

Per questo mi stringo a Te e voglio essere sempre al tuo fianco, così anch’io potrò vivere la gioia che solo il Tuo Divin Figlio può donare.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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