BELLEZZA DEL TEMPO – 19 Marzo (quest’anno spostato al 20 marzo) San Giuseppe (di dom Prosper Gueranger)

Una dolce gioia ci viene a consolare nel cuore della Quaresima la cara presenza di Giuseppe, lo Sposo di Maria e il Padre putativo del Figlio di Dio.

Il Protettore della verginità di Maria.

Al Figlio di Dio che veniva sulla terra a rivestire l’umanità, occorreva una Madre, e questa Madre non poteva essere che la più pura delle Vergini, perché la sua divina maternità non doveva affatto alterarne l’incomparabile verginità. Ora, sino a quando il Figlio di Maria non fosse riconosciuto per il Figlio di Dio, l’onore della Madre esigeva un protettore: un uomo doveva essere destinato alla gloria di Sposo di Maria; e quest’uomo fu Giuseppe, il più casto degli uomini.

Il Padre putativo di Gesù.

La sua gloria non consiste soltanto nell’essere stato, scelto a proteggere la Madre del Verbo incarnato; egli doveva esercitare una paternità adottiva sullo stesso Figlio di Dio. I Giudei ritenevano Gesù figlio di Giuseppe. Nel tempio, alla presenza dei dottori della legge, che il divino adolescente aveva meravigliato con la sapienza delle risposte e delle domande, Maria rivolse così la parola a suo figlio: “Tuo padre ed io ti cercavamo ansiosi” (Lc 2,48); ed il santo Vangelo aggiunge che Gesù era soggetto a Giuseppe ed a Maria.

Grandezza di san Giuseppe.

Chi potrebbe concepire e degnamente narrare i sentimenti che riempivano il cuore di quell’uomo che il Vangelo ci descrive con una sola parola, chiamandolo l’uomo giusto? (Mt 1,19). Un affetto coniugale rivolto alla più santa e alla più perfetta delle creature di Dio; l’ambasciata celeste portata dall’Angelo che gli rivelò il frutto della salvezza che portava in seno la sua sposa e l’associava come unico testimone sulla terra all’opera divina dell’Incarnazione; le gioie di Betlem nell’assistere alla nascita del Bambino, nel colmare di onori la Vergine-Madre e nell’udire gli angelici concenti; quando vide arrivare presso il neonato i pastori, seguiti dai Magi; l’allarme che venne ad interrompere sì bruscamente tanta felicità, quando, nel cuore della notte, dovette fuggire in Egitto con il Fanciullo e la Madre; le asprezze dell’esilio, la povertà, la nudità, alle quali furono esposti il Dio nascosto del quale egli era il sostegno e la sposa verginale di cui ammirava sempre più la dignità; il ritorno a Nazaret, la vita umile e laboriosa che condusse in questa città, dove tante volte i suoi occhi inteneriti contemplarono il Creatore del mondo che s’univa a lui in un umile lavoro; finalmente, le delizie di questa esistenza senza pari, nella casa abbellita dalla presenza della Regina degli Angeli e santificata dalla maestà del Figlio eterno di Dio; mentre entrambi onoravano lui, Giuseppe, come capo della famiglia che univa intorno a lui coi vincoli più teneri il Verbo increato, Sapienza del Padre, e la Vergine, capolavoro senza confronti della potenza e della santità di Dio.

Il primo Giuseppe.

No, nessuno mai al mondo potrà comprendere le grandezze di Giuseppe. Per penetrarne la profondità, bisognerebbe abbracciare tutta l’estensione del mistero col quale la sua missione lo mise in rapporto quaggiù, quale strumento necessario. Non ci meravigliamo perciò che il Padre putativo del Figlio di Dio sia stato raffigurato nell’Antica Alleanza sotto le sembianze d’un Patriarca del popolo eletto. San Bernardo spiega molto bene tale relazione: “Il primo Giuseppe, egli dice, venduto dai fratelli, e per questo figura di Cristo, fu portato in Egitto; il nuovo, che sfugge alla gelosia d’Erode, porta Cristo in Egitto. Il primo Giuseppe, serbando fedeltà al suo padrone, rispettò la sposa di costui; il secondo, non meno casto, fu il custode della sua Sovrana, della Madre del suo Signore, e il testimone della sua verginità. Al primo fu data l’intelligenza dei segreti rivelati nei sogni; al secondo furono confidati gli stessi misteri del cielo. Il primo conservò le provviste del grano non per sé ma per tutto il popolo; il secondo ebbe in sua custodia il Pane vivo disceso dal cielo, per sé e per il mondo intero” (2.a Omelia sul Missus est).

Morte di san Giuseppe.

Una vita così meravigliosa non poteva terminare che con una morte altrettanto degna. Era giunta l’ora che Gesù doveva uscire dall’oscurità di Nazaret e manifestarsi al mondo. Ormai la sua celeste origine doveva ricevere la testimonianza delle opere: dunque il ministero di Giuseppe era terminato. Era tempo che lasciasse questo mondo, per andare ad attendere, nel riposo del seno d’Abramo, il giorno in cui le porte dei cieli si sarebbero spalancate ai giusti. Accanto al suo letto di morte vegliava il padrone della vita, che tante volte l’aveva chiamato col nome di Padre; la più pura delle vergini, la sua Sposa, ricevette il suo ultimo respiro. Assistito e circondato dal loro affetto, Giuseppe s’addormentò nel sonno della pace. Ora lo Sposo di Maria ed il Padre putativo di Gesù regna in cielo in una gloria senza dubbio inferiore a quella di Maria, ma ornato di prerogative che nessun altro possiede.

Patrono della Chiesa.

Di lassù egli spande, su coloro che lo invocano, il suo potente patrocinio. Ecco quanto dice, con linguaggio ispirato, la liturgia della Chiesa: “O Giuseppe, vanto dei celesti, speranza dei mortali, sostegno del mondo!” Quale grande potere in un uomo! Ma nessuno, come lui, ebbe sulla terra rapporti così intimi col Figlio di Dio. Gesù si degnò di essergli sottomesso e in cielo, ora, vuole glorificare colui al quale affidò, quaggiù, la sua infanzia e l’onore di sua Madre. Non ci sono limiti al potere di san Giuseppe e la Chiesa ci invita, oggi, a ricorrere, con molta fiducia, a questo potente protettore. Invochiamolo nelle terribili prove della vita ed egli ci proteggerà: nei pericoli dell’anima e del corpo, nelle prove e nelle crisi sia temporali che spirituali, abbiamo fiducia in lui e la nostra speranza non verrà ingannata. Diceva il Re d’Egitto al suo popolo affamato: “Andate da Giuseppe”; il Re del Cielo ci ripete quello stesso invito; e il fedele custode della Vergine Maria ha, presso Dio, assai più potere di quanto ne avesse, presso il Faraone, il sovraintendente ai granai di Menphis.

La rivelazione di questo aiuto potente predisposto dall’eternità, è stata dapprima fatta conoscere da Dio a certe anime privilegiate alle quali venne affidata come un prezioso germe: precisamente come si verificò per la festa del Santissimo Sacramento, per la festa del Sacro Cuore e per altre ancora. Nel XVI secolo, santa Teresa, i cui scritti saranno in seguito conosciuti in tutto il mondo, ricevette una rivelazione divina a questo riguardo e ne parlò nella sua Vita.

Santa Teresa e san Giuseppe.

Ecco quanto dice: “Invoco san Giuseppe come patrono e protettore e non cesso di raccomandarmi a lui: il suo soccorso si manifesta in modo visibilissimo. Questo tenero protettore dell’anima mia, questo amabilissimo padre, si degnò di trarmi dallo stato in cui languiva il mio corpo e di liberarmi da pericoli assai più gravi che minacciavano il mio onore e la mia salvezza eterna. In più, mi ha esaudita sempre, più di quanto sperassi e di quanto chiedessi. Non ricordo di avergli chiesto qualcosa e che non me l’abbia accordato. Quale ampio quadro io potrei esporre, se mi fosse accordato di conoscere tutte le grazie di cui Iddio m’ha colmata e i pericoli, sia dell’anima che del corpo, da cui m’ha liberata per intercessione di questo amabilissimo Santo! L’Altissimo dona ai santi quelle grazie che servono per aiutarci in certe circostanze; il glorioso san Giuseppe – e lo dico per esperienza – estende il suo potere su tutto. Con questo, il Signore vuole mostrarci che, come un giorno fu sottomesso all’autorità di Giuseppe, suo padre putativo, così ancora in cielo, si degna di accettare la sua volontà, esaudendo i suoi desideri. Come me, l’hanno costatato per esperienza, quelle persone alle quali ho consigliato di raccomandarsi a questo incomparabile protettore; il numero delle anime che lo onorano cresce di giorno in giorno, e i felici successi della sua mediazione confermano la verità delle mie parole”.

Per soddisfare questi desideri e per venire incontro alla devo­zione del popolo cristiano, il 10 settembre 1847, Pio IX estese alla Chiesa universale la festa del Patrocinio di san Giuseppe che fino allora era celebrata soltanto dai Carmelitani e da qualche chiesa. In seguito, san Pio X aumentò il valore di questa festa, onorandola di una Ottava e Pio XII, volendo dare un particolare patrono a tutti gli operai del mondo, ha istituito una nuova festività da celebrarsi il 1° Maggio; per questo motivo, venne soppressa quella del secondo mercoledì dopo Pasqua, e la festa del 19 marzo ricorda san Giuseppe quale Sposo della Vergine e Patrono della Chiesa universale.

MESSA

Chiamato giusto dallo Spirito Santo, san Giuseppe è veramente, nelle sue virtù nascoste, il modello di tutti coloro che meritano, sulla terra, questo bel titolo.

Così, la festa di questo giorno, non ha impedito alla Chiesa di trarre buona parte della Messa di oggi dal comune dei Confessori.

INTROITO

Il giusto fiorirà come un palmeto e si moltiplicherà come i cedri del Libano; egli è piantato nella casa di Dio, nella intimità della casa del nostro Dio.

SAL. – È bello lodare il Signore, cantare inni al Tuo nome, o Altissimo! Gloria al Padre.

Il giusto.

La potenza presso Dio del Santo Sposo della Madre del Signore, è un punto fermissimo per la Chiesa. Lo dice chiaramente la preghiera della Colletta.

COLLETTA

Noi ti preghiamo, o Signore, affinché i meriti dello Sposo della tua santa Madre siano la nostra protezione e affinché quanto supera le nostre forze ci sia donato per sua intercessione.

EPISTOLA (Eccli 45,1-6).

Caro a Dio ed agli uomini, la cui memoria è in benedizione. Il Signore lo fece simile ai santi nella gloria, lo fece grande e terribile per i nemici e con le sue parole placò mostri orrendi. Lo glorificò nel cospetto dei re, gli diede i suoi ordini dinanzi al popolo, gli mostrò la sua gloria. Per la sua fedeltà e per la sua mansuetudine lo fece santo e lo elesse fra tutti i viventi. Infatti egli sentì lui e la sua voce, e fu fatto entrare nella nube. E rice­vette i precetti e la legge di vita e di scienza.

Dignità di Mosè.

Queste righe, nel libro dell’Ecclesiastico, celebrano l’elogio di Mosè, che fu eletto a confidente di Dio. Al cospetto dei re egli trasmetteva al popolo ordini celesti; la sua gloria uguagliò quella dei più illustri patriarchi e dei santi personaggi dei tempi dell’attesa. “Se c’è qualche profeta in mezzo a voi, diceva il Signore, io gli com­parirò in visione e gli parlerò nel sonno; ma tale non è la condizione del servo mio Mosè, il più fedele di tutta la mia casa: perché io gli parlo a tu per tu, ed egli vede il Signore faccia a faccia, non per enigma o sotto figure” (Nm 6,8).

Dignità di san Giuseppe.

Non meno caro a Dio e non meno benedetto dal popolo, Giuseppe non è soltanto l’amico di Dio (Es 33,11), l’intermediario fra il cielo ed una nazione privilegiata. Il sommo genitore gli comunica i diritti della sua paternità sul proprio Figlio; a questo Figlio, capo degli eletti, e non solamente al popolo egli trasmette gli ordini dall’alto. L’autorità che così esercita è uguale al suo amore; e non di passaggio o alla sfuggita egli vede il Signore (ivi 22): il Figlio di Dio lo chiama padre e si comporta da vero figlio; e riconosce nella sua obbedienza e nel suo affetto i tesori di dedizione riposti nel suo cuore mite e fedele. Quale gloria in cielo e quale potenza sulle creature, rispondente al potere ed alla santità di quaggiù, sono ora l’eredità di colui che, meglio di Mosè, penetrò i segreti della misteriosa nube e conobbe ogni bene! (ivi 33,19).

Il Graduale e il Tratto completano l’Epistola nel cantare i pri­vilegi di quell’uomo che, più di ogni altro, giustifica il versetto del Salmo : nella sua casa vi sono gloria e ricchezze e la sua giustizia rimarrà per tutti i secoli.

GRADUALE

O Signore, tu l’hai colmato con la dolcezza delle tue benedizioni, hai posto sul suo capo una corona di pietre preziose.

Egli ti ha chiesto la vita e tu gli hai dato dei giorni che non finiranno mai.

TRATTO

Felice l’uomo che terne il Signore e adopera la sua intelligenza per osservare i suoi ordini.

La sua discendenza sarà forte su tutta la terra; la stirpe dei giusti sarà benedetta.

Nella sua casa vi sono gloria e ricchezze e la sua giustizia rimarrà per tutti i secoli.

VANGELO (Mt 1,18-21).

Maria, madre di Gesù, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, essendo giusto, e non volendo esporla all’infamia, pensò di rimandarla occultamente. Men­tre egli stava sopra pensiero per queste cose, un Angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide non temere di prendere teco Maria, perché ciò che è nato in lei è dallo Spirito Santo. Partorirà un figlio cui porrai nome Gesù; poiché sarà lui che salverà il suo popolo dai peccati.

La prova di Giuseppe.

Dio impose allo Sposo di Maria una prova ben dura. Giuseppe – e lo sperimentarono i santi – sarebbe stato per i suoi devoti la guida incomparabile della vita spirituale; e per questo doveva provare l’angoscia, crogiolo necessario nel quale si perfeziona ogni santità. Ma la Saggezza non abbandona coloro che camminano sulla sua strada. Come canta la Chiesa in questo stesso giorno, la Sapienza lo conduceva per le diritte vie senza che egli ne avesse coscienza, e nella notte in cui i suoi pensieri cercavano a fatica di aprirsi una via verso la giustizia, gli mostrò la sua luce divina; egli godeva la conoscenza dei celesti segreti; in cambio dei patimenti del suo cuore, poteva vedere il posto che gli riservava l’imperscrutabile disegno della Provvidenza nel regno di Dio, i cui splendori dovevano irradiarsi per sempre dalla sua dimora in tutto il mondo. Veramente poteva dire che la divina Sapienza aveva oltremodo nobilitato il suo lavoro e fecondate le sue pene. Così ella suole dare ai giusti il premio delle loro fatiche e li guida per vie ammirabili.

L’offertorio ricorda la grandezza delle largizioni divine che hanno innalzato, al di sopra dei re suoi antenati, l’umile artigiano di Nazaret.

OFFERTORIO

La mia fedeltà e la mia misericordia sono con lui; e la sua potenza, sarà esaltata dal mio nome.

Affidiamo con la Chiesa, attraverso la preghiera della Segreta, al felice custode del Dio-Fanciullo, i doni che il Signore ha affidati alla nostra anima; egli nutrirà Gesù dentro di noi e formerà in noi l’uomo perfetto come già lo formò in sé diciannove secoli fa.

SEGRETA

Accogli, o Signore, l’espressione della nostra gratitudine mentre umil­mente ti supplichiamo di proteggere in noi i tuoi doni; te lo chiediamo in nome, del felice Giuseppe, sposo della Madre del tuo figlio Gesù, Nostro Signore, in questo giorno della sua festa nella quale ti presentiamo l’omaggio della nostra lode. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore.

Oggi la Chiesa sostituisce il Prefazio ordinario della Quaresima con un altro Prefazio, e in esso, alla gioia e alla riconoscenza, unisce il ricordo del Santo Sposo della Vergine Maria, Madre di Dio. Questo Prefazio si recita in tutte le feste di san Giuseppe ed è stato introdotto nel Messale romano da Papa Benedetto XV.

PREFAZIO

È veramente degno, giusto, equo e salutare che noi ti ringraziamo sempre e dovunque, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Dio eterno, e che nella festa del beato Giuseppe Ti magnifichiamo con le dovute lodi, Ti benediciamo e celebriamo. Egli, uomo giusto, fu da te dato come sposo alla Vergine Madre di Dio; e servo fedele e prudente fu messo a capo della Tua famiglia affinché, qual padre, custodisse il Tuo Unigenito, concepito per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo, Nostro Signore. Per lui, gli Angeli esaltano la Tua Maestà, le Dominazioni la adorano, le Potestà si prostrano tremanti. I Cieli e le Virtù dei cieli e i Serafini si associano a celebrarla con comune esultanza. Ti preghiamo affinché alle loro voci siano unite pure le nostre nel dire, con lode supplichevole, Santo! Santo! Santo!

Il Communio ricorda il messaggio con cui l’Angelo annunzio a Giuseppe che Dio stesso era sceso in Maria; e la comunione non avvicina forse il destino della Chiesa a quello della Vergine Madre?

COMMUNIO

Giuseppe, figlio di Davide, non avere timore di prendere con te Maria come tua sposa; quanto è nato in essa è per onera dello Spirito Santo.

Il Postcommunio riporta il pensiero della Segreta: preghiamo Iddio, affinché si degni di affidare i suoi doni e Gesù stesso che ora abbiamo ricevuto, alla custodia fedele di san Giuseppe,

POSTCOMMUNIO

Accetta la nostra preghiera, o Dio misericordioso, e degnati di custodire in noi i tuoi doni, per l’intercessione del beato Giuseppe.

Preghiera di lode a san Giuseppe.

Padre e protettore dei fedeli, glorioso Giuseppe, noi ringraziamo la nostra santa Madre Chiesa che, in questa agonia del mondo, ci ha insegnato ad avere speranza in te. Sono passati molti secoli prima che le tue grandezze fossero conosciute; e tu non sei soltanto un potente, intercessore in ciclo in favore del genere umano. Capo di quella Sacra Famiglia di cui è membro Dio stesso, tu continui la tua paterna intercessione in nostro favore. La tua protezione nascosta ebbe gran peso nella salvezza dei popoli e degli uomini, e il mondo approvava il tuo patrocinio senza aver ancora istituito, per riconoscerlo, quell’omaggio che oggi ti attribuisce. La conoscenza completa della tua grandezza e della tua potenza, la proclamazione del tuo Patrocinio e della tua solenne Protezione, è stata riservata a questo tempo infelice nel quale il mondo, all’estremo delle sue forze, abbisogna di aiuti che non sono ancora stati accordati alle epoche che ci hanno preceduti. Ci prostriamo ai tuoi piedi, o Giuseppe, per rendere omaggio, in te, ad una forza d’intercessione che non ha limiti, a una bontà che abbraccia, con una stessa adozione, tutti i fratelli di Gesù.

Le nostre necessità non ti sono sconosciute e i più umili figli della Chiesa vogliono ricorrere a te, giorno e notte, sicuri di ricevere l’aiuto di un padre tenero e compassionevole. Non lo dimenticheremo, o Giuseppe, e per le necessità dell’anima ricorreremo a te. Ti chiederemo di aiutarci a conseguire quelle virtù che Dio desidera siano nella nostra anima, ti invocheremo nelle lotte contro il Maligno, nei sacrifici che così spesso dobbiamo sostenere. Rendici degni d’essere chiamati tuoi figli, o padre dei fedeli! Il tuo grande potere, però, non riguarda soltanto la vita futura; l’esperienza di ogni giorno dice quanto sei potente anche per le cose del tempo, quando i nostri desideri non sono contrari ai disegni di Dio. Quindi, osiamo deporre nelle tue mani, gli interessi di questa nostra vita, le nostre speranze, i nostri voti, e i nostri timori. Un giorno ti fu affidata la cura della casa di Nazaret e degnati quindi, ora, di essere il consiglio e il soccorso di quanti affidano a te le loro preoccupazioni temporali.

Tu sei stato il Capo della Sacra Famiglia e oggi la famiglia cristiana è sotto la tua protezione: veglia su di essa in questi tempi difficili. Rispondi a quanti si rivolgono a te in quel momento difficile, quando si tratta di trovare la forza per lasciare questa vita e per preparare la via a un’altra migliore. Mantieni tra gli sposi la mutua dignità e il mutuo rispetto, salvaguardia dell’onore del matrimonio, e concedi loro la fecondità, simbolo delle benedizioni del ciclo. Fa’ in modo che i cristiani abbiano in orrore quelle pratiche che disonorano quanto vi è di più santo, attirano la maledizione di Dio sui discendenti e rovinano la società, materialmente e moralmente. Dissipa i pregiudizi tanto colpevoli quanto disonorevoli, rimetti in onore la continenza che gli sposi cristiani devono stimare e alla quale devono talvolta sottomettersi, se non vogliono ridursi al rango di quei pagani di cui parlava l’Apostolo, quelli “che seguono soltanto l’istinto perché non conoscono Dio”.

Ancora una preghiera, glorioso san Giuseppe. Esiste, nella nostra vita, un momento da cui dipende tutta l’eternità: il momento della morte. Quando pensiamo che la bontà divina ne ha fatto oggetto del tuo potere sovrano, noi siamo portati a guardare quell’istante con meno inquietudine. Ti è stato affidato il misericordioso compito di facilitare, al cristiano che ricorre a te, il passaggio dal tempo all’eternità. Dobbiamo rivolgerci a te per assicurarci una buona morte. Ed è giusto che sia tua questa prerogativa, perché tu sei morto tra le braccia di Gesù e Maria, ammirazione per il cielo e sublime spettacolo per la terra. Sii dunque tu, il nostro soccorso, in quel solenne e ultimo istante della nostra vita terrena. Noi abbiamo fiducia in Maria e ogni giorno la preghiamo affinché ci sia propizia in quell’ora suprema, ma noi sappiamo che Maria è felice della confidenza che noi abbiamo in te e che lei è presente là ove ci sei tu. Resi fiduciosi dalla speranza nella tua paterna bontà, noi aspetteremo con calma quell’ora decisiva, perché sappiamo che tu ci aiuterai se ti avremo invocato.

PREGHIAMO

Ci venga in aiuto, o Signore, lo Sposo della tua SS. Madre, affinché ciò che non possiamo ottenere da soli, ci sia concesso per i suoi meriti.

 

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 859-868

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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