BELLEZZA DEL TEMPO – Giovedì Santo – Dalla Passione una bellezza unica del Cristianesimo: tutto in una sola piaga di Gesù

L’universo intero è in una sola piaga di Gesù,  perché una sola sofferenza di Cristo ha ontologicamente la capacità di salvare tutto. Il Cristianesimo è l’unica religione che afferma che nella singolarità vi è la spiegazione di tutto.    

San Bonaventura insegnava a Parigi; era molto famoso: le sue lezioni erano seguitissime e molto apprezzate. Un giorno si recò a fargli visita un suo collega, san Tommaso d’Aquino. Questi lo pregò di mostrargli i libri di cui si serviva per i suoi studi. San Bonaventura lo introdusse nella sua celletta e gli mostrò dei libri ordinatissimi che stavano sul suo tavolino. San Tommaso non si accontentò e domandò di vedere altri libri, dai quali sicuramente attingeva la sapienza per i suoi insegnamenti. Il Santo francescano gli mostrò allora un piccolo oratorio nel quale vi era solo l’immagine del Crocifisso: tutto annerito per i tanti baci che gli dava. “Ecco, padre, il mio miglior libro –disse san Bonaventura indicando il Crocifisso- da qui attingo tutto quello che insegno e scrivo; gettandomi ai piedi di questo Crocifisso, domandando a Lui la luce dei miei dubbi, faccio nelle scienze maggior progresso che leggendo qualsiasi libro.” Poi san Bonaventura concluse: “Vi sono uomini che studiano molto nei libri e concludono poco; mentre i santi diventano grandi sapienti soprattutto perché studiano il Crocifisso.”

Si racconta anche di una giovane aristocratica che chiese di entrare in una comunità religiosa. Per provarne la vocazione, la Superiora le fece un quadro assai duro ed esigente della vita in quella comunità. Le fece vedere il monastero insistendo particolarmente sui luoghi più austeri. La giovane sembrava scoraggiarsi, poi, improvvisamente, domandò alla Superiora: “Troverò un Crocifisso in quella cella in cui dovrò stare molto ristretta e in cui dovrò dormire sopra un pagliericcio? Troverò un Crocifisso in quel refettorio, in cui il cibo sarà molto grossolano? Lo troverò in quel Capitolo, in cui dovrò ricevere tante correzioni?” La Superiora rispose: “Oh! sì, figlia, il Crocifisso è dappertutto.” “Ebbene, madre –rispose decisa la giovane- io penso che niente mi sarà difficile quando avrò con me un Crocifisso in tutti quei luoghi in cui dovrò sacrificarmi.”

Nella teologia cristiana la sofferenza di Cristo ha un ruolo centrale. Certamente la Passione e la Morte di Gesù non sono la conclusione; la conclusione è la Resurrezione, ma indubbiamente costituiscono il momento apicale del Cristianesimo, il momento più rappresentativo in quanto è la massima espressione dell’amore di Dio verso l’uomo. Non a caso il segno distintivo dei cristiani è, appunto, il segno della Croce.

Tutto questo ci permette di fare delle considerazione su un’unicità del Cristianesimo.  Nella teologia salvifica cristiana si afferma che la sofferenza di Cristo ha redento l’universo intero. Tutto è ricapitolato in Cristo.

Quando ci poniamo dinanzi ad un oggetto, per osservarlo nella sua interezza, dobbiamo indirizzare lo sguardo verso il centro e poi, eventualmente, ruotare lo sguardo per completarne la visione. E’ una legge dell’ottica. Ugualmente quando si vuole sintetizzare un discorso o un fatto bisogna enuclearne l’essenza. Ebbene, il Cristianesimo afferma che il centro non solo di una vita, non solo della storia di alcuni uomini, non solo di quella di una nazione o di un continente, ma dell’universo intero è nella singola, e circoscritta temporalmente (“sotto Ponzio Pilato” recitiamo nel Credo), sofferenza di Gesù.

Se nel centro s’include la visione di tutto l’oggetto, se nella sintesi si riassume un fatto, allora possiamo dire che nella sofferenza di Cristo vi è l’universo intero. Ma -è noto- tutto ciò che Gesù ha singolarmente fatto ha avuto un valore infinito, perché vissuto e voluto da un soggetto divino. Dunque possiamo dire che già in una sola sofferenza di Cristo vi è l’universo intero. Già in una sola sua piaga.

Dunque, il Cristianesimo ha la pretesa di dirci che nella singolarità c’è la spiegazione per il tutto. Una simile, affascinante, pretesa è presente anche nelle altre religioni? Assolutamente no. Non è presente nell’Islam e nell’Ebraismo, perché in queste religioni non vi è l’idea di redenzione e quindi di necessaria “riconduzione” dell’esistente a Dio. E’ vero che tanto l’Ebraismo quanto l’Islam enfatizzano le scelte individuali (i singoli profeti, Maometto, ecc…), ma non affermano l’assoluta necessità di questi uomini.

Torniamo alle piaghe di Gesù. Una famosa preghiera per il ringraziamento eucaristico (tanto amata da sant’Ignazio di Loyola) dice: …dentro le tue piaghe nascondimi. Ovvero l’uomo può trovare la sua dimora nelle piaghe di Gesù. Una simile verità -lo ripetiamo- è indiscutibilmente unica nel panorama delle varie dottrine religiose.

Ma attenzione, c’è da dire qualcos’altro. Affermare che la salvezza dell’universo intero è già in una sola piaga di Gesù, vuol dire affermare qualcosa che è umanamente inimmaginabile. Vuol dire, in sostanza, che nella singola sofferenza può esserci la soluzione del tempo e l’apertura verso l’eterno. Chiariamo. Il Cristianesimo già si presenta come una religione che sconfigge il tempo, trasformandolo in un “eterno presente” (come afferma sant’Agostino). Questo perché solo nel Cristianesimo ogni azione è risolutiva essendo la giustizia di Dio “puntuale”, ovvero una giustizia che giudica l’anima così come la trova in punto di morte, per cui è anche dalla singola azione che scaturisce il destino eterno. Ma il Cristianesimo riesce addirittura ad andare oltre, affermando che l’Infinito, incarnandosi, ha reso possibile che l’Infinito stesso fosse contenuto nel finito …e che addirittura la salvezza dell’universo intero si realizzasse in una sola sofferenza del Verbo incarnato.

Tutto l’universo in una sola piaga di Gesù flagellato e crocifisso …provate a trovare se c’è qualcosa di altrettanto umanamente interessante nelle altre religioni.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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