Bisaccia n.54

Tra gli strumenti di un cammino vi è la bisaccia, una borsa con cui poter portare il piccolo necessario; non certo il pasto che i pellegrini chiedevano e chiedono agli ostelli, ma qualche semplice e piccolo boccone per sostenere il passo. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Bisaccia”  è un insegnamento della sapienza naturale con cui poter sostenere il passo dell’esistenza e confermare la scelta della bellezza della Verità Cattolica. 

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Perduto il tribunale del pudore, non rimane alla società se non il tribunale che ha per primi ministri il carceriere e il boia.

Ugo Foscolo (1778-1827) – Epistolario, I, 192

Foscolo era un sensista. Oggi diremmo: un materialista. Era convinto che l’uomo oltre il corpo non possedesse niente altro. Anche la sua concezione della vita dopo la morte è tutt’altro che consolante: vivere solo nel ricordo altrui non è più di tanto …e non certo soddisfa i desideri più profondi dell’uomo.

Eppure, malgrado il suo sensismo, Foscolo dice una cosa molto interessante nel suo Epistolario: l’uomo non può svincolarsi dalla legge del pudore. Se lo fa, è la fine.

Ma quale fine? Quella di smarrire completamente se stesso.

Foscolo fa riferimento addirittura alla delinquenza, cioè al carcere e perfino alla pena capitale (il boia). Ma anche se non si volesse arrivare a questi estremi, di certo quando l’uomo perde la temperanza, cioè il dominio sulle passioni, allora di sicuro lo attende un “carcere”: la prigionia di non capire più se stesso. Liberarsi per imprigionarsi nella menzogna!

L’uomo trova la verità del suo vivere nella legge che lo conforma all’ordine naturale di sé.

Una legge che non deve inventare, né tanto meno può cambiare secondo i suoi capricci. Bensì una legge che deve solo riconoscere.

Nella sudditanza di questa legge è la sua vera libertà!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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