La Bisaccia n.30

 Ettore dice alla moglie Andromaca: “Dolce consorte, ciò tutto che dicesti a me pur anco ange il pensier; ma de’ Troiani io temo fortemente lo spregio, e dell’altere troiane donne, se guerrier codardo mi tenessi in disparte, e della pugna evitassi i cimenti. Ah nol consente, no, questo cor. Da lungo tempo appresi ad esser forte, ed a volar tra primi negli acerbi conflitti alla tutela della paterna gloria e della mia.”

(Omero, Iliade, Libro VI)

Ettore saluta la moglie.

L’incontro è struggente.

La morte incombe perché Achille è troppo forte.

C’è però una logica pace che contorna quel saluto, “logica” perché c’è un dovere da compiere: difendere la Patria e difendere coloro con cui si è convissuto finora.

Che terribile tradimento sarebbe fuggire codardamente e lasciare i propri cari in balia di chi sta opprimendo!

Ettore sa che deve compiere una missione.

C’è qualcuno che da sempre lo ha chiamato ad essere forte: “Da lungo tempo appresi ad esser forte…”

Ma non si tratta di un coraggio fine a se stesso, bensì c’è qualcosa in quel coraggio che lo rende segno di un altruismo senza pari: correre nel conflitto “…alla tutela della paterna gloria e della mia.”

Nelle parole di Ettore c’è un mondo buono.

Ci sono coloro che non voltano lo sguardo dall’altra parte quando il pericolo esige la lotta.

C’è la serenità di rispondere ad un dovere più grande.

C’è la grandezza di rispondere ad un destino che lo aveva preparato a non fuggire e tradire.

C’è la bellezza di una vocazione che rende l’uomo… davvero uomo.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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1 Comment on "La Bisaccia n.30"

  1. ottima iniziativa
    puntuale risposta ai panciafichisti…

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