Borraccia n.19

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi ogni tanto. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione, che si sorseggia ogni tanto. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

19

L’ACQUA

“Beati voi che ora piangete, perché riderete.”

(Luca 6)

I SORSI

1

Cari pellegrini, la natura e le cose che ci circondano rimandano ad un significato più alto. Si tratta di quella conoscenza “simbolica” a cui ci conduce del tutto naturalmente il reale e che è parte integrante del giusto metodo della conoscenza, che è il “realismo filosofico”.

2

I medioevali questo lo sapevano bene, tant’è che in quel periodo si producevano testi che raccoglievano il significato dei simboli: “erbari” per le erbe, “floreali” per i fiori, “bestiari” per gli animali…

3

Cari pellegrini, soffermiamoci sugli animali; in particolar modo sul cane. Se ne può avere più o meno trasporto, ma cosa colpisce del comportamento di questo animale domestico? Certamente la fedeltà, ma soprattutto un’altra cosa che è legata alla fedeltà stessa. Se non in rari casi, il cane preferisce rimanere al fianco del suo padrone piuttosto che essere con i suoi simili. La soddisfazione l’attinge rimanendo fedele piuttosto che facendo altro. E ciò, simbolicamente, insegna molto.

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Cari pellegrini, adesso soffermiamoci sull’acqua di questa borraccia: dobbiamo essere certi del fatto che il Signore ci abbia fatti per essere felici.

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D’altronde c’è una logica: il Signore ci ha fatti per Lui e ci vuole con Lui, dunque ci ha fatti per la Somma Felicità, perché Lui è la Somma Felicità.

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Infatti, l’ “immagine e la somiglianza” Sua ci riempie di desiderio e ci dispone al soddisfacimento di tale desiderio. Da qui la tensione alla felicità.

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Il Signore però ci dice che se davvero vogliamo essere felici, dobbiamo adesso anche “piangere”. Sembra un paradosso, ma non lo è.

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Il Signore ci dice che non si può essere felici se non si prende la Croce con Lui.

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Qui, cari pellegrini, c’è la spiegazione di tutto. L’unica felicità possibile è essere con il Signore, ma per essere con Lui occorre uniformarsi a Lui, occorre abbracciare ciò che Egli ha abbracciato per salvarci: la Croce.

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In tal modo -solo in tal modo- il pianto si trasformerà in gioia. Attenzione: non solo nell’eternità, ma già su questa terra… perché il Signore è l’unica possibilità per dar senso e gusto alla vita.

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Ed ecco perché, cari pellegrini, siamo partiti da ciò a cui simbolicamente rimanda il comportamento canino. Come il cane è soddisfatto non di “fare”, né di “fuggire via” per stare con i suoi simili, quanto di rimanere accanto al suo padrone (anche se questo rimanere gli procurerà rimproveri, fatica e privazione) così l’uomo raggiunge la pienezza di sé accanto al Signore, abbracciando la Sua Croce per conformarsi pienamente a Lui, fonte dell’unica e vera felicità.

Al Signore Gesù

Signore, fammi stare accanto a Te.

Non voglio seguire il Mondo, né rincorrere felicità fasulle, ma solo conformarmi alla tua volontà.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, donami l’unica gioia possibile, quella del tuo Divin Figlio.

Fa che non l’abbandoni mai.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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