Borraccia n.225

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

225

L’ACQUA

“(La Sapienza dice:) presi dimora tra i Santi”

(Ecclesiastico 24,16)

1

Cari pellegrini, abbiamo camminato per ore ed ore al freddo. Siamo stanchi ed intirizziti. Arriviamo alla dimora che ci attendeva. Entriamo ed un tenero e dolce tepore accoglie il nostro corpo stanco. La casa è accogliente, pulita, ordinata. Per giunta c’è un caldo camino che scoppietta. Un comodissimo divano c’invita a sederci. Lo facciamo. Il caldo, il riposo, il luogo accogliente ci fanno sospirare: “Da qui non mi muoverei più!

2

L’acqua di questa borraccia dice che la Sapienza prende dimora nei Santi.

3

“Prendere dimora” significa non solo entrare in una casa, ma anche sperimentare che il luogo in cui si entra sia non solo una casa, ma -appunto- una “dimora”.

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“Dimorare” viene dal latino “demorari”, cioè tardare, indugiare. Dunque, “dimorare” vuol dire stare in luogo quanto più a lungo possibile: permanere. Ma permanere non perché si è costretti, perché è piacevole stare.

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Dunque, la Sapienza dimorando nei Santi non solo benefica i Santi, ma essa stessa sta bene nei Santi.

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Ovviamente un concetto di questo tipo va bene interpretato, perché la Sapienza in sé è Dio e non si può certo dire che Dio abbia bisogno della creatura per essere pienamente felice.

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Piuttosto va detto che Dio trova nel Santo la sua più confacente dimora.

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Ciò per un motivo molto semplice: perché la santità è la risposta più vera e più adeguata che l’uomo possa dare all’amore di Dio.

9

Perché Dio ci vuole santi? Perché Dio vuole che noi gli assomigliamo quanto più possibile. Egli che è il Santissimo.

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Un padre non vuole che il proprio figlio somigli a lui nei propri difetti. Anzi, da questo punto di vista egli desidera che il figlio gli somigli poco. Altra cosa è per quei pochi pregi che eventualmente dovesse avere. Lì il padre vuole che il proprio figlio gli somigli.

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Ma Dio difetti non li ha: è il Perfettissimo. Dio, pertanto, vuole che l’uomo gli somigli quanto più possibile; possibilità che ovviamente avrà sempre uno scarto infinito dalla sua intrinseca santità.

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Goethe (1749-1832) ha scritto (è nelle sue Massime e riflessioni): “L’uomo può vivere soltanto con i suoi simili, e anche con loro non può vivere perché, alla lunga, gli diventa intollerabile che un altro sia il suo simile.” Dio non ragiona così. Dio mendica la somiglianza dell’uomo con Lui.

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Qui, se ci si riflette, c’è una bellezza straordinaria. Dio chiede all’uomo che lo prenda in considerazione come modello. Non perché per Lui sia necessario, bensì perché è necessario per l’uomo che Dio desidera arrivi al massimo del Bene.

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Cari pellegrini, se alimentiamo il desiderio di santità è come se la nostra anima divenisse quella dimora dell’immagine da cui siamo partiti. Una dimora accogliente, calda, pulita, ordinata …con un camino ardente in corrispondenza del nostro cuore!

Al Signore Gesù

Signore, io ancora non riesco ad offrirti una “dimora” davvero pulita ed accogliente.

La mia anima è quella che è.

Ma abbi pazienza. Dammi la tua grazia e cercherò di offrire al tuo Amore una dimora come Tu desideri.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, certamente la tua casa splendeva della pulizia del tuo Cuore Immacolato, della purezza del tuo castissimo Sposo, dell’infinito candore del tuo Divin Figlio.

Aiutami a far pulizia nella mia anima.

Vieni Tu a spazzare e far brillare tutto …perché da solo non riesco.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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