Borraccia n.285

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

285

L’ACQUA

“(…) prevedevo un rilassamento di spirito perché ormai sapevo che l’anima mia, senza grandi sofferenze, non vive.”

(Servo di Dio don Dolindo Ruotolo)

I SORSI

1

Cari pellegrini, che sarebbe se qualcuno pretendesse affrontare una gara podistica di diversi chilometri senza una previo allenamento? Sarebbe costretto a ritirarsi dopo poco.

2

Nell’acqua di questa borraccia quel santo sacerdote che fu don Dolindo Ruotolo (1882-1970) dice che aveva previsto in un periodo della sua vita un rilassamento spirituale. Il motivo? Perché era in un periodo in cui il Signore non lo stava chiamando a grandi prove.

3

San Pio da Pietrelcina, che stimava molto don Dolindo, un giorno disse ad un figlio spirituale che se il Signore non lo inchiodasse sulla croce ogni giorno, già da tempo avrebbe perso l’anima. Infatti, dal Santo andavano folle intere, tutto il mondo correva da lui; per cui era evidente che la tentazione di inorgoglirsi, di credersi chissà chi, fosse sempre in agguato. Ma il Signore, perché questo non avvenisse, lo “inchiodava” sulla croce.

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Dunque, la sofferenza (che di per sé è un male, tant’è che è conseguenza del peccato originale) è stata innalzata da Dio a “terapia” contro il rilassamento spirituale, contro il peccato, contro la perdita della propria anima.

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Saul Bellow (1915-2005), scrittore canadese naturalizzato statunitense, scrive ne Il re della pioggia: “La sofferenza è forse l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito.” …cioè per impedire, stando alle parole di don Dolindo, il rilassamento dello spirito.

6

E finanche uno scrittore come Kafka (1883-1924) afferma in Preparativi di nozze in campagna: “La sofferenza è l’elemento positivo di questo mondo, anzi è l’unico legame fra questo mondo e il positivo.” Cioè, nella condizione umana, non c’è possibilità di capire se stessi e di creare un legame serio, vero, autentico e ragionevole con il reale se non soffrendo; ovvero patendo.

7

Il rimanere in una sorta di indifferenza -stoica o buddista che sia- è un rapportarsi ad un reale che non c’è, non esiste. Inoltre è un pretendere da sé un innaturale dissolvimento.

8

E’ evidente che ciò che affermano gli scrittori che abbiamo citato prima è una sorta di necessità della sofferenza per un destino dell’uomo che non poteva essere diverso. La convinzione cristiana, invece, afferma che tale necessità della sofferenza sia dovuta ad un incidente, l’incidente del peccato che ha rovinato il progetto originario di Dio.

9

Ma al di là di queste differenze, anche chi è lontano dalla Verità capisce che l’uomo non può fare a meno di soffrire se vuole rimanere vigile su se stesso. “La sofferenza è l’unico legame fra questo mondo e il positivo” dice Kafka.

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Dunque, la sofferenza per rimanere vigili su se stessi. Così come un atleta che voglia gareggiare seriamente (cioè non per stupidamente partecipare ma per vincere) deve allenarsi, far soffrire il proprio fisico per temprarlo alla fatica della gara.

Al Signore Gesù

Signore, io non voglio tirarmi indietro.

Voglio seguirti fin su il Calvario… portando anch’io la mia Croce.

Tu sostienimi direttamente con le tue braccia…

…ma anche indirettamente temprandomi con le prove che vorrai donarmi.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, non c’ fatica più bella che quella di affrontarla sotto il tuo materno sguardo.

Qualsiasi sofferenza e prova, avvolti dalla tua tenerezza, diverranno sopportabili.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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