La Borraccia n.24

L’ACQUA

“Fratelli miei, non accusiamo Cristo di averci dato comandamenti troppo difficili, impossibili da attuare. In tutta umiltà, diciamogli piuttosto, insieme con il Salmista: ‘Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi (Salmo 119).”
(San Cesario di Arles – Discorso Morino, 35)

I SORSI

1

Cari pellegrini, chissà quante volte ci sarà capitato di ammirare un roseto. Chissà quante volte lo splendore di quelli che sono i fiori per eccellenza avrà colpito il nostro sguardo. Abbiamo ammirato, ma forse non abbiamo fatto una riflessione: quello splendore era frutto inevitabilmente di una potatura.

2

Chi si intende di giardinaggio lo sa bene: per ottenere un ottimo risultato occorre tagliare… e tagliare bene. Addirittura occorre stare attenti anche al tipo di lama delle forbici.

3

La bellezza delle rose dipende da un’operazione che esclude, che taglia, che elimina, che distrugge qualcosa di troppo che impedirebbe alle rose di essere adeguatamente belle.

4

Adesso, cari pellegrini, soffermiamoci sulle parole dell’ “acqua”. Queste dicono chiaramente che bisogna rifiutare due gravi errori che costituiscono offese altrettanto gravi nei confronti dell’infinito amore di Dio.

5

Il primo errore è quello di “accusare Cristo di averci dato comandamenti troppo difficili”, cioè troppo pesanti. Offesa gravissima, perché significherebbe che Dio non è padre. Piuttosto, cari pellegrini, il ragionamento va capovolto: la “pesantezza” dei Comandamenti è dovuta alla nostra natura ferita dal peccato originale; e quindi alla nostra cattiva volontà di non far uso della Grazia di Dio che invece renderebbe tutto possibile. Dio ci offre i mezzi per santificarci, siamo noi che li rifiutiamo. E’ l’uomo che abbandona Dio, non Dio che abbandona l’uomo.

6

Il secondo errore è quello di ritenere che la Legge di Dio sia qualcosa di aggiuntivo nel rapporto con Dio stesso. Oggi si fa un gran discorrere contro il “moralismo”, quasi a voler porre la Legge come qualcosa di artificiale, di non necessario, anzi di tendenzialmente snaturante. Ma il “moralismo” non si misura con l’accettazione della Legge quanto con l’incapacità di scorgere quelle che sono le vere motivazioni della Legge.

7

Questo secondo errore denota una strutturale ignoranza del Cristianesimo e della buona filosofia cristiana. Dio non è al di là del Bene, Dio è il Bene. Pertanto la Legge di Dio è la sua stessa natura. I Dieci Comandamenti, per esempio, non solo altro che la natura di Dio codificata per la vita quotidiana dell’uomo. Dunque, non si può “abbracciare” Dio se non si “abbraccia” la Sua Legge.

8

Dio, cari pellegrini, nella Sua infinita Bellezza ci chiama ad essere “belli”. Dio nella Sua infinita Santità ci chiama ad essere “santi”. E se questo richiede lo sforzo della rinuncia, è giusto che sia così. Come è giusto che sia così anche per le rose. Se si vogliono delle rose che colpiscano la nostra ammirazione, occorre tagliare ciò che bisogna tagliare, eliminare ciò che bisogna eliminare, distruggere ciò che bisogna distruggere.

AL SIGNORE GESU’

Signore, ti ringrazio del dono della Tua Legge.
Non mi interessa se oggi è di moda, anche tra i cristiani, sorvolare su questo punto. Io, invece, voglio gridare quanto è bella la Tua Legge!
Certamente esigente, ma “leggera” se si è accanto a Te.

ALLA MADRE CELESTE E DELLO SPLENDORE

Madre, Tu sei la “Tutta Santa” e quindi la “Tutta Bella”.
Tu sei la “Rosa Mistica”: il fiore più bello dell’universo e del Paradiso.
Voglio essere sempre accanto alla Tua Bellezza per educarmi alla Bellezza.
Voglio essere accanto alla Tua Santità per educarmi alla Santità.
Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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