Caro Di Maio… c’è sfiga e sfiga

C’è un detto napoletano che dice …anche gli sfottuti vanno in Paradiso, che significa: ...anche chi viene insultato va in Paradiso. 

Potremmo ben parafrasare: …anche gli sfigati vanno in Paradiso. E ci riferiamo all’infelice uscita di Di Maio a proposito del Congresso delle Famiglie che si terrà a Verona. Ai giornalisti ha detto che si tratterà di un raduno della “destra degli sfigati”.

Lasciamo perdere il termine “destra” che oggi come oggi viene sempre più utilizzato a sproposito. D’altronde cosa è oggi la “destra“? Ci potrebbero essere tante risposte a riguardo. Chi la vuole liberale, chi la vuole neo-fascistoide, chi la vuole conservatrice, chi la vuole trampiana, chi la vuole reazionaria… e la lista potrebbe continuare.

Ciò che però merita qualche riflessione è la parola “sfigati”, che -si sa bene- significa sfortunati, ma non semplicemente sfortunati, sfortunati  in senso reiterato, Insomma lo sfigato è colui a cui non ne va bene una. E’ il perdente per eccellenza.

Ebbene, su questo punto ci permettiamo di dire che Di Maio ha perso una buona occasione per poter evitare di dire una cosa non solo poco intelligente, ma anche politicamente sconveniente.

Certo, le idee che verranno vessillate nel Convegno di Verona sono minoranza. Su questo sarebbe sciocco contraddire. Ma -qui Di Maio- deve fare molto attenzione: minoranza dove? Certamente nei salotti buoni. Certamente nei media. Certamente ai vertici delle organizzazioni politicamente, economicamente e finanziariamente più importanti. Ma nelle vie, nei quartieri, tra la gente comune, tra gli stessi ex elettori di certi partiti progressisti (e che hanno permesso il trionfo degli attuali partiti di governo), è davvero così? Abbiamo qualche dubbio.

Si tratta, insomma, di una “sfiga” parziale, pateticamente mediatica. Certo, nel talk-show della Gruber si tratta di una parte “sfigata” eccome. Proprio nella serata del 14 marzo, dove si è parlato anche del Convegno di Verona, non ve ne era uno (diciamo: uno!) che difendesse ciò che si farà a Verona. Tutti ad attaccare o per lo meno a compatire.

Ma nelle piazze, nelle cucine, nei soggiorni domestici quanto conta il salotto della Gruber? L’apparecchio televisivo è acceso. I soloni parlano e pontificano. Ma chi li ascolta? Meglio: chi li capisce? Se davvero contassero qualcosa, per l’audience che hanno queste trasmissioni, dovremmo avere ben altri risultati elettorali e anche ben altri scenari politici.

E allora -e su questo Di Maio è scivolato pericolosamente su una buccia di banana- quale parte è davvero sfigata? Chi difende ancora la famiglia? O chi da un pezzo sta affermando altro, trova tutti gli spazi possibili, parla e scrive dappertutto, prende i finanziamenti più consistenti possibili… e poi si ritrova con sempre meno consenso popolare?

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