Caro Panebianco, non si ragiona con la “bussola” nel cervello!

Sul numero del 1° settembre del Corriere della Sera è stato pubblicato un editoriale a firma del noto politologo Angelo Panebianco.

La sostanza dell’intervento del professore dell’università dell’Università di Bologna verte su una possibile somiglianza tra le famose elezioni italiane dell’aprile del 1948, quelle per intenderci che fecero sì che l’Italia non divenisse uno Stato filosovietico e stalinista, e le recenti elezioni del 4 marzo.

Le elezioni dell’aprile del 1948 salvarono l’Italia dal genuflettersi verso l’Est. Le elezioni del 4 marzo 2018, invece, hanno fatto sì che avvenisse questa “genuflessione” verso Oriente.

Panebianco sembra concedere anche una leggera differenza tra queste due elezioni (e di questo lo ringraziamo): a differenza del 1948, oggi siede alla Casa Bianca un presidente che non solo non si preoccupa di una tal cosa, ma forse perfino la desidera.

Pensiamo abbiate inteso bene: la questione sta tutta lì. L’Italia, con il nuovo governo, sta cercando di smarcarsi da una politica internazionale unipolare. Sta aprendo (peraltro già era stato abbondantemente detto in campagna elettorale) alla Russia di Putin. Salvini, inoltre, si è scelto un’alleanza europea con leader alla Orban …e allora l’analisi “profondissima” dice: da Ovest si è passati ad Est!

La questione è ovviamente molto più complessa e impone un interrogativo, meglio due, molto simili, ma due. Il primo: l’Ovest del 1948 cosa è divenuto? Il secondo: l’Est del 1948 cosa è divenuto?

Per capire cosa sta accadendo, bisogna infatti saper rispondere a queste due domande. Se si sfugge da queste, ci si mantiene a livelli superficiali, o perlomeno -come vuole fare Panebianco- a livelli di strenua difesa di un Atlantismo di tradizione.

Non può e non deve sfuggire che ormai l’alternativa non è più tra una visione liberale o statalista (ci sarà anche questa, ma è marginale). L’alternativa è tra una visione globalista o sovranista. E per sovranismo (lo abbiamo già spiegato – clicca qui) non si deve intendere alcuna deriva di tipo nazionalista.

Da una parte, il globalismo come pretesa di organizzare la politica attraverso criteri economici-tecnocratici; dall’altra il sovranismo (tentativo imperfetto quanto si vuole!) di far sì che l’economia possa ancora essere governata dalla politica e dal patrimonio identitario della Nazione.

Ora, è innegabile, che tanto in Europa quanto immediatamente fuori l’Europa (vedi Russia) lo spartiacque è tra Est e Ovest. Ma questi due orientamenti sono ormai ben al di là della loro storia, remota o recente. Lo attesta anche la sensibilità verso alcune questioni morali: difesa delle radici cristiane, della famiglia naturale, ecc…

E’ accaduto qualcosa che per molti, forse per tutti, non era prevedibile. Per alcuni, quelli più affezionati a certi modelli di liberalismo militante di stampo anglosassone (e Panebianco è fra questi), addirittura è accaduto una sorta d’imprevisto calamitoso.

Resta il fatto che è accaduto … e per capirlo bene bisogna evitare di ragionare con la bussola nel cervello.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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2 Comments on "Caro Panebianco, non si ragiona con la “bussola” nel cervello!"

  1. Come SEMPRE d’accordo!
    GRAZIE!

  2. panebianco della serie: i soliti sinistrosi, nulla di nuovo.

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