Caro Santo Padre, come mai la Madonna disse a Giacinta che i peccati che fanno andare più all’inferno sono quelli della carne?

Sono stati riportati da Le Figaro Magazine ampi passaggi del nuovo libro-intervista a papa Francesco, curato dal sociologo francese Domenique Wolton.

Sempre con dolore, dobbiamo sinceramente dire che in non pochi di questi passaggi ci sono affermazioni che ci sorprendono in negativo. Commentare tutte non è il caso. Ci soffermeremo su una sola. Sull’affermazione che dice così:

…perché alcuni preferiscono parlare di morale, nelle omelie o dalle cattedre di teologia. C’è un grande pericolo in agguato sui predicatori, che è quello di scadere nella mediocrità. Di non fustigare che nella morale – mi perdoni – sotto la cintura. Ma gli altri peccati, che sono i più gravi – l’odio, l’invidia, l’orgoglio, la vanità, uccidere il prossimo, portar via la vita… – di questi non si parla altrettanto.

Solo due riflessioni. Una brevissima e l’altra necessariamente più argomentata.

Prima riflessione

Sinceramente facciamo fatica a vedere tutti questi predicatori e confessori che insistono così tanto sui peccati che attengono al sesto comandamento. Eppure il Santo Padre ne parla come se chiese, confessionali e cattedre di teologia morale traboccassero di soggetti di questo tipo…

Seconda riflessione

Il Papa afferma che i peccati più gravi non sono quelli che riguardano il sesto comandamento.

Attenzione: prima di tutto bisogna premettere che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la dannazione eterna, altrimenti non si chiamerebbe “mortale”. La diversa gravità dei peccati mortali entra in gioco dopo l’assoluzione, ovvero in considerazione delle pene da scontare in questa vita o nel purgatorio. Ogni tipo di peccato ha una sua pena: ci sono peccati mortali che conducono a pene più pesanti, così come ci sono peccati mortali che conducono a pene minori…sempre che questi peccati mortali vengano assolti, altrimenti –come abbiamo già detto- un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) è meritevole del castigo eterno.

Fatta la premessa, va detto che è vero che i peccati mortali più gravi sono quelli che attengono al primo comandamento. Ma va fatta anche una precisazione.

Se è vero che i peccati più gravi sono quelli riguardanti il primo comandamento, è pur vero che questi tipi di peccati, spesso, sono conseguenti ad altri. E’ difficile che si arrivi direttamente a non rispettare il primo comandamento; è invece frequente che chi arriva a calpestare il primo comandamento è perché già ha calpestato gli altri, in particolar modo il sesto e il nono.

Ciò è dovuto al fatto che l’uomo realizza se stesso, conquistando la vera libertà, non con la conoscenza, ma con l’esercizio della virtù; e se è vero che per comportarsi bene bisogna prima conoscere cosa è il bene e cosa è il male, è altrettanto vero che se non si vive come si pensa si finirà inevitabilmente di pensare come si vive (frase non nostra). Il senso del romanzo Il dottor Jekyll e mister Hyde sta proprio nel fatto che ci si illude di vivere in maniera sbagliata e poter conservare un buon pensiero. Il dottor Jekyll s’illude di poter sempre ritornare se stesso: ad un certo punto il “giocattolo” si rompe e non riesce più a non essere mister Hyde.

I peccati contro la purezza e di intemperanza sono quelli che causano il disorientamento intellettuale. Perché? Perché l’antropologia (concezione dell’uomo) cristiana afferma che l’uomo è stato voluto da Dio come sintesi di spirito e di corpo. L’anima individuale è sostanzialmente legata al corpo, ma non ad un corpo qualsiasi, bensì a quel preciso corpo per cui è stata creata. Tale unione sostanziale fa sì che ci sia un’interazione tra l’anima e il corpo, nel senso che l’anima incide sul corpo e il corpo incide sull’anima. Prima abbiamo detto: …Se non si vive come si pensa, si finirà col pensare come si vive.  Ed è così: il disordine corporeo si traduce sempre in disordine mentale. Quando s’introduce volutamente il dominio dell’istinto nel proprio comportamento avviene una sorta di bestializzazione, che diviene anche accecamento dell’intelligenza: appunto come le bestie! Ecco perché i santi, anche se non hanno cultura, riescono ad esprimere una sapienza che è superiore ad ogni altro. Ed ecco perché, si può aver letto anche biblioteche intere, ma se si vive nel peccato si diranno sempre cose insensate. L’uomo bestializzato perde il pensiero; certo, non il pensiero in quanto tale, ma la capacità di cogliere il vero senso della vita. L’intelletto se funziona bene coglie la verità. La buona volontà fa sì che questa verità venga amata. Invece con la bestializzazione si corrompono l’intelletto e la volontà, per cui si arriva non solo a non poter conoscere la verità, ma perfino a non amarla, anzi ad odiarla. O meglio: si sceglie la menzogna e ci si lascia affascinare da essa.

Dio ha creato nell’uomo una gerarchia: gli istinti alla base, la ragione ad orientare gli istinti e la volontà a fare in modo che gli istinti possano conformarsi agli orientamenti della ragione. Però, quando la volontà fallisce, gli istinti lievitano a dismisura arrivando a soffocare la ragione (è ciò che si chiama “accecamento dell’intelligenza”) e il peccato diviene possibile.

Ecco perché il Cristianesimo fa una differenza tra sapienza ed intellettualismo. La prima è il raggiungimento della verità, il secondo è solo una ricca conoscenza che prescinde dall’adesione al Vero. Quante persone, anche analfabete, raggiungono una grande sapienza; e quanti intellettuali, pur avendo letto biblioteche intere, si allontanano dalla Verità distruggendo altri e se stessi? Ciò perché tutto dipende dall’esercizio della virtù…in particolar modo dall’esercizio della temperanza.

Il beato Duns Scoto dice -e con lui tutta la scuola francescana- che l’intelletto è inevitabilmente influenzato dalla volontà.

Si possono avere tutti i talenti intellettivi di questo mondo, ma per conoscere bene, cioè per conoscere ciò che davvero conta nella vita, occorre la Luce (che è la Grazia!) e la Grazia è data dall’esercizio della virtù.

Ed ecco perché la Madonna disse a Giacinta di Fatima che i peccati che fanno andare più all’inferno sono quelli della carne… perché sono i più facili a farsi e da questi scaturiscono anche gli altri peccati.

Dio è verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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