Che catastrofe…questi climatologi “catastrofisti”!

 

A proposito di Trump, ma è proprio vero che esiste una questione climatica così urgente? E il cosiddetto “effetto serra” è davvero una novità? Se si studia un po’ la storia, ci si accorgerà che tanti allarmismi sono proprio fuori posto. Ma allora perché tanti ecologisti insistono?

Pochi sanno che la Terra, dall’800 al 1200, conobbe i quattro secoli più caldi degli ultimi ottomila anni. Quando i Vichinghi scoprirono, nel 950, la Groenlandia (che vuol dire “Terra verde”) la chiamarono così per le sue verdi distese; e su quelle terre riuscirono finanche a far pascolare il bestiame; costruirono perfino una cattedrale…e pensare che oggi la Groenlandia non è che tundra ghiacciata.

Pochi sanno che in prossimità del Mille i limiti delle terre arabili si spinsero talmente verso nord che arrivarono a beneficiare la Russia, la Scandinavia e addirittura l’Islanda. Si arrivò a coltivare la vite in Inghilterra e in Belgio, mentre il Sahara si ridusse grazie all’aumento delle precipitazioni. Un famoso storico della scienza, il francese Jean Gimpel, ha documentato che nel 1300, nella Foresta Nera, la coltivazione dei cereali e degli alberi da frutto poté essere praticata 150 metri più in alto rispetto a quanto poi si sarebbe potuto fare nel 1500.

Il periodo tra il IX e il XIII secolo è ormai definito dagli specialisti  piccolo optimum clima medievale. La produzione agricola aumentò vertiginosamente. Cadde il tasso di mortalità, scomparvero quasi totalmente le carestie (quelle del 1125 e del 1197 non furono a livello continentale, e quella del 1235 non riguardò che l’Aquitania), diminuì la tubercolosi. Scomparve la peste. Vi fu un grande aumento della popolazione europea (da 27 a 70 milioni tra gli anni 700 e 1300) che determinò uno sviluppo dell’industria e della tecnologia. Le carestie riapparvero solo tra il 1315 e il 1317 a causa di piogge torrenziali che distrussero i raccolti. E infatti furono proprio questi tre anni a segnare la fine dell’optimum medievale e l’inizio di una regressione della produzione agricola e della demografia.

Ci si domanderà: ma come si fanno a conoscere tutte queste cose? Lo si sa grazie alla dendroclimatologia, cioè la valutazione delle variazioni meteriologiche attraverso l’osservazione degli anelli dei tronchi d’albero; alla glaciologia, cioè lo studio dell’avanzamento e dell’arretramento dei ghiacciai; e alla fenologia, che analizza anno dopo anno le date di maturazione dei frutti e dei cereali.

Ora, dette e sapute queste cose, come la mettiamo con l’effetto serra?  Come la mettiamo con quello che sarebbe il recente innalzamento della temperatura? E come la mettiamo anche con profezie di vere e proprie catastrofi che sarebbero causate da questo innalzamento? Eh già! Perchè se tra il IX e il XIII secolo si ebbe un grande innalzamento del clima che permise finanche agli Inglesi di produrre vino, vuol dire che la temperatura era stabilmente superiore a quella attuale ed anche a quella che molti prevedono sarà in futuro a causa dell’effetto serra.

Diciamocelo francamente, le possibilità che l’uomo ha di modificare il clima non sono paragonabili a ciò che può fare la natura. Due ricercatori danesi, Nigel Marsh ed Henrik Svensmark, hanno dimostrato i collegamenti della variabilità solare con quella climatica, attraverso una catena che coinvolge raggi cosmici, nubi e vento solare. Essi dicono che dal 1964 ad oggi il flusso magnetico solare è aumentato del 4 per cento ed è più del doppio rispetto al secolo precedente. E, basandosi su questi dati, affermano che negli ultimi cento anni si sarebbe verificata una tendenza al riscaldamento paragonabile al contributo della anidride carbonica immessa nell’atmosfera dall’era preindustriale ad oggi. Anche il geologo tedesco Ulrich Berner nel suo libro, Klimafakten. Der Ruckblick-Ein Schlussel fur die Zukunft, dice che l’effetto serra non ha nulla a che vedere con la produzione da parte dell’uomo di anidride carbonica, quanto con l’eruzioni dovute all’attività delle macchie solari.

Una cosa è certa: le variazioni climatiche sono una costante nella storia dell’umanità e nessun ecologista è riuscito finora a dimostrare che siano provocate principalmente dall’intervento umano. Che poi questi innalzamenti climatici siano dannosi è tutto da provare. Dennis Avery, del Center for Global Food Issues promosso dallo Hudson Institute, ha detto: “Un riscaldamento globale può prodursi e, se ciò avviene, non sarà così forte come previsto. Ciò sarebbe comunque un beneficio per l’umanità.” Così come dell’innalzamento della temperatura beneficiarono i secoli tra il IX e il XIII!

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