Che forse il bitcoin sia uno strumento di controllo delle ricchezze mondiali?

Selezionato da. quieuropa.it – Autori: Nico Arena e Sergio Basile

Negli ultimi tempi, dalle principali piattaforme bancarie e da quasi tutti i mezzi d’informazione, arrivano trionfalistiche notizie a cascata riguardanti un fenomeno di grande attualità e in continuo fermento non solo presso la borsa italiana, ma presso tutti i maggiori mercati mondiali: l’esplosione delle quotazioni del Bitcoin. A tal proposito seguendo gli insegnamenti dell’indimenticato professor Giacinto Auriti, il padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del Reddito di Cittadinanza (a credito) e utilizzando quasi fedelmente le sue parole (tratte dalla trasmissione televisiva Moneta al Popolo, video-puntata Giacinto Auriti spiega come funziona la Borsa) torniamo sull’argomento e cerchiamo di spiegare con semplicità cosa sia un titolo azionario e poi, di conseguenza, cosa sia davvero il Bitcoin, tralasciandone – almeno in questa sede – gli aspetti tecnico-informatici e concentrandoci su quelli giuridico-monetari, cogliendo i particolari che accomunano questi due strumenti finanziari da molti imprudentemente idolatrati. Vista la delicatezza del tema, occorre squarciare tutti gli ultimi veli di ignoranza che ancora resistono e rendono seducenti queste straordinarie armi di controllo e impoverimento di massa. Per comprendere un altro lato nascosto delBitcoin, tuttavia, occorre introdurre in primis il concetto di titolo azionario, facendo nostra la chiarissima lezione auritiana.

                                                   

Per spiegare cosa sia un titolo azionario bisogna chiarire cosa siano i capitali conferiti di una società. Essi notoriamente possono concernere denaro, beni reali, mobili, macchine, immobili, strumentazioni, brevetti ecc..  In poche parole si tratta del conferimento di capitali reali ovverosia di “beni reali”. Se dovessimo commisurare il valore dei pacchetti azionari ai valori dei capitali reali, il ragionamento parrebbe ridicolo, perché mentre il valore dei capitali è certo e ben definito, quello dei titoli azionari è invece enormemente superiore e oscillante nel tempo. In molti casi addirittura non esistono beni reali disponibili  perché sono solo previsioni di conferimenti di capitali.  Per i motivi sopra esposti sarebbe del tutto assurdo misurare il valore dei titoli azionari  sulla sola base dei capitali conferiti. Ma in troppi oggi ignorano questa verità.            

Fatta questa premessa, urge interiorizzare un ragionamento molto semplice ponendo l’accento sulla differenza fra il valore del capitale reale (capitale dei bilanci consolidati nella societàe i valori dei pacchetti azionari quotati in borsa: valore quest’ultimo meramente convenzionale, non vero, creato cioè per mero accordo tra le parti. Il titolo azionario diventa in pratica un simbolo nel quale sono incorporati anche valori  monetari che si aggiungono ai valori reali.

Di seguito, per rendere meglio l’idea, facciamo un esempio elementare. Prima del sopravvento della borsa e dei titoli, lungo il corso dei secoli – come nota Auriti – i popoli usavano i  mezzi più svariati al fine di incorporare valori monetari, prediligendo tuttavia oggetti come conchiglie, pelli di castoro e scarabei d’argilla; ma anche materiali (metalli) come l’oro, l’argento e il rame. Questi simboli-oggetto di colpo sono stati parzialmete sostituiti, surrogati e integrati e si è passati “all’istituzionalizzazione” dei pacchetti azionari.           

Chiarito cos’è il titolo azionario ed entrando nel vivo della trattazione, appare chiaro come il valore del pacchetto azionario risieda nelle mani di chi lo controlla, ovvero – in estrema sintesi – nelle mani dei banchieri e dei nuovi centri-cattedrale del reale potere mondiale: le banche. Un potere esponenzialmente superiore a quello politico e tale da orientare quest’ultimo in maniera assolutamente discrezionale. Le banche a struttura gerarchico-piramidale oggi sono diventate, infatti, le maggiori azioniste di tutte le società quotate in borsa, in quanto hanno a disposizione, senza limiti e senza costi, praticamente tutto il denaro che vogliono, stampato ed emesso dal nulla e senza alcuna copertura aurea: vedi “signoraggio bancario” . Con questo ingannevole meccanismo  le banche oggi possono manovrare le quotazioni di borsa, perché possono predisporre le quotazioni o al rialzo o al ribasso. 

Tra coloro i quali hanno contribuito più di tutti ad “istituzionalizzare e sdoganare su larga scala” questa tecnica di controllo di massa delle ricchezze mondiali, cioé questa tecnica di incorporazione dei valori reali nei valori convenzionali e di questi ultimi nei valori azionari e nei mercati azionari vi è com’è noto lo speculatore ebraico-ungherese George Soros, il quale è riuscito a creare un incremento di simboli monetari di valore indotto, attraverso quest’attività di borsa, addirittura dell’ordine di 1300/1400 miliardi di dollari ogni 24 ore, operando nell’ambito di società sorelle collegate tra loro. Le “imprese” di Soros nei vari teatri mondiali, negli ultimi decenni, sono tristemente note a tutti, anche se i media di regime al servizio del sistema bancario preferiscono ovviamente glissare su questi argomenti o parlarne in maniera superficiale. Ad onor di storia però il perfezionamento di questa tecnica risale ai primi del Novecento, come ammesso dallo stesso rabbino Harry Waton (il secondo nelle foto grandi da destra) nel libro “A Program for Jews and Humanity“, pubblicato nel 1939 a New York City (Astoria Press) dal “Committee for the Preservation of the Jews  

Waton dichiarava senza mezzi termini che gli ebrei (inventori della moneta-convenzionale, ma anche della moneta-debito – Ndr) avrebbero “ereditato” l’intera terra attraverso il controllo e la diffusione del comunismo e attraverso l’uso dello strumento monetario e degli strumenti finanziari come i titoli: linee guida di un piano socialista e liberal-capitalista di egemonia mondiale, che vide nelle rivoluzioni la sua essenza. I titoli sono oggi strumenti nelle mani del grande capitale e dei grandi speculatori: liberal-capitalisti di facciata ma di anima nettamente socialista. La giudaizzazione delle nazioni, dunque, per ammissione dello stesso rabbino, oltre che dalla rivoluzione culturale passa dall’economia e dalla finanza.

“Figli di Israele! l’ora della nostra vittoria finale è vicina!   Ci troviamo sulla soglia del comando del mondo. (…)  Quello che prima potevamo solo sognare sta per essere realizzato (…)    La nostra vittoria è vicina, perché il nostro potere e l’influenza politica ed economica sulle masse sono in rapido progresso.  Compriamo titoli di stato e oro, e quindi abbiamo il controllo del potere sui scambi mondiali. Il potere è nelle nostre mani, ma attenzione,  a non confidare nei loschi poteri dei traditori! ( Rabbino Harry Waton – 1939 )                                                        

Ma la tecnica dell’attrazione e del controllo della ricchezza reale mediante i titoli fu utilizzata in primis dal pioniere-speculatore John Law (il primo nelle foto grandi da destra). Egli giunse in Francia nel 1716  e col pretesto di ingrassare i depositi delle casse reali francesi, convinse la Corona (Luigi XV) ad emettere denaro, dapprima sull’oro e poi addirittura sulle proprietà terriere nazionali. Quel che accadde ebbe dell’incredibile. Con l’emanazione del regio editto del 2 maggio 1716, Law convinse Filippo d’Orléans e quindi Luigi XV a dar genesi alla Banque Royale (o Banque Générale)

 Law prestava a debito la cartamoneta alla Corte che la usava per le proprie necessità e per i pagamenti verso soggetti che a loro volta acquistavano azioni e titoli (puri simboli convenzionali) della Compagnia delle Indie Orientali di Law (1719). Questo circolo vizioso ovviamente non faceva altro che rimpinguare le casse del banchiere-avventuriero, premiato nel frattempo, il 5 gennaio 1720, con l’onorificenza di controllore Generale delle Finanze di Francia (3).

Oggi l’incorporazione di valori reali all’interno di valori convenzionali ha subito una significativa evoluzione portando pian piano una cerchia di “eletti” sulla strada del controllo pressoché totale delle ricchezze planetarie. Il titolo azionario nei mercati globali contemporanei ha ancor più esasperato e potenziato il trucco di Law. Com’è avvenuto questo? Il grande professor Giacinto Auriti lo spiega benissimo: si è attuato con la tecnica dell’aumento della velocità di circolazione. Così come avviene nella dinamo, dove l’aumento della velocità di rotazione causa l’aumento di energia elettrica, analogamente avviene nei valori monetari: se aumenta la velocità di circolazione aumenta il potere d’acquisto.

Si crea così un aumento di valore indotto, con un semplice tasto di un computer, facendo viaggiare quantità infinite di moneta da un continente all’altro.

Quest’aumento di valore causa un’esplosione di valori monetari che sono il risultato di una forma di parassitismo che il sistema della borsa realizza in pregiudizio del mercato. “In quanto incorporando nei titoli azionari valori monetari, invece che in carta moneta,  si sottrae alla collettività, la disponibilità di valori monetari. Ecco la ragione per cui noi diciamo che i valori indotti devono essere rappresentati solo in carta moneta e questa carta moneta va attribuita di proprietà ai cittadini e non agli azionisti.( Giacinto Auriti                  

Lo stesso inganno, presentato (falsamente) alle masse come una grande opportunità di “liberta” ed emancipazione dalle grinfie del “sistema bancario” si perpetra nel Bitcoin. Ma cos’è il Bitcoin? Ritorniamo ancora una volta volentieri sull’argomento, visto che la fumosa propaganda mediatica tedente ad esaltarne i pregi è davvero tanta. Purtroppo! Ufficialmente si tratta della moneta elettronica creata nel 2010 dal misterioso Satoshi Nakamoto (la cui vera identità, tra l’altro, è stata più volte contraddetta) ma in sostanza, da un punto di vista delle affinità concettuali, della derive socio-economiche e morali che esso importa (4), possiamo considerare il Bitcoin come l’evoluzione (involuzione morale) del titolo azionario, in quanto esso manca dell’elemento reale che in minima parte conferiva dignità monetaria al titolo stesso, cioè quella quota parte dei beni reali relativi ai capitali conferiti di una società.

Il Bitcoin, infatti, da questo punto di vista è un titolo azionario vuoto, che si riempie solamente dei valori monetari introdotti dagli acquirenti.                  

Esso è quindi valore convenzionale puro del quale si appropriano i creatori della criptovaluta, i quali sottraggono subdolamente ai compratori ricchezza reale, conferita in contropartita del “nulla”.

Ci fanno credere che il Bitcoin per essere creato ed immesso nel circuito abbia bisogno di enormi quantità di energia e di calcoli matematici sofisticati.

E allora! Cosa ce ne importa? Non dimentichiamo mai che chi crea il valore della moneta è chi l’accetta e non chi la emette o stampa. Appare ovvio che il valore del Bitcoin è creato da chi accetta il nulla in cambio dei propri soldi frutto – invece – di sudore e fatica. Avete presente quei bar che mettono sul bancone dei bicchieri di vetro vuoti perché la gente possa metterci dentro le monetine come mance?

 I creatori del bitcoin hanno così realizzato probabilmente la più grande truffa monetaria dopo l’invenzione della moneta-debito convenzionale cartacea perché dando in cambio il nulla, si appropriano dei valori reali consegnati dagli acquirenti.

Una volta acquistato valore il Bitcoin entra in circolo. Chi controlla i codici che permettono l’emissione e l’incremento della criptovaluta? Chi ne controlla il numero in circolazione? Chi garantisce che nessuno possa emetterne a proprio piacimento una quantità illimitata? Esiste un sistema di controllo che vieta alle banche di creare numeri infiniti di Bitcoin a solo costo digitale, per poi venderli al prezzo quotato in quel momento? Le tecniche di phishing adottate dai mezzi d’informazione, poi fanno il resto.

Ricordiamo a tal proposito la storia di quel ventottenne che avendo acquistato nell’anno 2009, circa 7500 Bitcoin, quando il valore era di circa 4 cent e avendo gettato in discarica il computer con l’hard disk contenente la suddetta moneta digitale che ora vale più di 5,5 milioni di euro ora cerca disperatamente il tesoro perduto. Queste informazioni che arrivano a tamburo battente simultaneamente da quasi tutti i mezzi d’informazione, hanno creato un nuovo caso mediatico, infatti, nei bar, luoghi di lavoro, mezzi pubblici e per strada non si parla d’altro che del Bitcoin. Ascoltando le diverse opinioni in merito, ci si accorge che la gente disperata – e costretta da una crisi-monetaria artificiosa e truffaldina alla povertà – sembra intenzionata a voler guadagnare facilmente dal nulla, come Pinocchio che, consigliato abilmente dal Gatto e dalla Volpe, seppellì le sue monete d’oro nel campo dei miracoli nei pressi della città Acchiappa citrulli. Sappiamo tutti come andò a finire! Molti pesci abboccheranno all’amo e quando i banchieri tireranno le lenze, ci saranno molte vittime fra i poveri figli d’uomo.

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