“Chi sta a terra giudica, chi è in mare naviga” (proverbio triestino)

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.


La Verità Cattolica ci dice che non si può giudicare definitivamente. Nel senso che nessuno può essere giudicato nel suo destino eterno, perché questo lo può fare solo Dio.

Ma certamente si possono e si debbono giudicare gli atti. Altrimenti non si potrebbe -per esempio- correggere gli erranti, csì come impongono le opere di misericordia spirituale.

Ma è anche un vero una cosa. E cioè che il giudizio doveroso impone sempre un’attenzione, una carità, una capacità di immedesimarsi. Non per negare il malfatto, non per modificarlo, bensì per meglio abbracciare l’errante e impetrarne la salvezza.

Altrimenti diventa tutto un’astrazione.

Altrimenti si corre il rischio di guardare solo dall’alto. Per illudersi che la propria anima non corra alcun rischio.

Tra chi è a terra nell’illusione di essere tranquillo e chi naviga, la differenza è che quest’ultimo ha i muscoli già pronti e tonici per affrontare tutti i marosi della vita.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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