Commento al Catechismo di San Pio X (n.23)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Chi è Gesù Cristo? Gesù Cristo è la seconda Persona della Santissima Trinità, cioè il Figliuolo di Dio fatto uomo.

I commenti ai numeri che precedono contengono già molte parti di risposta a questo.

Qui ci limitiamo ad evidenziare alcuni elementi, per lo più tratti dalla Sacra Scrittura, che sottolineano ancor di più la realtà di quanto insegnato.

Gesù dice agli Apostoli di battezzare «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19).

In questo modo, come detto in altro commento, è la Verità a insegnarci che esistono tre Persone distinte e quale sia il loro Nome. Ci insegna anche però che Cristo è la seconda Persona della Ss.ma Trinità. L’ordine usato, infatti, non può essere casuale, come nulla di quel che Gesù ha detto.

La prova che Gesù è il Figlio di Dio la troviamo nella Sacra Scrittura e quindi è anche questa una verità di fede, impossibile da non credere per esser cattolici.

Nei Sinottici (Matteo, Marco e Luca), oltre alla formula del Battesimo, si racconta ad esempio che Gesù si rivolge a Dio chiamandoLo «Padre mio», che la voce di Dio dice di Gesù «mio Figlio diletto», cosa Gesù risponde a Caifa nel Tempio durante il processo (Mt 26, 64: «Tu l’hai detto»).

Il Casali evidenzia come questi elementi all’interno dei Vangeli sinottici assumano «un valore particolare contro i Modernisti, i quali ammettono che San Giovanni abbia parlato di Gesù Figlio di Dio, come una idea elaborata successivamente e scritta dal presbitero Giovanni, invece che dall’Apostolo, ma negano che i Sinottici ci parlino di Gesù Figlio di Dio, dicendo che usano la parola “Figlio di Dio” nel semplice senso di “Messia”».

In effetti l’Apostolo ci lascia molti passi in cui parla di Gesù come Figlio di Dio, ma sono una semplice parte, seppur utilissima, ai fini dell’insegnamento generale fatto da tutto il Nuovo Testamento.

Il più importante, forse, è il bellissimo Prologo del suo Vangelo in cui esordisce «in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verba era Dio» (1, 1). Con la parola Verbo abbiamo già visto che si intende Gesù.

L’evangelista con questa frase e con i versetti successivi spiega che Gesù è eterno come Dio, che è anche Lui Dio, che è il Figlio di Dio, che è Persona distinta dal Padre e che è proprio la Persona che si è incarnata.

Anche negli Atti troviamo molti passi in cui gli Apostoli predicano «Gesù Figlio di Dio» (v. ad es. 3, 14; 3, 15; 10, 12; 10, 36), così come anche in San Paolo sono tante le spiegazioni di questa verità (v. su tutte Rom 1, 1-4; Col 1, 15; Fil 2, 5-11).

Si potrebbero fare tante altre citazioni, ma ci si limita a questi accenni. L’importante è ricordare che quella di cui parliamo è verità insegnata direttamente dalla Sacra Scrittura, in particolare dai Vangeli, e non successivamente aggiunta o addirittura inventata da qualche santo o teologo.

Un’ultima annotazione si spende per un chiarimento.

Quando si usa la parola “Figlio” non si intende in alcun modo che Gesù sia stato creato da Dio (si cadrebbe in quello che è chiamato il subordinazionismo ariano: Gesù prima creatura).

A tutela della nostra fede ci è stata lasciata la Professione di fede (il Credo) in cui chiaramente recitiamo che Gesù è stato «generato non creato» (v. Concilio di Nicea, 325 d.C.) per ricordarci ogni giorno questa distinzione.

È concetto davvero di difficile spiegazione da parte umana. Si cerca di spiegare con la maggior semplicità possibile e con l’analogia.

Creazione significa «l’atto di creare, di far nascere dal nulla» (Treccani online), mentre la parola “generazione” intende una derivazione, lascia una differente idea rispetto alla creazione, ossia quella dell’identità della natura.

Seppure i due termini possano sembrare sinonimi, è tutt’altro che questione di lana caprina.

Creare, vuol dire porre in essere una realtà che prima non esisteva. Generare, nel caso della Trinità, vuol dire far procedere logicamente ma non cronologicamente. Logicamente: dal Padre; non cronologicamente: dall’eternità. Se non ci fosse il Padre, non ci sarebbe il Figlio; ma il Figlio è eterno quanto il Padre.

Il Verbo non può essere creato perché è eterno come il Padre («prima che Abramo fosse, Io sono», Gv 8 58).

«Si tenga conto che esseri diversi hanno un diverso modo di generazione. La generazione di Dio è perciò diversa da quella degli altri esseri, per cui non possiamo farcene un’idea se non ricorrendo a un’analogia con la generazione di quell’essere che tra le creature assomiglia maggiormente a Dio» (San Tommaso d’Aquino, Commento al Simbolo degli Apostoli).

Il Verbo non è stato creato, ma generato, quindi è distinto da Dio come Persona, ma nello stesso tempo ha la stessa sostanza del Padre.

È la generazione spirituale che viene chiamata “processione” (prima; la seconda è quella dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio). È una generazione infinitamente perfetta.

Il Concilio di Nicea condannò Ario e la sua tesi su Cristo creato da Dio e inserì “genitum non factum” (“generato non creato”), proprio per evidenziare come il senso fosse invece quello opposto. Anche il Concilio di Costantinopoli e quello Laterano IV («E il Padre, generando il Figlio ab aeterno, gli ha dato la sua Sostanza») continuano ad insegnare in modo infallibile questa verità. Così come la ribadisce il Concilio di Trento («è così grande l’infinita fecondità di Dio che conoscendo se stesso genera il Figlio pari e uguale»).

Preghiamo Gesù, Dio e Figlio di Dio, affinché ci aiuti ad approfondire sempre più i misteri e la bellezza della nostra fede.

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