Cosa c’è dietro l’uso così diffuso di cannabis e di oppiacei sintetici? Il rifiuto del Dio della Croce!

Ieri è stato comunicato dall’Osservatorio Europeo sulle Droghe che l’Italia, in Europa, è il secondo Paese per uso di cannabis. Ed è in aumento anche l’uso di oppiacei sintetici: 25 i nuovi tipi segnalati negli ultimi anni. L’unico dato confortante è che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, sono in diminuzione le morti per overdose.

Intervistato dal GR1, lo psichiatra Alessandro Vento, responsabile dell’Osservatorio sulle Dipendenze, ha detto che nel nostro Paese ci sono circa 4 milioni di consumatori attivi (dai 13 ai 65 anni) e ha commentato che ciò non è altro che una “fuga dalla realtà”. Ovviamente stigmatizzando.

Parole queste che -diciamocelo francamente- dicono e non-dicono.

“Dicono”, perché così è. C’è poco da fare: chi fa uso di queste sostanze, almeno a livello inconscio, manifesta un’inadeguatezza ad affrontare la vita con i suoi immancabili disagi.

“Non dicono”, perché il punto sta proprio nel perché non si vogliono accettare i disagi. Questi -è ovvio- non piacciono a nessuno; dire che possono essere in sé gradevoli sarebbe una sorta di deviazione patologica (tipo masochismo). Piuttosto la questione verte non su come “positivizzare” i disagi, bensì su come renderli “significativi”; nel senso letterale di conferire loro un Significato (con la “S” maiuscola).

Il problema non sta nel fatto che si soffre e che la realtà -spesso- non è come la si desidera. Il problema è che non si sa più perché si soffre. E così la realtà diventa “pesante”, assurda e si pretende fuggirla.

L’uomo sa accettare tutto, anche le situazioni più difficili. Ciò che però gli pesa è dover accettare il disagio senza un motivo. “Il dolore infierisce proprio la dove s’accorge che non è sopportato con fermezza…”  Fa dire Shakespeare a Giovanni di Gaunt nel Riccardo II  (Atto I, Scena III). La “fermezza” scaturisce quando c’è una capacità di governo e di dominio sul dolore stesso; e questa capacità sta esclusivamente nel capirne il perché. Almeno nel capire che quel disagio, quella sofferenza, rientrano in un significato più grande: non sono assurde!

Ma senza il Dio vero, che è il Dio della Croce (e non altri!), il dolore e qualsiasi disagio restano invece incomprensibili e assurdi.

Il nostro tempo, “uccidendo” il Dio della Croce, pretendendo fondarsi senza il Dio della Croce, ha ucciso il Motivo, ha ucciso il Significato del soffrire. Da qui il fuggire una realtà che è stata impietosamente svuotata.

L’uomo di oggi, si sente potente su molto, ma ha perso potere sulla sua vita e quindi sul mistero di essa, perché non c’è comprensione del proprio mistero se non nella capacità di padroneggiare il dolore.

Giustamente George Bernanos dice ne La gioia: “Chi cerca la verità dell’uomo, deve farsi padrone del suo dolore.”

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 

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