Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi – don Secondo Pollo

Circola tra i giovani, addirittura negli stessi ambienti parrocchiali, il titolo di una canzone di un noto cantante: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Si tratta di uno slogan che potrebbe essere interpretato in maniera sbagliata, cioè a favore di persone che avrebbero il “coraggio” di peccare come desiderano. Bisogna invece rispondere con un altro slogan: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi “. Partendo da questo slogan, un nostro pellegrino, che preferisce firmarsi con “Un cattolico italiano”, ci proporrà periodicamente delle brevi testimonianze di vita di cristiani che hanno vissuto una dimensione non di “dissoluzione”, ma “eroica” di offerta delle proprie sofferenze per Cristo.

di Un cattolico italiano

don Secondo Pollo (1908-1941)

“Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia”. (Luca 7, 47-48)

Quanto è grande il coraggio di un servo fedele, che ascolta il suo Signore e segue il suo insegnamento? Don Secondo Pollo ne è uno esempio fra tanti, dono di Dio alla Chiesa nella Comunione dei Santi.

Uomo di acuto intelletto e ricca sapienza, Secondo cominciò il suo apostolato in qualità di insegnante, con la sua affabilità e buon metodo pedagogico.

Era anche guida del movimento giovanile dell’Azione Cattolica. In quegli anni emerse come novello sacerdote, tant’era infervorato ed esplosivo nelle iniziative; dinamico fra i suoi fedeli. La sua virtù nasceva dalla sana prudenza antimodernista, che oppone la giusta guida del Vangelo alle contemporanee tentazioni del mondane.

Fra preghiere sempre più intense, adorazioni mensili e scorribande per le strade che mai mancarono nella sua ilare vita di discepolo, donò davvero tutto per i giovani fino al punto di seguirli, quando nel 1940 l’Italia fu chiamata alle armi.

La sua presenza nella fredda e macabra trincea era luce e profumo di Cristo. Soldati di ogni rango lo accoglievano per il suo ottimismo, il costante sorriso, le prediche accessibili a tutti con le quali spronava i giovani a diventare santi anche con le “stellette”.

Durante la battaglia di Dragali in Montenegro, sul finire del 1941, si trovò trova al centro di una sparatoria. Senza paura, accorrendo fra un ferito e l’altro per portare conforto, venne colpito da una pallottola che recise l’arteria femorale. Morì dissanguato, come uno che ha donato tutto, fino all’ultima goccia.

L’Italia lo celebrò subito con la Medaglia d’Argento al Valore Militare. Più in là anche la Chiesa lo dichiarerà “beato”.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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