Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi – Elena Kafka

Circola tra i giovani, addirittura negli stessi ambienti parrocchiali, il titolo di una canzone di un noto cantante: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Si tratta di uno slogan che potrebbe essere interpretato in maniera sbagliata, cioè a favore di persone che avrebbero il “coraggio” di peccare come desiderano. Bisogna invece rispondere con un altro slogan: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi “. Partendo da questo slogan, un nostro pellegrino, che preferisce firmarsi con “Un cattolico italiano”, ci proporrà periodicamente delle brevi testimonianze di vita di cristiani che hanno vissuto una dimensione non di “dissoluzione”, ma “eroica” di offerta delle proprie sofferenze per Cristo.

di Un cattolico italiano

Elena Kafka (1894-1943)

Quando nel 1998 Giovanni Paolo II beatificò Elena Kafka, scrisse accanto al suo nome : “Martire del Crocifisso“.

Di umilissime origini, Elena era una giovane innamorata di Gesù dalle idee molto chiare: incontrarLo negli ammalati sofferenti.

La sua forza d’animo la portò prima a diventare infermiera e poi a consacrarsi a Dio fra le Suore della Carità cristiana, superando l’opposizione dei genitori.

L’amore fu sempre ardente nel suo cuore, e nel suo animo era già viva la vocazione al martirio: non a caso da consacrata scelse di assumere il nome di Maria Restituta, una giovane martire uccisa ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano.

Quando divampò il secondo terribile conflitto preannunziato dalla Vergine a Fatima, Suor Maria Restituta era ancora novizia. Viveva di preghiera intensa, fervorosa adorazione eucaristica e instancabile assistenza agli infermi. Sorella e madre dei sofferenti, non perdeva mai il sorriso e la calma della carità cristiana, al punto da diventare la favorita dai migliori medici e la tanto attesa consolazione di molti ammalati.

A chi le chiedeva come facesse ad essere così inarrestabile, Restituta rispondeva “Dipende da Lui“, alzando il dito verso il Crocifisso.

Fu per tutti “Suor Resoluta” per la sua capacità di risolvere problemi di ogni tipo, appellativo che lei accoglieva con gioia come premio del Signore per le sue opere.

Il fanatismo nazista intanto si inaspriva e, come si vuole fare oggi da parte di molti, fu ordinato di rimuovere ogni Crocifisso dai luoghi pubblici, secondo le direttive di Hitler. Quando il Crocifisso venne tolto dall’ospedale di Restituta, ella si ribellò e appese di persona il Crocifisso nelle diverse camere, senza mostrare timore alcuno. Pur sapendo a cosa sarebbe andata incontro, non aveva la minima intenzione di piegarsi di fronte agli adoratori della svastica, la falsa croce di quei tempi.

Arrestata dalle SS, visse un doloroso Calvario in carcere per più di un anno, ma nemmeno le atroci sofferenze la frenarono dall’assistere chi in quel luogo era sofferente.

Per Gesù sono vissuta, per Gesù voglio morire“.

Condannata a morte per decapitazione, prima di porgere la testa al boia, avvicinò il cappellano e gli rivolse le sue ultime parole in terra: “Padre, mi faccia sulla fronte il segno della Croce“.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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