Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi – Elia del Soccorso

Circola tra i giovani, addirittura negli stessi ambienti parrocchiali, il titolo di una canzone di un noto cantante: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Si tratta di uno slogan che potrebbe essere interpretato in maniera sbagliata, cioè a favore di persone che avrebbero il “coraggio” di peccare come desiderano. Bisogna invece rispondere con un altro slogan: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi “. Partendo da questo slogan, un nostro pellegrino, che preferisce firmarsi con “Un cattolico italiano”, ci proporrà periodicamente delle brevi testimonianze di vita di cristiani che hanno vissuto una dimensione non di “dissoluzione”, ma “eroica” di offerta delle proprie sofferenze per Cristo.

di Un cattolico italiano

Elia del Soccorso (1882-1928)

La Chiesa non ha mai conosciuto un periodo di vera assenza di persecuzione, e lo stesso messaggio evangelico lo preannuncia.

Ma alle persecuzioni crudeli Dio ha affiancato l’eroismo dei Suoi figli, fino al punto da trovare la gloria del Cieli nell’effusione di sangue, martirio che aggiunge gloria alla Passione di Gesù.

Elia del Soccorso, al secolo Mateo Elias Nieves de Castillo, fu un sacerdote che visse in uno dei momenti storici più drammatici per il Messico, fatto di duri contrasti interni fomentati dalla brama di potere dei potenti dei Paesi esteri.

In questo triste declino della civiltà che impediva al popolo messicano di trovare la propria unità all’indomani della liberazione dalla dominazione spagnola, un amaro anticlericalismo infiammò in tutto il Paese, seminando terrore e odio. Ma mentre il Drago infernale infuriava con la sua violenza, il Vessillo della Croce avanzava senza retrocedere per mezzo dei veri figli della Luce, che sfidavano la persecuzione e la tortura nella quotidiana offerta gradita a Dio: la santa Messa.

Padre Elia era uno di questi. Fuggito prudentemente per non essere catturato, visse a lungo in una caverna, come un eremita, dalla quale però ogni giorno si allontanava per andare a servire il suo gregge. Gli uomini del tempo lo riconoscevano infatti per la sua incessante carità e la profonda adesione alla Messa.

La sua missione fra i cristiani perseguitati conobbe presto il vero volto del male, al quale egli seppe non sottrarsi e vincerlo con il bene.

Quando fu scoperto e catturato, non si oppose agli aggressori, anzi si presentò subito col suo magnifico pregio: quello di essere un ministro di Dio.

La brutalità delle guardie non riuscì a vincere la sua sete di carità: morì benedicendo i suoi uccisori, e fra gli spari delle armi da fuoco il suo grido “Viva Cristo Re!” è l’unico suono che oggi echeggia in quel luogo, bagnato dal suo sangue.

È stato solennemente beatificato nel 1997 e nel posto della sua fucilazione oggi sorge un santuario a lui dedicato.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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