Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi – Gianna Berretta Molla

Circola tra i giovani, addirittura negli stessi ambienti parrocchiali, il titolo di una canzone di un noto cantante: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Si tratta di uno slogan che potrebbe essere interpretato in maniera sbagliata, cioè a favore di persone che avrebbero il “coraggio” di peccare come desiderano. Bisogna invece rispondere con un altro slogan: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi “. Partendo da questo slogan, un nostro pellegrino, che preferisce firmarsi con “Un cattolico italiano”, ci proporrà periodicamente delle brevi testimonianze di vita di cristiani che hanno vissuto una dimensione non di “dissoluzione”, ma “eroica” di offerta delle proprie sofferenze per Cristo.

di Un cattolico italiano

Gianna Berretta Molla (1922-1962)

La vita di Gianna è una storia d’amore, segnata dal mistero del dolore, ma profondamente intrisa dell’amore divino.

Figlia di una numerosa famiglia di umile condizioni, Gianna visse fra gioie e dolori, a causa di numerosi lutti familiari che toccarono presto la sua vita.

Tuttavia, la sua fervente spiritualità, segno di una devota educazione impartita dai genitori, non mutò mai il suo volto, sempre segnato dal sorriso. Una sua compagna di liceo scrisse di lei: “Gianna donava il suo sorriso aperto, pieno di dolcezza e di calma, riflesso della gioia serena e profonda dell’anima in pace”. Ed era vero, perché c’era Gesù al centro del suo cuore e della sua quotidianità.

Sin dalla Prima Comunione, avvenuta a soli 5 anni, Gianna si nutrì del Pane Eucaristico ogni giorno. “Voglio temere il peccato mortale come se fosse un serpente”, si legge in uno dei suoi primi diari spirituali.

I cari genitori offrirono tutto per i loro figli, sino alle rinunce quotidiane pur di permettere gli studi a ciascuno di loro. E 100 volte Iddio ripagò questo loro sacrificio: fra i loro figli, due furono sacerdoti (per uno dei quali è in corso il Processo di Beatificazione) e una si consacrò religiosa e missionaria. La stessa Gianna, attiva nell’Azione Cattolica e desiderosa di essere missionaria, portò a termine i suoi studi in Medicina. Si specializzò in Pediatria: bambini e donne indigenti furono il centro delle sue cure.

Di salute cagionevole, la sua strada fu la santità del matrimonio, per formare una famiglia “veramente cristiana”, come si legge da una delle tante lettere al suo amato marito Pietro.

La loro unione fu coronata con il dono di quattro figli e fu consacrata ancora una volta dal mistero del dolore, che stavolta colpì direttamente Gianna.

Alcune complicanze misero a rischio la sua quarta gravidanza, ma la decisione di Gianna era senza dubbio di eroica santità. Ricorda il marito Pietro: “Con tono fermo e a tempo stesso sereno, con uno sguardo profondo che non dimenticherò mai, mi disse esplicitamente: se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete il bimbo, lo esigo”.

Fu per lei un lungo e travagliato calvario, nei giorni della Pasqua del 1962. Mentre soffriva atrocemente contemplando i dolori di Nostro Signore, ebbe la grazia di poter aver vicina anche la sua sorella missionaria. “Sapessi quale conforto ho ricevuto baciando il tuo Crocifisso!”, le disse Gianna. “Oh, se non ci fosse Gesù che ci consola in certi momenti…!”

Gianna si spense il Sabato dopo la Risurrezione a soli 39 anni, chiudendo dolorosamente gli occhi alla vista dei suoi quattro figli, ma aprendoli con indicibile gioia al Regno del Padre, dove era ansiosa di riabbracciare anche i suoi amati genitori.

E’ stata proclamata Santa da Giovanni Paolo II nel 2004.

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