Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi – Imelda Lambertini

Circola tra i giovani, addirittura negli stessi ambienti parrocchiali, il titolo di una canzone di un noto cantante: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Si tratta di uno slogan che potrebbe essere interpretato in maniera sbagliata, cioè a favore di persone che avrebbero il “coraggio” di peccare come desiderano. Bisogna invece rispondere con un altro slogan: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere santi “. Partendo da questo slogan, un nostro pellegrino, che preferisce firmarsi con “Un cattolico italiano”, ci proporrà periodicamente delle brevi testimonianze di vita di cristiani che hanno vissuto una dimensione non di “dissoluzione”, ma “eroica” di offerta delle proprie sofferenze per Cristo.

di Un cattolico italiano

Imelda Lambertini (1322-1333)

Come si può ricevere Gesù Eucaristico e non morirne per la grande gioia?“.

Da un purissimo cuore di fanciulla proviene una così struggente rivelazione d’amore divino.

Imelda visse in un’epoca molto lontana da quella odierna; basti pensare che, nel XIV secolo, la Chiesa attendeva una maggiore età per far accostare i bambini alla Prima Comunione. Quale privilegio e grazia viviamo oggi, nel poterlo fare già in tenera età?

Imelda soffriva ogni giorno l’agognato desiderio di poter ricevere dentro di sé il Cristo immolato.

La sua nobile famiglia fu certamente un vivo cenacolo spirituale per lei, perché fu una bambina molto devota sin dai primissimi anni di vita.

Trascorreva le giornate pregando, preferendo i salmi e i racconti evangelici e di anime sante alle favole. Molte volte i suoi familiari la sorprendevano assorta in intime orazioni, rapiti dalla eloquenza dei suoi occhi lacrimosi e fissi in cielo.

Come usanza dell’epoca, i genitori accolsero il suo vivo desiderio della clausura, quindi Imelda poté unirsi alle domenicane di Val di Pietra.

Qui la “piccola monaca” visse un periodo molto intenso di preghiera, segnato dalla profonda adorazione a Gesù Eucaristia.

Imelda viveva un unico dolore: non riusciva in nessun modo ad ottenere il permesso di poter ricevere l’Ostia dentro di sé. I suoi giorni erano preghiera e attesa, silenziosa e dolorosa come un lento martirio. Finché un giorno avvenne il miracolo. Era il 12 Maggio quando, poco dopo il termine della Messa, un’Ostia profusa di luce si alzò in volo e, sospesa in aria, stette davanti la piccola Imelda, che si prostrò con enorme gioia e trepidazione. I presenti erano tutti rapiti dal prodigio. Le monache corsero indietro a prostrarsi di fronte al Signore; il sacerdote si mise velocemente la tonaca perché aveva compreso quale fosse la volontà di Dio: che Imelda Lo ricevesse. Raccolse quindi la Particola che si librava in aria e la pose sulla lingua di Imelda, in una così profonda adorazione da divenire estasi. La piccola rimase raccolta e a lungo le monache continuarono a guardarla stupite, aspettando il momento in cui aprisse i suoi occhi gioiosi. Imelda però rimase immobile nella sua adorazione. Passarono alcune ore prima che le monache si accorgessero del pallore della piccola Imelda: aveva davvero esalato l’anima per la gioia di aver accolto il Salvatore!

Imelda fu da subito profondamente venerata dalle persone del posto.

Fu Leone XII a proclamarla beata.

Il suo corpo giace nella chiesa di San Sigismondo in Bologna, e si conserva incorrotto.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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