Da gesuita a gesuita: San Francesco Saverio scrive a papa Francesco

Autore: C3S

Relativamente a ciò che ha detto il Papa sull’aereo rientrando dal viaggio in Asia e relativamente a certi suoi gesti e parole pronunciate nei vari discorsi, immaginiamo un’ideale lettera di un altro gesuita, il grande san Francesco Saverio, colui che dedicò eroicamente l’intera sua vita alle missioni, mosso unicamente dal desiderio di convertire e guadagnare anime a Cristo.

Caro papa Francesco, lei ritiene che la questione della conversione debba passare in secondo piano; che soprattutto occorra realizzare una clima di pace e di convivenza tra i popoli e le varie religioni. Cosa certamente importante e auspicabile.

Ma è davvero questo il desiderio di Gesù? Ed era questa la prima preoccupazione del nostro santo fondatore Ignazio? Santo Padre, cosa c’è di più grave del peccato? E cosa c’è di più pericoloso che non conoscere Colui che è il senso di tutto, cioè Colui che ha avuto la pretesa di essere l’unica Verità, l’unica Via e l’unica Vita? Colui che ha dato ragione al mio esistere e Colui che dà ragione anche alla Sua Missione di Vicario in terra? Io mi mossi unicamente per far conoscere a amare Gesù. Per questo decisi di lasciare le comodità delle mie origini e del mio casato. Per questo fui contentissimo quando venni scelto dal nostro fondatore perché un altro confratello non poté partire per l’Oriente e venne accolta la mia richiesta di essere io a sostituirlo.

Partii senza nulla, convinto di possedere l’unica e indispensabile ricchezza: la Verità di Cristo. E convinto che i nostri fratelli lontani, in preda a credenze demoniache e perverse, di questo avessero unicamente bisogno.

Il Signore Gesù mi è stato accanto. Lo sentivo. Lo vedevo nei volti gioiosi di chi incontravo e di chi chiedeva di essere battezzato e di ricevere il Santissimo Corpo del Signore. Di chi non aveva paura di affrontare il martirio pur di non rinunciare alla bellezza che aveva incontrato attraverso la mia indegna persona.

E ora Ella dice che in realtà non è questo ciò che è importante. Che altre sarebbero le priorità. Le posso dire che così non è. Che nel Paradiso ciò che conta è aver amato Gesù, non come idea, né come astrazione, ma nella sua persona. Dio è santamente geloso. Non vuole che ce ne dimentichiamo. Vuole che i suoi diritti vengano prima di tutto. Che la sua gloria venga prima di ogni cosa. Questo è stato il senso delle mie fatiche. E questo deve essere il senso della Sua missione, caro Santo Padre.

Se Ella, Santo Padre, in quelle terre è stato accolto così solennemente è per Chi e per ciò che rappresenta. Dire che la missione di Colui e ciò che si rappresenta è secondaria, vuol dire negare il suo stesso essere e il suo stesso impegno.

Santo Padre, se è stato accolto così solennemente è perché chi ha amato e ama Cristo, chi lo ha ritenuto in vita e lo ritiene tuttora unico Salvatore ha testimoniato e testimonia questo …usque ad sanguinem. Non certo per equilibri politici, diplomatici o quant’altro.

Per concludere, caro Santo Padre, le affido queste mie parole che scrissi al nostra santo fondatore Ignazio:

Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient’altro se non che sono cristiani. Non c’è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l’Ave ed i Comandamenti della legge divina. Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l’hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli. Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l’Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani. Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In verità moltissimi di costoro, turbati da questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9, 6 volg.). Mandami dove vuoi, magari anche in India.’ 

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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